“Il confronto non garantisce cambiamento. Ma non ci sarà mai cambiamento senza confronto.”  Lo scrittore, cinematografo, filosofo ed attivista statunitense James Baldwin pronuncia queste parole in un’intervista televisiva degli anni ’60, in un contesto mondiale diverso dall’attuale, ma non meno complicato, e dominato allora, come oggi, dal divario razziale ed economico tra bianchi e neri negli USA. Baldwin, i cui saggi dominano la linea di pensiero attivista, ma non violenta, nasce e cresce, povero, ad Harlem, studia, viaggia negli USA, e viaggia e vive in Europa, con una predilezione per la Francia, dove muore nel 1987. In quella data termina il suo viaggio terreno, ma i temi rimangono gli stessi anche dopo la sua morte. Sono gli stessi ora. Ed in realtà sono esacerbati.

Il mondo è in pena. E l’America è in pena ancora più profonda. Non solo è colpita dal coronavirus, al punto da esserne economicamente ferita come non mai dal 1929 in poi, ma a questo si sovrappongono tensioni legate al tema dell’immigrazione, e tensioni razziali tra bianchi e neri come mai io ho visto nei miei 37 anni in USA. La disoccupazione ed incipiente povertà causata dal lockdown si intersecano con le tensioni e gli odi di sempre, e vengono maggiorate da una presidenza Trump che manca di leadership e, anzi, tende ad aizzare gli uni contro gli altri. Una tempesta perfetta, quindi? Potrebbe esserla. Potrebbe essere una tempesta perfetta non solo per gli USA ma per il mondo intero.

Oppure, dico io, potrebbe essere un’occasione perfetta. L’America, storicamente, dà il suo meglio nei momenti di crisi, interni od esterni. Un po’ come tanti di noi, l’America lavora meglio sotto stress. Il cambiamento, lo sappiamo, ci vuole. Il coronavirus, brutale che sia, dovrebbe farci capire che siamo uguali, che abbiamo un’umanità – ed un pericolo – condivisi. Il confronto civile, auspicato da Baldwin tanti anni fa, è il ponte che potrebbe portarci al cambiamento, se scegliamo di percorrerlo. Un ponte, come quello di Selma, Alabama, che andrebbe percorso insieme, a braccetto, verso un futuro migliore, una sanità migliore, una cooperazione migliore, ed una economia migliore. Io il passo lo faccio. Lo facciamo insieme? Confrontiamoci, e cambiamo.

Antonio Valla

Nella foto (Michael Scott Milner/Shutterstock), 1° marzo 2020, marcia sul ponte di Selma, Alabama, per il 55° anniversario del Bloody Sunday

 

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Antonio Valla

Nato a Milano e formatosi tra l’Italia e la California, ha fondato nel 2009 la Valla & Associates, Inc., P.C., dopo aver creato la Gilliss Valla e Dalsin, LLP nel 1994. Specializzato in casi di contenzioso...