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Verso il referendum tra Camaleonti e Sottomessi

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Angelo Panebianco ci ha offerto in questi giorni (Corriere della Sera del 18 agosto) una interessante lettura sulla costruzione del consenso nel nostro Paese.

La definisce una riflessione “sui meccanismi da cui dipendono i cicli del conformismo di massa”.

Mi ha costretto a fermarmi un attimo e a provare a mettere insieme alcune riflessioni sullo stato di coinvolgimento e conoscenza di noi italiani sul tema del taglio dei parlamentari, oggetto del quesito referendario fissato a metà settembre.

Una premessa doverosa: io voterò NO pur essendo partito da un, forse superficiale, assenso alla proposta referendaria.

Mi sono poi reso conto, come brillantemente sintetizzato proprio in questi giorni dal direttore della Repubblica, Maurizio Molinari, che questo referendum da solo non porterà da nessuna parte.

Anzi renderà ancora più complesso e improduttivo il lavoro delle nostre Camere.

La metà dei parlamentari dovrà svolgere la stessa mole di lavoro oggi a carico degli eletti, tra l’altro, con un risparmio di costi assolutamente marginale.

La riduzione dei parlamentari potrebbe avere un suo senso se inclusa in un progetto di riforma del nostro bicameralismo perfetto e in una profonda rivisitazione dei Regolamenti parlamentari, un oggetto, quest’ultimo, di cui pochi parlano per distrazione, o ignoranza, e che costituisce invece il vero nocciolo della questione legata all’efficienza e produttività del Parlamento.

Noi abbiamo bisogno di una riforma qualitativa non solo e non tanto quantitativa.

Il nostro sistema necessità di una riforma quadro che tocchi aspetti legati alla revisione di alcuni titoli della parte seconda della nostra Costituzione ma anche alla modernizzazione ed efficienza dei Regolamenti parlamentari, che tra l’altro non necessiterebbero, di per sé, di alcuna revisione costituzionale.

Sappiamo quanto la materia sia spinosa politicamente oltre che giuridicamente complessa e quanto sia “costata” in termini di consenso all’ultimo leader che abbia provato a metterci le mani sopra.

Stiamo scoprendo che, al di là della sua ingestibile e inaccettabile antipatia comportamentale, quella riforma Renzi aveva un unico difetto: metteva insieme troppi argomenti, confondendo gli elettori e offrendo ai contrari argomenti forti di contestazione.

Ma era giusta nel perimetro dei titoli della Costituzione da rivedere, risistematizzare, attualizzare.

Chiarito tale aspetto, torniamo a Panebianco e alla sua interessante analisi antropologica del nostro elettorato.

Di come siamo fatti noi elettori italiani.

Secondo il Professore bolognese, l’innesco di un processo di aggregazione del consenso parte, nella grande parte dei casi, da una minoranza piccola ma attiva e rumorosa: rigorosa nel cercare di imporre la propria tesi anche con confronti forti e polemici.

In certi casi vince la sua battaglia e si porta dietro gruppi più numerosi che aumentano il consenso e battezzano un nuovo conformismo.

Per Panebianco è cruciale capire da chi sia composta questa nuova maggioranza silenziosa nata sugli stimoli urlati da una minoranza, spesso estremista.

Due sono le tipologie umane che caratterizzano tale fenomeno, secondo il politologo: i Camaleonti e i Sottomessi.

I primi sono quelli che “sposano le idee del giorno, quali che esse siano”. Sempre in sintonia con quello che credono essere lo spirito del Paese. Se l’aria che tira dice che bisogna, ad esempio, condannare l’omosessualità, non c’è problema, lo faranno con “grandissimo zelo”.

Insomma il Camaleonte ricorda il protagonista di una canzone di Giorgio Gaber, “Il Conformista”: andatevi a rileggere il testo, va a pennello con la categoria descritta da Panebianco.

Se lo spirito del Paese mutasse e si dirigesse verso altre certezze, nessun problema, si cambierebbe opinione: i Camaleonti sposerebbero le nuove idee con la stessa passione e convinzione con cui hanno sostenuto la tesi contraria.

La seconda tipologia, i Sottomessi, sempre nella analisi di Panebianco, ad esempio sul tema citato della omosessualità da rispettare o condannare, dapprima non si pronuncerebbero per evitare disapprovazioni o peggio emarginazioni dalle loro comunità, poi, registrato chi abbia avuto più consensi tra le due tesi, si muoverebbero verso il vincitore, facendo propria tale tesi a prescindere dalle proprie idee in materia.

Camaleonti e Sottomessi diventano comunque la truppa di movimento della “minoranza trainante”, partecipando al dibattito coesi sulla tesi da promuovere.

Ecco il nuovo conformismo!

Salvo il caso che vedremo tra poco, la battaglia da giocare può contare su generali ideologizzati, con una idea forte sul tema in discussione, la ex” minoranza trainante”, e su un esercito nelle piazze pronto a gridare il proprio consenso: i nuovi conformisti.

Obbiettivo raggiunto?

Si, salvo che qualcuno, improvvisamente e per le ragioni più svariate, anche basate su fake news, non gridi “il re è nudo” perché allora i Sottomessi, armati di un coraggio imprevisto, dichiarano che in quelle idee espresse da quel “re ormai nudo” non ci avevano mai creduto.

Erano stati costretti.

Il fronte si rompe.

La rivolta in atto crea dei dubbi anche a qualche Camaleonte che sente che l’aria sta cambiando e annusa e programma un cambio di fronte.

Ecco che più Camaleonti abbandonano il “re ormai nudo” e disertano, ingrandendo la massa dell’ “altra idea”.

Provate a rileggere alcune pagine della nostra recente storia politica e vedrete che l’analisi di Panebianco non è poi così fantasiosa.

A mio parere manca però un punto: c’è una terza tipologia di umani che bisogna tenere in considerazione.

I “menefreghisti”, quelli che hanno a cuore esclusivamente le proprie cose, i propri affetti, i propri affari.

Panebianco li cita, sottolineando che spesso sono persone che nella loro sfera privata sono razionali, decidono dopo un ragionamento, dopo essersi informati sul punto.

Della sfera pubblica invece non si occupano, sembra “una cosa non loro”.

Non si informano, lasciano fare agli altri.

Possono diventare anche Camaleonti o Sottomessi ma senza passione senza partecipazione.

“Se lo pensano in tanti, sarà giusto: lo faccio anche io”.

Tutto irrazionale: pancia e stomaco, poco cervello.

Non vedono l’ora di tornare a occuparsi delle “loro cose”!

Se provo a “mettere insieme” la tematica del prossimo Referendum con l’analisi di Panebianco, mi prende l’angoscia, per carità solo politica ma sempre preoccupante.

Ma aggiungo anche una ulteriore considerazione.

Ho riletto questa estate, per una conferenza che terrò nei prossimi mesi, gli avvenimenti del biennio 1923-24 in Italia: i primi due anni di Mussolini a Palazzo Chigi.

È impressionante come, prima della svolta dittatoriale del 3 gennaio 1925 (il discorso di “M” alla Camera con la piena assunzione della responsabilità politica, etica e storica dell’assassinio di Matteotti e di tutti gli altri gravissimi atti di violenza perpetrati nel Paese anche durante la tanto promessa “Normalizzazione”), è impressionante, dicevo, come gli italiani, o meglio la maggior parte di essi, si sia adeguata al regime iniziando, a discapito della perdita delle libertà fondamentali, a consolidare il mito del Duce e delle sue virtù per il Paese.

Una straordinaria prova di conformismo avvolgente e totalizzante.

Con una opposizione, composta da uomini di grande esperienza, competenza e attaccamento all’Italia, che si è avviluppata in becere rivalità personali, in gravi sottovalutazioni della forza violenta del fascismo, in inutili iniziative di confronto politico assolutamente alte come obbiettivi (l’Aventino) ma prive di qualsiasi forza politica o negoziale.

I Camaleonti e i Sottomessi virarono presto verso lo spirito nuovo del Paese, consegnando la nostra storia nelle mani di un forse talentuoso ma sicuramente opportunistico personaggio, spregiudicato e violento, disposto a tutto per il potere e per farlo durare.

Cosa c’entra tutto ciò con la nostra prossima scadenza referendaria?

Apparentemente nulla.

Ma il mio vuole essere un “grido di allarme” sul come ciascuno di noi tratterà il quesito referendario: si eviti, questo è il mio auspicio, di infischiarsene, non votando (questa volta per le caratteristiche del Referendum non ci sarà il quorum di validità) o dando il proprio consenso con la pancia irrazionale.

Rispetto massimo per qualsiasi opinione, anche opposta alla mia, ma non adagiamoci da Camaleonti o Sottomessi all’onda dell’ultimo minuto.

Informiamoci e poi decidiamo.

Solo così potremmo allontanare spettri del nostro recente passato nazionale.

Riccardo Rossotto

Tempo di lettura stimato: 6 minuti

Riccardo Rossotto
"Per chi non mi conoscesse, sono un "animale italiano", avvocato, ex giornalista, appassionato di storia e soprattutto curioso del mondo". Riccardo Rossotto è il presidente dell'Editrice L'Incontro srl

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