L’intrigante contributo di Domenico Ioppolo “Social e minori, il cattivo lo faccia lo Stato: i genitori non possono dire no da soli” (pubblicato lo scorso 15 settembre su L’Incontro), rilancia il dibattito sulla regolamentazione dell’uso del telefonino per i bambini e i ragazzi. Schizofrenico è l’aggettivo più adatto per questo dibattito. Parlo dal punto di vista sociologico, non del diritto o dell’etica, ambiti in cui non ho titolo per intervenire.
La società spinge i cittadini verso un uso crescente del digitale. Ormai senza un QR code (e/o strumenti simili), molte attività sono precluse o quasi. Anche per svolgere le cose più semplici, come ordinare al ristorante, è spesso richiesto (se non proprio imposto) un dispositivo in grado di leggere il codice. Ormai la generazione Z è digital-dipendente. Paga con il telefono e se viene fermata dalla polizia locale mostra la patente tramite una app. A questo proposito, entro pochi anni nella UE tutti i documenti saranno digitali. Quelli fisici al massimo saranno custoditi a casa come controprova in caso di controlli straordinari.
Passando ai social (oggetto dell’articolo di Ioppolo), persino il 95enne Philip Kotler, padre (o forse nonno) indiscusso del marketing sostiene che la leva più rilevante per gli acquisti dei cittadini è l’advocacy. Cioè il confronto tra le opinioni sui social. Se non si discute su internet, a volte non si compra niente. Insomma da un lato la società spinge a usare il digitale in tutto, dall’altro si interroga su come salvaguardare i giovani da una vita virtuale.
A mio avviso, un’autentica schizofrenia. Che trova la massima espressione nella cosiddetta “circolare Valditara” che due anni fa ha regolamentato in modo repressivo l’utilizzo dei “dispositivi telefonici” a scuola. Il ministro dell’Istruzione è partito da ragionamenti da retroguardia, presto del tutto anacronistici. Cioè che i telefonini siano essenzialmente un mezzo di comunicazione, mentre stanno diventando l’infrastruttura stessa della vita quotidiana. Come puoi togliere il cellulare all’ingresso in aula a un ragazzo che ormai paga tutto solo con il cellulare stesso? Non può più durante l’intervallo acquistare una bottiglietta d’acqua? Ed è solo uno dei tanti possibili paradossi.
Nestar Moreno Tosini
