È sempre un evento culturale quando nasce una nuova corrente artistica. In particolare in Italia in questo periodo storico, in cui ormai consegnata alla Storia la nascita dei grandi movimenti del Dopoguerra, dallo Spazialismo alla Pop Art di Piazza del Popolo, dall’Arte povera alla Trasavanguardia, gli artisti sembrano muoversi in ordine sparso, preferendo coltivare in solitudine la propria poetica. Per questo diamo spazio, nell’editoriale, al Manifesto della nuova corrente, pubblicato in anteprima assoluta da L’Incontro.
Ma facciamo un passo indietro. Venerdì 11 settembre, in occasione dell’inaugurazione della sua personale “Ritratto plastico”, Karina Castorani Gosteva, artista di vertice della Millenials Generation, ha presentato la sua nuova corrente artistica. L’evento si è tenuto presso Spazio Thetis di Venezia, uno dei più prestigiosi spazi espositivi italiani privati, collocato all’Arsenale, a contatto con la Biennale.
Vanta una collezione di 200 installazioni, dipinti, fotografie, raccolte grazie a collaborazioni con istituzioni quali la stessa Biennale, la Fondazione Museo civici, diverse Accademie di Belle Arti.  Karina, nella conferenza di presentazione della mostra (ricca di 18 ritratti), ha illustrato in anteprima i punti cardine del Manifesto che costituisce la base teorica del nuovo movimento artistico, chiamato anch’esso “Ritratto plastico”.

Il Manifesto del Ritratto plastico

-Il linguaggio plastico si concentra sulle linee, le forme, i colori e la loro disposizione in un testo visivo, indipendentemente se questi elementi si traducono in immagini figurative.
-Tutte le emozioni e le percezioni che un testo visivo può comunicare con il linguaggio figurativo, le può comunicare anche con il linguaggio plastico.
-Il Ritratto plastico parte da un testo figurativo, spesso da una fotografia, coglie lo spirito del soggetto raffigurato, e lo trasforma in immagini prive dei condizionamenti della rappresentazione della realtà.
-Le linee, le forme, i colori e la loro composizione, esprimono l’anima del soggetto raffigurato. Questo grazie da un lato all’applicazione delle Leggi della Gestalt, della fisica quantistica e di altre scuole, dall’altro alla sensibilità e alla creatività dell’artista che trasforma un ritratto figurativo in un ritratto plastico puro.
-Guardando un ritratto plastico, non si riconoscono le fattezze di un soggetto, ma si coglie il suo spirito e le sue caratteristiche psicologiche.
-Le regole del ritratto plastico si possono applicare anche alla rappresentazione di luoghi, di organizzazioni e così via.
-Il ritratto plastico è libertà. Libertà dalla superficialità di una rappresentazione vincolata a una immagine reale. Coglie l’anima, l’essenza, senza alcun condizionamento.

Milo Goj

Milo Goj

Milo Goj, attuale direttore responsabile de L’Incontro, ha diretto nella sua carriera altri giornali prestigiosi, come Espansione, Harvard Business Review (versione italiana), Sport Economy, Il Valore,...

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