Ci sono voluti 20 anni ma alla fine… forse… siamo arrivati al traguardo. A rendere cioè contendibili, attraverso delle gare pubbliche, le tristemente famose concessioni balneari. Perché tristemente? Perché tutti noi utenti di spiagge italiane, nelle nostre vacanze estive, ci siamo visti troppe volte vessati e irrisi dalla categoria di bagnini, monopolisti di quegli stabilimenti balneari quasi per “diritto divino” nelle loro mani da decenni, con canoni ridicoli e tariffe per noi sempre più onerose.
Questa testata così come ha voluto il suo Fondatore, ha sempre combattuto di fianco a coloro che anelavano alla tutela dei loro diritti oggetto di soprusi o addirittura negati. Ma si è sempre battuta anche contro i monopoli ingiustificati e tali da causare ai consumatori disagi ed extra costi. Il nostro Direttore, seguendo l’esempio di Bruno Segre, ha concesso numerosi spazi a una battaglia mediatica mirata semplicemente a ottemperare a un principio espresso da una Direttiva Comunitaria. Già, perché fu nel 2006 la Direttiva Servizi, nota anche come Bolkestein che introdusse la richiesta di una selezione imparziale e trasparente nel caso in cui le autorizzazioni fossero limitate dalla scarsità delle risorse naturali, escludendo in tali casi i rinnovi automatici.
Dopo una battaglia di lobby che sarà studiata in molte università del mondo, per capacità professionale di assistenza e tutela della categoria dei balneari, il nostro Parlamento è finalmente arrivato all’esame di una bozza per “migliorare la concorrenza nel settore degli stabilimenti balneari”. Ed é proprio la continua emanazione di proroghe generalizzate di tali concessioni al centro della procedura di infrazione aperta dalla Commissione Europea il 3 dicembre 2020 nei confronti del nostro Paese.
Nel novembre 2023 Bruxelles ha inviato all’Italia un parere motivato ritenendo che il problema non fosse stato ancora risolto. In Italia le concessioni marittime a uso turistico sono circa 12.000 per gli stabilimenti balneari e 1.838 per i circoli sportivi, i campeggi nelle strutture turistiche. Secondo i dai del Ministero il 33% delle coste italiane è oggetto di concessioni.
Il nostro Parlamento sta per discutere una bozza del bando nazionale presentata dal Ministero delle Infrastrutture. Non quindi un provvedimento di regole definitive, ma un modello di riferimento a cui dovranno ispirarsi gli enti pubblici locali che dovranno mettere a gara le spiagge. I bandi dovranno essere pubblicati almeno 6 mesi prima della scadenza dei titoli e, in ogni caso, entro il 30 giugno 2027. Le concessioni attuali manterranno efficacia fino all’effettivo subentro dei nuovi gestori aggiudicatari della gara pubblica, questo per evitare interruzioni dei servizi durante le gare.
La durata delle concessioni potrà essere definita in 2 modi. Nella prima ipotesi la durata sarà stabilita nel bando, prima che gli operatori presentino le offerte. Per fissarla il Comune dovrà considerare gli investimenti che si aspetta dai futuri gestori, le attività consentite in quell’area e gli eventuali vincoli previsti dagli strumenti urbanistici vigenti in quella zona.
Nella seconda ipotesi il bando non indicherà subito una data precisa ma stabilirà i criteri per determinarla al momento dell’aggiudicazione. La durata dipenderà così dagli investimenti proposti dal vincitore e dal tempo necessario per ammortizzarli, tenendo anche conto dell’esigenza di mantenere in equilibrio i conti della concessione. Il criterio che disciplinerà l’aggiudicazione sarà quello “dell’offerta economicamente più vantaggiosa”. I singoli bandi, si legge nella bozza sottoposta al Parlamento, potranno introdurre criteri premiali, ad esempio favorendo piccole e medie imprese o quei soggetti che si assumono impegni più forti e vincolanti per la stabilità dei lavoratori. Il testo prevede anche limiti alla partecipazione a più lotti, con l’obiettivo di evitare eccessive concentrazioni delle concessioni in capo agli stessi soggetti.
Come già abbiamo avuto modo di scrivere in passato, uno dei punti più delicati di questa tematica riguarda l’indennizzo da riconoscersi al soggetto giuridico che dovrà lasciare la spiaggia. Secondo questa bozza, il nuovo concessionario pagherà a quello uscente un indennizzo che dia una equa remunerazione per gli investimenti compiuti negli ultimi 5 anni. È previsto che il bando dovrà disciplinare anche l’avvicendamento tra i gestori e favorire il riutilizzo delle attrezzature e delle opere amovibili esistenti.
Nel testo ci sono poi elencati dei requisiti orientativi e non vincolanti per rendere accessibili gli stabilimenti anche ai soggetti disabili. Si parla per esempio di almeno un servizio igienico adattato, una doccia utilizzabile con la carrozzina da mare e passerelle larghe almeno 1,20 metri che consentano di raggiungere la battigia.
Vi è poi una parte del documento che si occupa delle spiagge libere attrezzate dove le strutture dovranno essere di dimensioni ridotte e facilmente rimovibili. Insomma, siamo arrivati finalmente ad una piattaforma normativa equa e che renda contendibili le concessioni delle spiagge attraverso un meccanismo non penalizzante per i vecchi balneari, ma nello stesso tempo tale da rendere obbligatorie le gare entro la metà del prossimo anno.
Riccardo Rossotto
