A due anni dalla traversata dall’isola di Vulcano a Capo Calavà, Giuseppe Busacca si prepara ad affrontare una nuova impresa: attraversare a nuoto lo Stretto di Gibilterra, dall’Europa all’Africa. Ingegnere e General Manager della Business Unit Professional Solutions del Gruppo TeamSystem, Busacca affianca all’attività manageriale una grande passione per il nuoto in acque libere e per le prove di resistenza. Ad accompagnarlo sarà l’amico Andrea Castoldi, sportivo polivalente con un passato nell’atletica leggera e una lunga esperienza nelle competizioni di endurance.

La nuova sfida prevede circa quindici chilometri in oceano, tra acqua fredda, onde e correnti variabili, e avrà un esito tutt’altro che scontato. Il suo valore, tuttavia, va ben oltre il risultato sportivo. La traversata sosterrà VIPS – Vivere la Paraparesi Spastica Ereditaria ETS, associazione nata per offrire sostegno alle persone affette dalla patologia, promuoverne la conoscenza e finanziare la ricerca scientifica. La paraparesi spastica ereditaria è una rara malattia genetica e neurodegenerativa che compromette progressivamente la mobilità, in particolare quella degli arti inferiori.

La raccolta fondi contribuirà al Seed Grant, programma attraverso il quale Fondazione Telethon mette competenze e strumenti al servizio delle associazioni impegnate nella ricerca sulle malattie genetiche rare. Alla vigilia della partenza, Busacca racconta la preparazione, le incognite della traversata e le ragioni che hanno trasformato questa impresa in un progetto condiviso.

1- Nell’agosto 2024 ha percorso a nuoto i 21,5 chilometri che separano l’isola di Vulcano da Capo Calavà. Quando ha iniziato a pensare a una nuova impresa e perché ha scelto proprio lo Stretto di Gibilterra?

Sono originario di Capo d’Orlando, in Sicilia, e fin da bambino guardavo l’isola di Vulcano all’orizzonte pensando che un giorno avrei potuto raggiungerla a nuoto. Nell’agosto del 2024 quel sogno è diventato realtà. Dopo qualche tempo ho sentito il bisogno di individuare un nuovo obiettivo, senza rinunciare alla finalità benefica che aveva accompagnato la precedente esperienza. Ho scelto lo Stretto di Gibilterra perché, tra le grandi traversate internazionali, mi è sembrato il passo successivo più adatto. La distanza e la durata sono paragonabili a quelle già sperimentate, ma il contesto è completamente diverso. Questa volta nuoteremo nell’oceano, tra acqua fredda, vento e correnti molto forti.

2- La traversata, come diceva, prevede circa quindici chilometri in oceano, tra acqua fredda, onde e correnti variabili. Come si allena, fisicamente e mentalmente, per una prova così impegnativa?

Non è semplice ricreare ciò che troveremo nello Stretto di Gibilterra. Lavoriamo sia in piscina sia in mare, ma nei luoghi in cui ci alleniamo l’acqua è generalmente più calda e meno agitata; soprattutto, non è possibile simulare correnti di intensità paragonabile a quelle oceaniche. Siamo seguiti da un coach esperto di nuoto in acque libere, che ci accompagna da anni. Al lavoro fisico affianchiamo lo studio del tratto interessato e delle testimonianze di chi ha già completato la traversata. Altrettanto importante è l’aspetto psicologico. In una prova di lunga durata bisogna imparare ad accettare la fatica, considerandola parte dell’esperienza e non una situazione eccezionale. Solo così è possibile gestirla e continuare a nuotare.

3- Quali insegnamenti ricavati dalla traversata di Vulcano potranno esserle più utili per Gibilterra e quali aspetti, invece, richiederanno una preparazione completamente diversa?

La traversata da Vulcano a Capo Calavà è durata più di otto ore e mi ha insegnato a distribuire le energie e a convivere con la fatica per un periodo prolungato. Nel 2025 ho attraversato anche lo Stretto di Messina: una prova di appena un’ora, ma preziosa perché mi ha abituato ad affidarmi completamente alla barca d’appoggio e alle indicazioni dell’equipaggio, senza cercare riferimenti sulla costa, né lasciarmi condizionare dalla percezione della direzione seguita. A Gibilterra questo aspetto sarà fondamentale. Le correnti sono molto intense e sarà l’equipaggio a stabilire la rotta più sicura in base alle condizioni del mare. La vera novità sarà, invece, la temperatura dell’acqua, prevista tra i 18 e i 19 gradi. Indosseremo la muta, ma rimanere immersi così a lungo rappresenterà comunque un impegno notevole. Anche la durata è difficile da prevedere: mediamente occorrono dalle quattro ore e mezza alle sei, ma tutto dipenderà dal vento, dalle onde e dall’andamento delle correnti. Saremo affiancati da un’organizzazione specializzata, che seguirà la navigazione e gestirà le soste dedicate all’alimentazione e all’idratazione.

4- Ad affrontare la traversata insieme a lei ci sarà Andrea Castoldi. Com’è nata la decisione di condividere questa esperienza e come vi state preparando a nuotare insieme?

Io e Andrea ci conosciamo da circa vent’anni. Siamo stati colleghi e condividiamo da sempre la passione per gli sport di resistenza. L’idea di attraversare Gibilterra è maturata quasi contemporaneamente in entrambi, anche se è stato lui ad avere l’opportunità concreta di partecipare, per poi coinvolgermi. Andrea può contare su una solida preparazione sportiva, maturata anche grazie al suo passato nell’atletica. In questi mesi abbiamo svolto diversi allenamenti insieme, cercando di simulare alcune delle situazioni che potremmo incontrare. Sappiamo, però, che quando arriverà il momento della partenza sarà inevitabilmente tutto diverso.

5- L’iniziativa sosterrà VIPS, l’associazione impegnata al fianco delle persone affette da paraparesi spastica ereditaria. Com’è nato il suo rapporto con questa realtà e che cosa l’ha convinto a legare le sue imprese sportive a questa causa?

Dopo la prima traversata mi sono accorto che raccontare un’impresa sportiva di questo tipo riusciva ad attirare l’attenzione delle persone. Ho pensato, quindi, che quella visibilità potesse diventare uno strumento per sostenere una causa importante. Desideravo impegnarmi a favore di una malattia rara che compromette la mobilità e può colpire anche bambini e ragazzi, perché queste patologie ricevono spesso poca attenzione e poche risorse. Attraverso una collega ho conosciuto l’esperienza di una famiglia coinvolta direttamente nella paraparesi spastica ereditaria e, successivamente, le persone di VIPS. È nato così un rapporto molto forte. Insieme abbiamo realizzato la traversata di Vulcano e abbiamo deciso di proseguire anche con questa nuova iniziativa. Accanto alla raccolta fondi, uno degli obiettivi principali è far conoscere una patologia della quale si parla ancora troppo poco e dare visibilità alle persone e alle famiglie che la affrontano quotidianamente.

6- La raccolta fondi sarà destinata al progetto Seed Grant, sviluppato con Fondazione Telethon. Quale contributo spera di dare alla ricerca e quale messaggio desidera trasmettere attraverso la traversata?

Attraverso il programma Seed Grant, Fondazione Telethon offre alle associazioni dei pazienti competenze, strumenti e procedure rigorose per la selezione e il monitoraggio dei progetti scientifici. Realtà come VIPS possono così utilizzare in modo più efficace i fondi raccolti e indirizzarli verso gli studi considerati più promettenti. Le indagini di base sulla paraparesi spastica ereditaria hanno consentito di individuare alcune molecole di potenziale interesse. Il passaggio successivo consiste nel sottoporle a esami più approfonditi, per valutarne l’efficacia e stabilire se possano aprire la strada a futuri trattamenti. È un percorso lungo e complesso, che richiede professionalità specialistiche, strutture adeguate e finanziamenti. Con questa iniziativa speriamo di contribuire a tale percorso e, nello stesso tempo, di richiamare l’attenzione su una patologia rara e ancora poco conosciuta. Raggiungere la costa africana sarebbe un risultato straordinario, ma il senso più profondo dell’impresa consiste nel mettere il nostro impegno al servizio dei pazienti e delle loro famiglie, nella speranza di un futuro migliore.

Martina De Tiberis

Martina De Tiberis

Laureata in Lettere Moderne e specializzata in Filologia Moderna presso l’Università degli Studi di Ferrara con il massimo dei voti. Nel 2021 ha intrapreso il percorso per diventare giornalista pubblicista,...

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