Il 19 settembre 2024, il nostro autore Eraldo Mussa, nel suo “blog” aveva dedicato le sue consuete “7 domande” a Carola Barbero, a proposito del suo libro “Nuotare via”. Il libro è ora in finale al Premio Mura. Riportiamo qui di seguito l’intervista di Mussa. Per completezza d’informazione, aggiungiamo un link sulle votazioni.
Milo Goj
“Il nuotatore guarda il suo futuro solo quando ha fatto qualche bracciata” ( J.P.Azaustre). 7 domande oggi si tuffa in un libro. Sarà l’estate, saranno le nuotate, sarà il ricordo di scogli lontani. “Nuotare via” di Carola Barbero (Il Mulino) è un libro-pamphlet che parla del nuoto come metafora delle nostre vite. Scogli e piscine, tuffi e nuotate a perdifiato, vasche e ultimi bagni di stagione, occhialini e cuffie, filosofi e scrittori, canzoni e dive , letteratura e cinema: il nuotare come fil rouge di una passione infinita per l’acqua.
7 capitoli, 7 titoli come bollicine colorate: un verbo, le piscine, i segreti, le preghiere, fare il morto, barchette in mezzo al mare, ultimo bagno di stagione. È un libro che ha il colore del mare e delle piscine, il sapore del sale e il profumo del cloro. È un libro che metti in tasca come un integratore di gioia e leggerezza. È un libro colto ma leggero, che si beve come uno Spritz Campari. Carola Barbero, nuotatrice impetuosa, insegna Filosofia del linguaggio e Filosofia della letteratura all’Università di Torino
“Nuotiamo via da tutto, rifugiamoci in quel bunker di cemento in cui i colpi ad effetto della vita reale non arrivano, in cui i discorsi senza senso della gente non si sentono e, tra una bracciata e l’altra, in quello stato di solitudine eccentrica, va a finire che ci ritroviamo”. Consigliato!
1-Come le è venuta l’idea del libro. E del titolo ?
Ci sono quei libri che sono frutto dell’intelligenza e del confronto con altri e quei libri che sono il risultato del silenzio e della riflessione (per usare una distinzione che troviamo nella Recherche di Proust). Ebbene, questo è sicuramente un libro del secondo tipo. In un certo senso è stato pensato nuotando una vasca dopo l’altra.
Il titolo è molto personale (e stranamente è piaciuto anche all’editore): quando mi sento in difficoltà, quando voglio scappare da una certa situazione che mi mette a disagio, non penso mai a darmela a gambe, ma sempre a come sarebbe bello nuotare via il più veloce possibile (e magari in apnea, così nessuno se ne accorge).
2- Una filosofa che scrive un libro sul nuoto. Come mai ?
Perché anche i filosofi, quando dismettono i panni dello studioso e del professore, quando posano gli occhiali, chiudono libri e computer, si ritrovano con il fiato corto e gli occhi stanchi e sentono impellente il bisogno di ritrovarsi, in qualche modo. E io mi ritrovo tuffandomi nel mio riflesso per sciogliere l’anima nel corpo al ritmo delle bracciate.
Così riesco a ritrovare il baricentro e ad acquisire la giusta prospettiva sulle cose del mondo.
3-Nuotare via. Più al mare o più in piscina ?
Per nuotare via in modo appassionato e forsennato come piace a me, è utile avere i bordi della piscina che contengono e le T nere sul fondo che indicano il cammino. In mare, andando verso l’infinito e oltre, è sempre concreto il rischio di fare la fine di Le Corbusier (e personalmente preferisco nuotare in sicurezza).
4-L’ultimo bagno di stagione …
Ogni mia nuotata la vivo come se fosse l’ultimo bagno di stagione. D’altra parte, prima o poi accadrà che quel mio bagno sarà l’ultimo. Pertanto meglio nuotare gustandosi ogni istante, dal tuffo all’ultima bracciata, per non perdere nulla di quel piacere liquido purissimo.
5-Meglio Gregorio Paltrinieri o Martin Heidegger ?
Dipende quale Paltrinieri e quale Heidegger. Il Paltrinieri che vince la medaglia d’oro nei 1500 metri stile libero alle Olimpiadi di Rio de Janeiro 2016, sfiorando il record mondiale è da togliere il fiato. Anche Heidegger di Essere e Tempo non scherza, ma più che togliere il fiato fa venire la tachicardia con la temporalità che è il senso dell’Esserci.
6-Ma nuotare via è scappare via ?
Sicuramente è scappare via da quella superficialità di parole, sguardi e azioni che spesso caratterizza la vita in verticale.
Si nuota via dalla vita automatica, dai ruoli sociali che diventano gabbie, da situazioni senza senso.
E scappando via da tutto una bracciata dopo l’altra anziché arrivare alla boa, arriviamo a noi stessi.
7- E dopo l’ultima vasca?
Dopo l’ultima vasca si smette di contare e si continua a nuotare così, per premio.
Senza nessuna fretta (ma proprio nessuna) di tornare con i piedi per terra.
Carola Barbero, Nuotare via. Dalle vasche a perdifiato all’ultimo bagno di stagione, Bologna, il Mulino, pp. 131, 12€
Eraldo Mussa
