Possiamo davvero pensare che, con la sinistra al governo, cambierebbe sostanzialmente la politica estera e quella economica? E fino a che punto, oggi, un Paese europeo è autonomo nelle scelte rispetto alla Commissione e ad altri poteri non istituzionali?
Oggi, il popolo che si riconosce nel linguaggio e nei valori del sedicente centrosinistra è di gran lunga più garantito da un governo di centrodestra. Solo la diversa nomenclatura e chi ha interessi diretti avrebbero convenienza a un governo di centrosinistra. Se al governo andasse il centrosinistra, l’opposizione di Meloni e Vannacci trascinerebbe ancora più a destra il dibattito politico. Se al governo ci fosse il centrosinistra, ogni possibile contestazione sarebbe soffocata dai compromessi necessari a fare finta di governare, pur essendo invece governati da altre forze. Né più né meno di quanto succede oggi al governo di Meloni.
Oggi, il centrosinistra di opposizione contrasta, almeno a parole, il governo; se assumesse la guida del Paese, dovrebbe giustificare continuamente agli elettori le stesse scelte e compromessi obbligati. A parti invertite, l’opposizione la farebbe la sedicente destra, diffondendo il proprio linguaggio, ben più chiaro e comprensibile agli elettori. Nella sostanza, nulla cambierebbe con il “campo largo” al posto del centrodestra che finora si è comportato come uno dei tanti governi centristi che imperano in tutta Europa e nell’onnipotente Commissione.
In politica estera, le alleanze e l’accettazione di un riarmo indiscriminato non cambierebbero, anzi si rafforzerebbero con il centrosinistra al governo. In politica interna, sarebbero confermati il sistema di tassazione e una redistribuzione dei redditi sarebbe comunque impossibile. Anche peggio: mentre il centrodestra indulge al populismo, il centrosinistra farebbe passare per senso di responsabilità il rigore nel tenere in ordine i conti. La spesa pubblica — ormai determinata a livello europeo — continuerebbe a essere gestita dalle stesse grandi imprese finanziarie, al più con qualche variazione nelle clientele di secondo e terzo livello che non interessano il popolo.
Certamente, il centrosinistra — che forse sarebbe meglio chiamare “l’altro centro” o “i diversamente centristi” — userebbe un altro linguaggio su immigrazione, diritti LGBT+ ecc., ma nella sostanza non farebbe nulla di davvero diverso. L’unico vantaggio consisterebbe in un’apparente alternanza utile a manipolare l’opinione pubblica con il rito di una falsa democrazia bipolare da tempo defunta.
A questa condizione post-democratica o post-bipolare non si sfugge, così come non sfuggono i tedeschi da un quarto di secolo governati da varie Große Koalitionen più o meno esplicite, né i francesi con l’indefinibile Macron, che, nonostante il suo partito si chiami “En Marche”, più fermo di così non può stare! Per non parlare del Regno Unito, in cui si susseguono governi deboli, laburisti e conservatori, ma di fatto identici, come già dimostrano le prime mosse di Burnham. D’altra parte, non è un caso che in Europa oltre il 40% dei cittadini europei diserti le urne e il malcontento sia recepito da liste e partiti radicali disprezzati e combattuti dai media, ma sempre più sostenuti dal popolo.
In questo contesto politicamente statico, si solleva un putiferio sulle dichiarazioni di Conte secondo cui la cultura “woke” non può più costituire “l’ossatura ideologica di una forza progressista”. Il leader dei Cinque Stelle, candidato a condurre il “campo largo”, riprende una dichiarazione della deputata americana Ocasio-Cortez… tanto per non venire meno all’atteggiamento di sudditanza dal Nordamerica.
Cosa ce ne può importare del “woke” mentre passa inosservato il contratto di Leonardo per la produzione di armamenti in Ucraina che ci espone all’inevitabilità di una guerra? Su questo, la sinistra tace e acconsente come pure appare moderata e divisa nella condanna di Israele e dell’attacco all’Iran. Però alza indignata la voce per alcune irrilevanti dichiarazioni di Vannacci. L’aborto e i diritti civili delle coppie LGBT+ sono questioni importanti, di rilievo sociale, ma oggi politicamente marginali. Sono argomenti su cui è ancora possibile un dibattito libero mentre sulla guerra e l’economia non c’è alcuna autonomia.
Corrado Poli
