Negli ultimi decenni è scomparsa una sostanziale differenza tra gruppi dirigenti europei e americani. S’è radicata un’oligarchia transnazionale che controlla i governi di US e EU e vorrebbe comandare il mondo intero. Da quando l’Europa ha acquisito una maggiore unità indebolendo i poteri dei singoli Stati, l’integrazione euroatlantica a guida americana si è consolidata anziché procedere alla formazione di un polo geopolitico concorrente.

La narrazione di un’Europa indipendente esiste solo nelle fantasie, nella retorica e nella manipolazione dell’opinione pubblica. L’assenza di dazi è stata assieme la causa e la conseguenza dell’integrazione politica fondata su un obiettivo globalista ed egemonico dell’Occidente a guida americana. I sostenitori di Trump si propongono come un gruppo dirigente nuovo aggregato attorno a un’alternativa strategica. Per ora costituiscono una minoranza politica nonostante la vittoria alle elezioni americane. L’establishment euroatlantico punta alla conservazione dell’egemonia globale: quella economica, la finanziaria e la militare. Quest’ultima diventa sempre più necessaria a fronte dell’indebolimento economico, culturale ed etico dell’Occidente.

Gli usuali termini “progressisti” e “conservatori” non corrispondono più al significato originario. Rappresentano due fazioni dello stesso progetto ultraconservatore. Si presentano apparentemente e pretestuosamente divise su dettagli, ma concorrono al potere senza un vero programma alternativo. Infatti, oggi, si alleano ovunque appena emerge la minaccia di un’alternativa strategica reale qual è quella proposta da Trump, da Le Pen, Weidel, Farrage e compagnia.

La drastica riduzione delle aspettative di crescita e il disordine sociale e materiale hanno reso le masse sempre più scontente ed emarginate. Sia il gruppo di potere emergente, sia il vecchio establishment non propongono un progetto sociale alternativo. Usano entrambi il sostegno popolare in modo demagogico e manipolatorio. Hanno due diverse percezioni geopolitiche ma, dal punto di vista sociale, sono entrambi conservatori e non pongono in discussione la struttura economica e il liberismo oligarchico. Non propongono nemmeno modelli diversi di giustizia sociale e redistribuzione della ricchezza, né ispirandosi al materialismo né elaborando una diversa etica politica.

La conservazione accomuna i democratici americani e i centrodestra/centrosinistra europei. L’espressione più esplicita di essa la si trova nella “maggioranza Ursula” che ormai dovrebbe prendere il nome più adatto di “coalizione Ursula” a indicarne stabilità e radicamento. Si noti come sia stata preceduta da maggioranze simili in tutti i maggiori Paesi europei fin dall’inizio del secolo. Questa coalizione ha lo scopo di contrastare l’emergente alternativa di potere e di visione geopolitica a cui si ispirano le opposizioni in molti Paesi europei.

L’analisi ci conduce alla domanda: da che parte stare? Entrambe le posizioni hanno la loro logica. Trump potrebbe rappresentare un utile grimaldello per sovvertire più rapidamente un sistema entrato in crisi. Per ora le alternative alle politiche conservatrici sono represse per mezzo di false paure create ad arte, quale un imminente invasione russa dell’Europa, l’antisemitismo, l’islamofobia eccetera. Ma fino a quando il trucco reggerà? E se davvero si sovvertisse con rapidità la geopolitica dell’Occidente egemone – come prima o poi comunque succederà – quale sarà il passo successivo in mancanza di un progetto di riforma sociale credibile? I cittadini e gli studiosi liberi dovrebbero dedicarsi a individuare un nuovo modello di convivenza e di politica.

Corrado Poli

Corrado Poli

Corrado Poli, docente di geografia politica e urbana, editorialista e saggista

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