Con l’insediamento di Donald Trump a gennaio di quest’anno, mi ero ripromesso di fare un check a sei mesi per poter tirare le fila a “bocce ferme”. In realtà, abbiamo tutti scoperto che la nuova amministrazione USA non gioca a bocce, e nemmeno a calcio. Piuttosto, pare gestire una partita a flipper, o pachinko. Le “palline” schizzano in ogni direzione, con traiettorie e rimbalzi inaspettati e, ritengo, a volte non voluti.

Inutile forse fare il riassunto: immigrazione, dazi, deportazioni di massa, attacchi a giudici ed istituzioni, tagli di personale tramite DOGE (Department of Government Efficiency), un forse impossibile terzo mandato, il meme del Papa, ed altro. Le sappiamo tutte.

Utile invece cercare di capire la strategia. Parlando con tanti in questi quasi quattro mesi di Presidenza, sia sostenitori di Trump che non, e facendo un passo indietro dal caos generale, emerge un concetto base: la distrazione. L’attuale Presidente USA non è stupido, e tantomeno impreparato. Si rende conto di avere un largo seguito.

Tramite i social media, di cui è giornaliero utente, comunica direttamente con i cittadini, sia del suo partito che dell’opposizione, ed usa abilmente la stampa e la televisione. Distrae con i colpi di scena e le dichiarazioni inopportune. E mentre quasi tutti sono presi dal dibattere le sue boutade lui porta avanti una politica chiara, anche se non da tutti condivisa, articolata su tre punti chiave.

Primo, gli USA devono essere autonomi ed indipendenti da certe inutili e costose relazioni esterne, principalmente con l’Europa continentale. Il discorso Groenlandia ricade in quello – espansione territoriale ed accesso a materie prime. Stessa cosa l’accordo con l’Ucraina per le terre rare, unica cosa che gli interessava di quella guerra.

Secondo, il supporto a Israele è fondamentale per gli interessi americani in Medio Oriente, come pure il rapporto tra e con paesi arabi allineati, principalmente l’Arabia Saudita. Terzo, evitare la probabile guerra con la Cina arrivando ad un rapporto economico tra le due superpotenze tale per cui una guerra avrebbe risvolti talmente pesanti sull’economia cinese che solo un folle presidente cinese oserebbe. Il discorso dazi, già proprio oggi in via di ricucitura, punta a quello – le due più grandi economie al mondo rimangono legate.

In questo contesto, quello che colpisce di più è la velocità con cui Trump si muove. Fa il gioco delle tre carte così velocemente che spiazza di giorno in giorno la diplomazia tradizionale, compresa quella americana. C’è solo da sperare che tra una boutade ed una partita a golf sappia quello che fa. Rimaniamo sintonizzati.

Antonio Valla

Antonio Valla

Nato a Milano e formatosi tra l’Italia e la California, ha fondato nel 2009 la Valla Morrison & Shachne, dopo aver creato la Gilliss Valla e Dalsin, LLP nel 1994. Specializzato in casi di contenzioso...

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