Un cambiamento epocale è in corso nelle istituzioni ed è in rapida accelerazione: la concentrazione dei poteri e l’evaporazione della democrazia. Il riarmo e le guerre rappresentano gli strumenti per agevolarne l’attuazione. Il potere giudiziario. Nelle costituzioni formali delle autoproclamatesi democrazie contemporanee i classici tre poteri (legislativo, esecutivo e giudiziario) rimangono solennemente divisi e in virtuosa competizione. Oggi, invece, nelle costituzioni materiali agiscono per prevaricarsi a vicenda.

Con un bel idioma lombardo si potrebbe dire che i tre poteri “sono andati insieme” (hinn andaa inséma) a significare che si mescolano e confondono. Anziché competere entro le regole e i limiti loro assegnati, cercano di imporsi sugli altri esercitando impropriamente i propri ruoli e finendo per rispondere a poteri extraistituzionali.

Non si tratta soltanto del referendum sulla giustizia: chiunque vincerà non riuscirà a superare la sostanziale commistione dei poteri e i continui tentativi di prevaricazione. I principi e le leggi sono dichiarazioni astratte che le persone applicano nel quotidiano. Ma se le persone e il sistema sono corrotti, persino i migliori principi servono a poco o nulla. In questa condizione, la persona diventa irrilevante, poiché la capacità di agire è stata sottratta al singolo da grandi organizzazioni parasindacali che si scontrano tra loro e rispondono a poteri trasversali e oscuri operanti nei governi, nei parlamenti, nei media e nella cultura.

Ci si potrebbe appellare all’onestà dei singoli? Non è possibile, poiché si tratta di una crisi sistemica di decadenza delle organizzazioni, che ricorre ciclicamente: le organizzazioni e le istituzioni si logorano. Oggi, non solo si confonde il potere esecutivo con quello giudiziario. Succede da molto tempo e lo testimoniano quei numerosi magistrati che hanno fatto dell’applicazione strumentale della legge il trampolino di lancio per il legislativo e l’esecutivo. O, in alternativa, hanno scalato i vertici della magistratura grazie al sostegno del legislativo e dell’esecutivo, cioè della politica.

Esecutivo e legislativo. Da qualche decennio, per mezzo di leggi elettorali scellerate, si confonde anche il legislativo con l’esecutivo. In nome della governabilità, i premi di maggioranza favoriscono indebitamente i presunti vincitori quasi si trattasse di una gara sportiva e non della necessità di rappresentare persone e idee. Non si pensa che, senza rappresentanza, anche la governabilità diventa problematica e può solo essere imposta senza consenso. Questa situazione indebolisce le opposizioni e dissolve la rappresentatività dei parlamenti, a loro volta sviliti dall’eliminazione del voto di preferenza, dalla cancellazione delle elezioni primarie, dal disegno di collegi estesi e via dicendo, ma tutto e sempre nella direzione di un’offerta ai cittadini di un menù fisso. La conseguenza di queste scelte scellerate è che solo la metà dei cittadini aventi diritto va a votare e sono per lo più gli anziani. A queste leggi distruttive della democrazia le opposizioni del momento – sia la destra sia la sinistra – non si sono mai seriamente opposte.

Oggi, l’esecutivo controlla quasi completamente il legislativo e aspira a farlo ancora di più. Fino a vent’anni fa, porre la fiducia su un decreto costituiva un’eccezione e persino uno scandalo; oggi è diventata una prassi regolare seguita da chiunque sia al governo. Per anni si è concessa alle opposizioni la presidenza di una Camera, dopodiché le maggioranze drogate dai premi si sono impossessate di entrambe le cariche. E gli esempi potrebbero proseguire nel dettaglio. In questa condizione, le opposizioni non possono fare altro che accordarsi con le maggioranze, fingendo di avere diverse vedute su aspetti secondari.

In questa condizione, possiamo sorprenderci e lamentarci del fatto che sempre meno cittadini votino? Non siamo soli: questa crisi affligge tutti i Paesi occidentali e più di tutti gli Stati Uniti. Oltreoceano si arriva al paradosso che un candidato al Congresso federale venga eletto dal 3,2% degli aventi diritto, perché la metà dei cittadini non si iscrive alle liste elettorali e, se si iscrive, non va comunque a votare. E di questo 3,2% una parte vota contro il candidato vincente. Si legga al proposito l’articolo del direttore su questa rivista il cui titolo, applicabile anche all’Italia, rende bene il senso: “La democrazia USA muore nel deserto delle urne”.

Gli altri poteri. Ma non basta ancora! Anzi, questi sono aspetti, tutto sommato, secondari di una crisi strutturale della società, prima ancora che del sistema costituzionale e istituzionale. Ci sono almeno altri poteri che sono “andati insieme”: quello dell’informazione e quello della cultura e della scienza: più ampiamente anche di educazione, cinema, mercati, moda, eccetera.

I media oggi sono controllati da grandi – enormi – oligopoli editoriali che, piuttosto che garantire un’informazione indipendente basata sulla verifica dei fatti, ripetono o strutturano il dibattito politico: non si può più nemmeno distinguere, nella confusione generale dei poteri, se i media esprimono i governi o se i governi controllano i media.

E non è ancora tutto! Anche la cultura, l’arte, la scienza, l’accademia hanno perduto la vergine sacralità riconosciuta loro in passato. Troppi personaggi (non personalità) di questi mondi si sono prestati a giochi di potere, sperando di conservare un minimo di credibilità presso l’opinione pubblica, ma sono stati risucchiati in una cricca sempre più elitaria che mira a governare l’intero mondo.

Il solito pessimista di regime dirà: “È sempre stato così!”, ma non è vero. Prima di tutto esistevano quadri di riferimento valoriale chiari. Inoltre, ammesso che molti autori e scienziati, per non dire dei giornalisti, si sono espressi grazie a mecenati politici, essi agivano individualmente e, il più delle volte, si proponevano in modo alternativo e indipendente, rivendicando la libertà e l’autonomia della conoscenza all’interno di tali quadri di riferimento. Oggi non è più così: facciamocene una ragione e pensiamo al domani, ché l’oggi è già passato.  La soluzione verso cui stiamo procedendo non potrà che vedere l’affermazione di stati etici, impersonati da leader carismatici. La guerra costituisce uno strumento molto utile per accelerare questo processo. Un esito lontano dalla mia cultura e che mi ripugna, ma molto probabile.

Corrado Poli

Corrado Poli

Corrado Poli, docente di geografia politica e urbana, editorialista e saggista

Discussione

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *