Si commemorano quest’anno i cento anni dalla morte di Margherita di Savoia, avvenuta a Bordighera il 4 gennaio 1926. Un secolo esatto: il tempo sufficiente perché una vita smetta di essere cronaca e cominci a farsi figura. Antesignana di viaggi e di esperienze sportive, Margherita è stata una donna moderna prima che la modernità avesse un nome, guidatrice appassionata, amante dei motori, della montagna, della velocità misurata e della distanza attraversata. Gli articoli dell’epoca la chiamano “la regina automobilista”, “la coraggiosa chauffeuse”: titoli che oggi suonano quasi come ossimori, allora come profezie.

La prima volta giunse a Bordighera a ventotto anni; vi muore a settantacinque.  Come se la vita, per lei, fosse stata una lunga curva che riporta al punto di partenza. I suoi viaggi attraverso l’Italia furono un gesto politico silenzioso: un modo di unificare il Paese percorrendolo, di trasformare la monarchia in presenza mobile, e nobile, di cucire territori con la strada. Per onorare l’anniversario abbiamo chiesto un’intervista al suo ufficio stampa. Ci è stata concessa.

L’appuntamento è fissato per il 4 gennaio, alle 16, a Capo Sant’Ampelio. Ci riceve sotto i pini ad ombrello, nel suo giardino d’inverno. È seduta su un trono di marmo bianco, di fronte al mare. Alle sue spalle il tempo; davanti, l’orizzonte. Ci sono telecamere, troupe, un discreto brusio. Ma il tramonto scioglie ogni formalità. L’atmosfera è quieta, come prima di una partenza. Parliamo di automobili, la sua grande passione. In fondo la Regina percorreva queste strade prima dei rally di Sanremo e Montecarlo; forse li ha ispirati. Senza dimenticare il Gran Turismo, che per lei non era una categoria, ma un’idea di mondo.

1-La Sua auto preferita 

“È difficile scegliere. Forse l’ultima: la Itala n. 2375, che avevo chiamato Falco. Con quella uscivo dal cancello della villa di via Romana, a Bordighera, per piccole gite. Fu venduta dopo la mia morte a un fioraio di Camporosso”. Lo dice con un sorriso. Il fioraio si chiamava Lorenzo Fioriti, fornitore ufficiale della Casa. Scrisse sulla carrozzeria: “Fioriti: fiori fioriti”. La regalità, talvolta, continua nei gesti minimi.

2-La Sua strada del cuore 

“Mi piace partire all’insaputa di tutti, nei giorni di vento forte e cielo terso, lungo l’Aurelia tra Bordighera e Ospedaletti. Curve, salite, discese. Il mare accanto che biancheggia.» L’Aurelia: la grande strada che unisce l’Italia. Settecento chilometri da Roma a Ventimiglia. La strada come pensiero continuo.

3-Fantasy dinner chi invita a cena di  piloti di ieri e di oggi? Menù? 

“Inviterei Tazio Nuvolari e Achille Varzi. Li ha conosciuti, premiati.  Due campioni, due stili del rischio.” Il menu è un omaggio al tempo: Huîtres d’Ostende, Potage Voltaire, Volaille à la Talleyrand, Gâteau Napolitain. «All’epoca tutti lasciavano ricette», dice. «Io non feci eccezione: la pizza Margherita, la torta Margherita…E quella storia del pollo mangiato con le dita: perfetta per i bambini.»

4- Ci parli della Sua scuderia di auto 

È fiera dei suoi garage: Quirinale, Capodichino, Bordighera, Gressoney. Luoghi di luce e ordine. In ogni stallo, un paio di guanti regalati da Nuvolari. “Ma Bordighera resta il più caro: quel cancello in ferro battuto sulla via Romana, quel momento esatto in cui, superandolo, la libertà prende il volante.”

5- Un viaggio che vuole ricordare 

Europa, 1905. Trentanove giorni, 4.812 chilometri, 30 km orari di media. «La media è tutto nel viaggiare», dice. Non la velocità massima, ma la durata del senso. “Lo Sparviero, la Fiat 24 HP, trasformata in una piccola reggia viaggiante. Bauli, vettovaglie, farmacia di bordo.” All’Aja una folla la riconosce mentre sale a guidare. Applausi. “I viaggi si preparano sulle guide del Touring Club e sulle prime Michelin.” Davanti, un’auto di scorta.  Accanto, i suoi “santi accompagnatori”: il guidatore Ettore Cariolato e il meccanico Attilio Grossi

6- Ha un sogno nel cassetto? 

Partecipare alla Parigi–Pechino con l’Itala, Barzini, Borghese, Guizzardi. E poi un sogno più intimo: andare a Nizza in incognito, rivedere la casa di Garibaldi, bord de mer all’andata, Grande Corniche al ritorno. Sosta a La Turbie. Soupe aux oignons perfetta.  «Forse domani parto.»

7- E dietro la curva ?

“I giocatori di bocce in mezzo alla strada, in Svizzera. Un palo piantato in mezzo alla strada per fermare lo Sparviero, per non disturbare la partita. Le auto dovevano procedere a passo d’uomo, per disperdere l’odore della benzina. Eppure una multa arrivò lo stesso: 23 lire. «Stava perdendo», sorride. «Il poliziotto stava perdendo, ecco perché.»

Intanto la luce cede alla notte. Non ce ne accorgiamo: come nei viaggi veri. La Regina sorride, si scusa, si congeda con eleganza. Il marmo riprende il suo posto, il sorriso si pietrifica. Ma resta il movimento. Resta l’idea che regnare, forse, significhi attraversare.
Eraldo Mussa

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