La prima volta giunse a Bordighera a ventotto anni; vi muore a settantacinque. Come se la vita, per lei, fosse stata una lunga curva che riporta al punto di partenza. I suoi viaggi attraverso l’Italia furono un gesto politico silenzioso: un modo di unificare il Paese percorrendolo, di trasformare la monarchia in presenza mobile, e nobile, di cucire territori con la strada. Per onorare l’anniversario abbiamo chiesto un’intervista al suo ufficio stampa. Ci è stata concessa.
L’appuntamento è fissato per il 4 gennaio, alle 16, a Capo Sant’Ampelio. Ci riceve sotto i pini ad ombrello, nel suo giardino d’inverno. È seduta su un trono di marmo bianco, di fronte al mare. Alle sue spalle il tempo; davanti, l’orizzonte. Ci sono telecamere, troupe, un discreto brusio. Ma il tramonto scioglie ogni formalità. L’atmosfera è quieta, come prima di una partenza. Parliamo di automobili, la sua grande passione. In fondo la Regina percorreva queste strade prima dei rally di Sanremo e Montecarlo; forse li ha ispirati. Senza dimenticare il Gran Turismo, che per lei non era una categoria, ma un’idea di mondo.
1-La Sua auto preferita
2-La Sua strada del cuore
3-Fantasy dinner chi invita a cena di piloti di ieri e di oggi? Menù?
4- Ci parli della Sua scuderia di auto
5- Un viaggio che vuole ricordare
6- Ha un sogno nel cassetto?
7- E dietro la curva ?
“I giocatori di bocce in mezzo alla strada, in Svizzera. Un palo piantato in mezzo alla strada per fermare lo Sparviero, per non disturbare la partita. Le auto dovevano procedere a passo d’uomo, per disperdere l’odore della benzina. Eppure una multa arrivò lo stesso: 23 lire. «Stava perdendo», sorride. «Il poliziotto stava perdendo, ecco perché.»
