La Convenzione di Faro del Consiglio d’Europa ha equiparato, nel 2005, la tutela e la promozione di arte e cultura alla difesa dei diritti umani. Tra i Paesi sottoscrittori c’è anche l’Italia, che l’ha ratificata nel 2020. Con il patrocinio dell’evento “L’Unione dei laghi”, Lesa mostra come anche un comune di dimensioni contenute può sviluppare eccellenze nel spirito di Faro.
Si tratta di una bipersonale di due tra gli artisti più significativi tra quelli a cavallo tra il 20esimo e il 21 secolo, Giulio Somalvico, scomparso poche settimane fa e Antonello Arena. Un dialogo stimolante tra un maestro lombardo e uno siciliano, uno spaccato di come l’arte attraversa tutta la Penisola.
La contemporary art è caratterizzata anche dalla caduta delle barriere tra le diverse forme di creatività. La mostra di Lesa è così accompagnata dalle poesie e dai testi degli autori del”Cenacolo Poetico Letterario Artistico Adelaide Cavallini”. Per questo L’Incontro pubblica un articolo sull’evento lacustre a firma di Deborah Fallini, giornalista con una particolare sensibilità per gli aspetti artistico culturali, che interviene per la prima volta sulla nostra testata
Milo Goj
Dal’11 al 26 luglio la Sala Pertini di Lesa ospiterà una significativa esposizione denominata “L’unione dei laghi” dedicata ai Maestri Giulio Somalvico e Antonello Arena, protagonisti di un percorso espositivo che mette in dialogo esperienze artistiche differenti, accomunate da una forte tensione poetica e da una continua ricerca sul linguaggio della pittura contemporanea.
Affacciata sul paesaggio silenzioso del Lago Maggiore, la mostra si presenta come un viaggio attraverso la materia, il colore e la memoria, restituendo al visitatore due visioni artistiche capaci di confrontarsi tra tradizione, sperimentazione e sensibilità contemporanea.
Le opere di Giulio Somalvico nascono da un rapporto profondo con la natura e con la dimensione interiore del paesaggio. Nei suoi lavori il colore diventa struttura emotiva, memoria visiva, vibrazione lirica. La calma del lago, la luce mutevole dell’acqua e il dialogo continuo con gli elementi naturali rappresentano da sempre la matrice ispirativa della sua pittura.
Nato a Como nel 1932 e residente a Oltrona di San Mamette, Somalvico ha sviluppato il proprio percorso artistico attraverso studi di disegno, decorazione e grafica frequentati in diverse scuole d’arte. Determinante fu l’incontro con il pittore Umberto Lilloni, docente presso l’Accademia di Belle Arti di Brera, con il quale instaurò un rapporto umano e artistico che lo condusse a frequentare l’Accademia tra il 1976 e il 1978. In seguito si specializzò nella tecnica dell’affresco presso la Scuola del Beato Angelico.
La sua ricerca si evolve nel tempo dal figurativo al realismo fino all’informale, assimilando suggestioni riconducibili ai grandi maestri del Novecento come Afro Basaldella, Alberto Burri e Giuseppe Santomaso. Per Somalvico la pittura è essenzialmente “sintesi di pensiero”: un processo capace di trasformare emozioni, visioni e tensioni interiori in superficie pittorica. Le sue opere hanno ottenuto nel tempo importanti riconoscimenti in ambito nazionale.
A custodire e promuovere oggi la produzione artistica del Maestro è la figlia Laura Somalvico, laureata in Scienze dei Beni e delle Attività culturali presso l’Università degli Studi dell’Insubria. Curatrice delle opere paterne, Laura Somalvico ha intrapreso parallelamente un proprio percorso espositivo dedicato al ritratto contemporaneo, partecipando negli ultimi anni a mostre a Bologna, Jesolo, Milano e Padova.
Accanto a Somalvico, il progetto espositivo accoglie uno dei nomi più autorevoli della contemporary art italiana: Antonello Arena. Artista messinese di rilievo internazionale, Arena è considerato tra gli esponenti più innovativi del Nouveau Réalisme e tra i pionieri della digital art italiana. Le sue opere, esposte in prestigiose rassegne tra Europa e Americhe, si distinguono per una ricerca che intreccia materia, tecnologia e dimensione concettuale.
Il grande critico francese Pierre Restany lo definì “l’artista italiano più innovativo della generazione di mezzo”, riconoscendone la capacità di anticipare linguaggi e sensibilità destinati a segnare l’evoluzione dell’arte contemporanea.
La mostra vedrà inoltre la partecipazione dell’artista Alessandra Lanese, presente con una selezione di opere che approfondiscono il tema della visione e del divenire. La sua ricerca pittorica si muove lungo territori sospesi tra percezione, memoria e trasformazione, in un equilibrio raffinato tra istinto e costruzione formale.
Ad arricchire la serata inaugurale sarà l’intervento della scrittrice e poetessa Maria Grazia Todesco, che presenterà racconti e poesie composti appositamente per l’esposizione, creando un ulteriore dialogo tra arti visive e parola poetica. Curatore della mostra è il giornalista e critico d’arte italosvizzero Nestar Moreno Tosini.
Nestar Moreno Tosini, curatore della mostra e critico d’arte
Deborah Fallini
