La persistenza, unita in alcuni casi alla recrudescenza delle azioni militari da parte degli attori coinvolti, ha indotto anche attori europei estranei – al momento – a prendere iniziative difensive attive nell’ottica di un loro possibile coinvolgimento a media distanza di tempo. Fra questi attori ha recentemente preso posizione l’Estonia, nazione appartenente all’Unione Europea e alla NATO, nei confronti della Russia di Putin, con la quale ha un confine assai (294 chilometri) esteso. Questa circostanza, alla luce di quanto attualmente in corso nel nord dell’Occidente europeo, merita un’attenzione e una rivisitazione dei fatti che hanno portato alla situazione attuale.
L’ESTONIA è una regione nord-orientale dell’Europa occidentale, lambita a nord e a ovest dal Mar Baltico e dal Golfo di Finlandia e confinante a est con la Russia e a sud con la Lettonia, ed è il più piccolo dei tre Paesi baltici (Estonia 45.200 km quadrati, Lituania 65.300 e Lettonia 64.500). Ha una popolazione di 1.350.000 abitanti, di cui il 70% sono estoni e il 25% sono russi, e presenta una gran quantità di laghi, i principali dei quali sono il Peipsi, condiviso con la Russia, e il Võrtsjärv.
I fiumi più importanti sono il Võhandu, il Pärnu, il Kasari e il Narva. In vicinanza della sua costa sono sparse 1.520 isole, la più grande delle quali è Saaremaa (2.600 km quadrati), seguita da Hiiumaa e da Muhu. La cultura è d’origine finnica e la lingua parlata è l’estone. Città principali sono Tallinn (capitale, 461.000 abitanti), Pärnu, Kunda, Narva, Tartu, Paldiski e Haapsalu.
L’Estonia è oggi una Repubblica parlamentare (Riigikogu) indipendente dall’agosto 1991, con Presidente una donna, Ülle Madise, e Presidente dell’Assemblea parlamentare Kristen Michal, composta da 101 membri con una maggioranza di 39 parlamentari del Partito Riformatore Estone. È membro dell’O.N.U. dal settembre 1991 e dell’Unione Europea dal maggio 2004 (insieme a Polonia, Lettonia e Lituania). Passò all’uso dell’Euro come moneta nel 2011, 17° Paese dell’Eurozona.
Storicamente l’Estonia risale ai tempi della cultura Kunda di ceppo finnico, che si era installata ai tempi del Mesolitico attorno al fiume Pärnu dopo lotte con le tribù slave che l’abitavano. Resti di una città Kunda risalente all’8500 a.C. sono stati ritrovati nell’era moderna. La zona venne cristianizzata nel XIII secolo e sottoposta a dominazione di popoli germanico-teutonici. Nel XVI secolo subentrarono gli svedesi e successivamente, con il Trattato di Nystad (1721), l’Impero russo, che durò sino alla sua caduta a seguito della Rivoluzione del 1917.
Nel febbraio 1918 iniziarono ostilità tra Russia ed Estonia per l’indipendenza di quest’ultima, che durarono sino al 1920, anno in cui con il Trattato di Tartu vennero definiti i confini fra di loro. In quell’occasione l’Estonia conseguì l’indipendenza, elesse il suo Parlamento (Riigikogu) ed entrò a far parte della Società delle Nazioni (1921). Nel 1934 il politico Konstantin Päts con il capo dell’esercito Johan Laidoner prese il potere in Estonia (ne diventò Presidente nel 1938) e diede inizio nello Stato a un’era di autoritarismo assoluto e di silenzio politico (“Era del silenzio”) che durò sino all’inizio della Seconda guerra mondiale (1940).
Il Patto russo-tedesco Molotov-Ribbentrop (1939) aveva relegato i Paesi baltici sotto l’influenza sovietica e, allo scoppio della guerra, i soldati russi invasero l’Estonia (giugno 1940) e vi istituirono la Repubblica socialista sovietica estone (RSSE). I tedeschi occuparono la nazione nel luglio 1941 e l’accorparono nel Reichskommissariat Ostland (RKO), che comprendeva i territori da loro occupati (Estonia, Lettonia, Lituania e parte della Bielorussia) con capitale Riga.
L’Estonia passò sotto l’autorità del Commissario generale tedesco Karl-Siegmund Litzmann, che istituì anche una Divisione di Waffen SS estoni per combattere i russi. Nel contesto della successiva “Operazione Barbarossa” (invasione dell’est europeo, 1941) i tedeschi diedero inizio all’eliminazione degli ebrei di quei territori e resero “Judenfrei” (libera da ebrei) l’Estonia, con la loro pressoché totale scomparsa nel Paese. Al momento del collasso tedesco nell’est europeo (settembre 1944), l’Estonia tornò sotto il dominio sovietico e venne incorporata alla Russia come Repubblica Socialista Federata Estone.
Da quel momento iniziarono repressioni e deportazioni in Russia di popolazione estone e l’arrivo nel Paese di una massa di lavoratori russi, ai quali si opponevano gli estoni “Fratelli della foresta” e il Fronte Popolare estone. I russi restarono in Estonia sino al 1994, allorché si ritirarono e l’Estonia tornò all’indipendenza e ratificò la nuova Costituzione parlamentare nel 1992.
Da quel momento nel Paese ebbe inizio progressivamente la privatizzazione delle proprietà e delle imprese, la riforma valutaria e la liberalizzazione del lavoro, che portarono il Paese all’allineamento con l’Occidente europeo. Nel 2004 l’Estonia entrò a far parte della NATO e della Comunità europea e nel 2011 assunse come moneta l’Euro in sostituzione della corona, raggiungendo i caratteri fondamentali di un costituente dell’Unione.
Nel 2014 ebbe inizio nel Donbass ucraino un conflitto tra Russia e Ucraina con progressiva invasione del territorio da parte delle Armate russe, che indussero le Nazioni europee a schierarsi ideologicamente a favore degli ucraini. Da allora progressivamente ebbero a verificarsi sabotaggi, incendi, attacchi informatici, violazioni di spazi aerei su strutture della NATO ad opera di forze russe, con incremento dell’azione russa in Ucraina sino ai giorni nostri.
La pressione strategica della Russia nello scacchiere internazionale ha indotto gli Ambasciatori di 27 Paesi a riunirsi il 28 febbraio 2026 a Bruxelles per concertarsi su eventuali mosse da attuare in caso di allargamento delle azioni belliche in Europa da parte di Mosca. In quest’ottica l’Estonia ha iniziato (luglio 2026) a spostare contingenti di proprie truppe ai confini con la Russia e a dotarsi di armi a lungo raggio per prevenire eventuali attacchi dall’Est europeo.
Martin Jäger, capo degli 007 tedeschi, all’inizio dell’ottobre 2025 dichiarò che la Germania rischiava “uno scontro violento” con la Russia a seguito delle manovre aggressive di quest’ultima ed ha anche insistito sull’aiuto essenziale di tutti a Kiev, sostenendo che la sconfitta dell’Ucraina sarebbe stata molto grave per la sicurezza dei Paesi NATO. A sua volta il Cancelliere tedesco Friedrich Merz denunciò (febbraio 2026) la politica espansionistica di Putin diretta contro gli Stati baltici e affermò la volontà di difendere ovunque le strutture NATO.
Il Ministro degli esteri polacco Radosław Sikorski mise in guardia tutti sulla possibilità di un “attacco letale” all’Occidente da parte della Russia (agosto 2026). Mosca a sua volta rispose affermando che anche la Russia disponeva di mezzi per difendere i propri confini in caso di attacchi. In questa situazione sempre più tesa è auspicabile che le “scaramucce” verbali in corso non abbiano a trasformarsi in reciproche azioni belliche di ostilità aperta.
Gustavo Ottolenghi
