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Gli attentati a Hitler

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Numerosi sono stati, nella Storia, gli attentati che hanno causato la morte di Imperatori, Papi, Regnanti, Capi di Stato e di Governo e Personalità influenti, uccisi per motivi razziali, politici, religiosi o di opinione e che ne mutarono il corso: ma altrettanti sono stati quelli che, indirizzati a personaggi analoghi, fortunosamente andarono a vuoto, condizionandone parimenti le sorti.

Analizzando quanto accaduto in merito in Italia nel secolo scorso, possiamo ricordare gli attentati mortali cui furono fatti segno  Umberto I di Savoia ( 29.7.1900 ), Giacomo Matteotti (10.6.1924), Carlo e Nello Rosselli (9.6.1937), e, più recentemente, il generale Carlo Alberto Della Chiesa (e sua moglie,  3.9.1972),  i giornalisti Carmine Pecorelli  (20.3.1979), Carlo Casalegno (29.11.1979) e  Walter Tobagi (28.5.1980), il Presidente della Regione Sicilia Piersanti Mattarella (6.1.1980) e i giudici Giovanni Falcone (22.5.1992)  e Paolo Borsellino (11.7.1992); e, fra coloro che scamparono nello stesso periodo, ricordiamo Benito Mussolini per cinque volte (8.10.1924, 4.9.1925, 7.4.1926, 11.9.1926, 31.10.1926) , Vittorio Emanuele III (12.4.1928), Palmiro Togliatti (14.7.1948), Amintore Fanfani due volte (4.6.1976 e 11.6.1976), Giulio Andreotti (1.1.1987), Bettino Craxi (10.2.1978) e Papa Giovanni Paolo II (13.5.1981): alcuni di questi sopravvissuti proclamarono che dovettero la loro salvezza alla volontà divina che li aveva destinati a grandi opere per l’umanità e, fra  questi ultimi, il più fortunato  fu senz’altro il Fuehrer del III Reich tedesco, Adolf Hitler, il quale, dal 1921 al 1945, scampò a ben 42 attentati.

I primi tentativi di uccidere Hitler furono escogitati da sconosciuti (novembre 1921 a Monaco; marzo e settembre 1923 in Turingia; gennaio, marzo, giugno e luglio 1932 (famoso quello tentato amministrandogli cibi avvelenati all’Hotel Kaiserhof) a Berlino; maggio 1932 a Strasund; luglio 1932 a Friburgo; marzo 1933 a Posdam nella chiesa Garnison; giugno e settembre 1933 allo Obersalzberg; ottobre 1937 ad Amburgo) tutti sospesi o sventati prima della loro attuazione.

Dal 1933 alcuni attentatori  cominciarono ad essere scoperti e quindi ad avere un nome : il primo conosciuto fu Josef (Beppo)  ROEMER, avvocato comunista di Berlino, che, nell’aprile 1933, aveva pianificato (con il supporto del Circolo antinazista di Paul Josef Stuermer) un attentato a Hitler sparandogli con una pistola davanti alla Cancelleria, ma che venne tradito dal proprio atteggiamento sospetto di fronte all’edificio, fermato, trovato in possesso dell’arma, arrestato e successivamente processato, condannato a morte e ghigliottinato undici anni dopo (settembre 1944).

Seguì, nel maggio dello stesso anno, il muratore Kurt LETTER, arrestato – pare per delazione di un compagno – mentre stava preparando un ordigno esplosivo che avrebbe voluto far esplodere in uno dei raduni di nazisti a Norimberga alla presenza del Fuehrer: arrestato, venne inspiegabilmente rilasciato senza processo (e fu l’unico nella storia del Reich).

Nel 1935 vennero scoperti due differenti gruppi di congiurati che stavano preparando attentati a Hitler, di cui uno a marzo che faceva capo al dott. Helmut MYLIUS e al capitano Hermann EHRHARDT,  e l’altro a  luglio, organizzato dal Circolo radicale di Markwitz ,  entrambi scoperti dalla Gestapo , informata da  infiltrati fra i congiurati, con  la cattura di tutti i congiurati, il loro invio in “Konzentrationslager” (campo di concentramento) e la loro successiva eliminazione.

A fine novembre 1936 Helmut HIRSCH, ebreo tedesco abitante a Praga, rientrò in Germania allo scopo di assassinare Hitler, portando una valigia contenente una bomba che avrebbe dovuto depositare nella sede del Partito nazista (N.S.D.A.P.) di Norimberga, in attesa di farla esplodere in occasione di una visita di Hitler a quella sezione. A seguito della denuncia di un doppiogiochista, Hirsch venne arrestato il 21 dicembre all’Hotel Pelikan di Stoccarda, processato, condannato a morte e ghigliottinato.

Il 20 dicembre dello stesso anno venne arrestato a Berlino un demente, Joseph THOMAS, che farneticava pubblicamente su una uccisione del Fuehrer e che fu processato, condannato a morte e ghigliottinato l’anno successivo; e, nel 1939, pare che anche un generale inglese (Frank Noel Mason Mac FARLANE e un mitomane canadese antirazzista, William STEPHENSON) si fossero accordati per compiere un attacco a Hitler, ma questo progetto rimase a livello di ipotesi.

A questo elenco di attentati comunque abortiti sul nascere, si può aggiungere quello – assai più lungo – di quelli che ebbero luogo, senza che, peraltro, nessuno di essi sortisse l’effetto sperato in quanto dovettero essere annullati per sopraggiunte fortuite contingenze.

Il 20 settembre 1935 Heinrich GRUNOW, soldato della Guardia S.S. del Fuehrer, per vendicare la strage dalle stesse S.S. compiuta l’anno prima – nella “Notte dei lunghi coltelli” – contro le S.A. (Sturmabteilung, Organizzazione paramilitare nazista in competizione con le S.S.)  cui aveva appartenuto, si attestò lungo la strada che collegava la residenza di Hitler al Berghof di Berchtesgaden e sparò tre colpi di pistola sul passeggero seduto sul sedile posteriore dell’auto (che era solitamente occupato da Hitler) uccidendolo. Ma Hitler si salvò in quanto quella volta, eccezionalmente, era lui stesso alla guida dell’auto invece di Erich Kempka, suo autista di fiducia, e la vittima fu un capitano delle S.S. della sua scorta.  Grunow, subito catturato, fu processato e inviato al Konzentrationslager di Sacshenhausen ove si uccise nel gennaio 1936 per sfuggire alle torture che gli venivano inflitte.

Maurice BAVAUD, studente francese di 22 anni, antinazista, dopo due tentativi di assassinare il Fuehrer andati a vuoto nello stesso anno, il 9 novembre 1938 si era recato a Monaco ove Hitler si sarebbe dovuto recare per presenziare all’annuale “Sfilata degli Eroi”: giunto fortunosamente, armato di pistola, a pochi metri dal suo bersaglio, dovette rinunciare al suo intento a causa di un brusco movimento del Fuehrer.  Subito individuato, arrestato, processato, venne condannato a morte e ghigliottinato nel maggio 1941 dopo tre anni di Konzentrationslager a Dachau.

Alla fine del 1938 non si realizzò neppure il progetto ideato a Berlino dal generale Hans OSTER, monarchico, che stava pianificando con altri militari (i generali Ludwig BECK e Walter von BRAUTCHITSCH) una irruzione di uomini armati nella Cancelleria del Reich per uccidervi Hitler: qualcosa trapelò ma, stranamente, solo Oster fu arrestato, processato, rinchiuso nel Konzentrationslager di Flossenburg e ivi impiccato nell’aprile del 1944.

A Varsavia, in Polonia, il 6 ottobre  1939 era prevista  la presenza di Hitler alla  annuale Parata celebrativa della vittoria tedesca sulla Polonia e Francisrek NIEPOLOKOLOCRYCKI e  Michal  KARASEVIC  TOKARZEWSKI,  membri del disciolto Esercito polacco, avevano preparato per l’occasione  un attentato al Fuehrer mediante una bomba di 500 kg di tritolo da porre e poi far scoppiare sotto il palco delle Autorità, ma Hitler annullò all’ultimo momento la sua visita mandando a vuoto l’esecuzione  del progetto.

Assai ingegnoso fu l’attentato messo in atto a Monaco nel novembre 1939 dal falegname polacco Johann Georg ELSER che, a tappe successive, aveva asportato da una cava una certa quantità di esplosivo con il quale aveva costruito artigianalmente una bomba con funzionamento a orologeria e l’aveva posta in una cassetta, coprendola con segatura onde coprirne il ticchettio dell’orologio. Nel frattempo, nel corso di due settimane, aveva scavato nottetempo una nicchia in uno dei pilastri lignei della “Burgerbraukeller”, la birreria ove, alla presenza di Hitler, si tenevano periodicamente le riunioni del Partito nazista, e vi aveva nascosto la cassetta con l’ordigno. Avuta notizia che l’8 novembre Hitler avrebbe tenuto uno dei suoi soliti discorsi nella birreria, Elser vi si recò e, tra la folla, riuscì a regolare lo scoppio della bomba nella nicchia per le ore 21, ora in cui solitamente il Fueher iniziava parlare. All’orario fissato l’ordigno scoppiò, provocando la morte di otto persone ed il ferimento di altre ventitré, ma Hitler si salvò perché, quella sera, aveva anticipato di una ora il suo intervento, allontanandosi subito dopo. Elser, individuato dalla Gestapo, tentò di fuggire in Svizzera ma alla frontiera fu riconosciuto su una fotografia segnaletica, catturato, processato, inviato al Konzentrationslager di Dachau e ivi fucilato dopo sei anni.

Questo attentato provocò in tutta la Germania un inasprimento delle misure di sicurezza, controllo e prevenzione da parte della Gestapo, mandando a monte l’attuazione di un altro attacco, progettato sin dal luglio 1939 da Erich KORDT, diplomatico antinazista, che avrebbe dovuto realizzarsi anch’esso mediante esplosivi in occasione di visite del Fuehrer.  Il 14 giugno 1942 due partigiani polacchi, Stanislaw  LESIKOWSKI (“Foresta”) e Jan SZALEWSKI (“Zibellino”) , entrati in Germania con l’appoggio di Kordt, misero tre sacchetti di tritolo da 25 kg ciascuno sulle rotaie della linea ferroviaria  Koenigsberg – Berlino  sulla quale quel giorno avrebbe dovuto  viaggiare il treno corazzato “Amerika” personale di Hitler con il Fuehrer a bordo : lo scoppio delle cariche, opportunamente calcolato a orologeria, fece deragliare il treno provocando la morte di 30 persone, ma Hitler si salvò poiché era inopinatamente sceso dal treno  nella precedente stazione di Marienberg.

Nell’ottobre dello stesso anno l’attrice  cinematografica russa Olga TCHEKOVA che viveva a Berlino e che era riuscita a farsi ammettere nello  “entourage” del Fuehrer (che ne era  ammiratore) venne contattata dal controspionaggio sovietico per indurla ad avvelenare  Hitler nel corso di un ricevimento cui fosse stata invitata versandogli un veleno nel bicchiere: dopo aver accettato, la  Tchechova rifiutò di fare quanto richiestole in quanto innamorata di un alto ufficiale delle S.S. fanatico del Fuehrer, cosi che questi si salvò  nuovamente.

Il 1943 fu l’anno in cui Hitler fu soggetto al maggior numero di attentati. Nel solo mese di marzo ne avvennero ben quattro, il primo dei quali era stato ordito da alti ufficiali dell’Esercito (Henning von TRESCHOW, Fabian von SCHLABRENDORFF, Frederich OLLBRIGHT e Rudolf Christoff von GERSDORF) che approntarono un ordigno formato da cariche di esplosivo al plastico a innesto chimico a tempo che  nascosero in una scatola di bottiglie di cognac che il maggiore Heinz BRANDT – membro dello staff di Hitler e della congiura – il giorno 14 depose nella stiva dell’aereo sul quale prese posto il Fuehrer : al momento  predisposto per lo scoppio  il timer del detonatore non funzionò , bloccato dalla rigida temperatura presente nella stiva dell’aereo,  l’attentato fallì.

Il secondo venne  escogitato dallo stesso von Gersdorf con una missione suicida, ponendosi in tasca una bomba con timer regolato per lo scoppio dopo 5 minuti, da attivare  alla presenza di Hitler : il giorno 21 si inaugurava a Berlino, nel Museo Zaghaus, una mostra del materiale bellico catturato ai russi alla quale von Gersdorf fu invitato insieme al Fuehrer, ma quest’ultimo fece solo una brevissima comparsa che non permise all’attentatore di mettere in atto il suo progetto suicida.

Questo tentativo, andato a vuoto, non fu mai scoperto. Un altro ufficiale, il tenente delle S.S. Axel von dem BUSSCHE, disgustato alla vista delle atrocità compiute dalle “Einsatzgruppen” (Squadre speciali delle S.S. in Europa) aveva escogitato anche lui una azione suicida con una bomba nascosta in tasca, da  mettere in atto  il  giorno 25 a Rastenbur, nella “Wolfsschanze” (Tana del lupo)  di Hitler (introdottovi dal colonnello Claus von Stauffenberg ) ove questi avrebbe dovuto recarsi per ispezionare le nuove uniformi invernali per la Wehrmacht: ma anche questo tentativo non poté realizzarsi poiché il treno che portava queste uniformi venne colpito da un attacco aereo alleato e Hitler, tempestivamente avvisato, non si recò a Rastenburg e la congiura non venne  mai  scoperta.

A fine marzo il quarto tentativo del mese, organizzato dai generali Hubert LANZ, Hans SPIEDEL e Hyacinth Graf STRACHWITZ (Comandante del II° Battaglione corazzato del Panzer Regiment 2) prevedeva di uccidere il Fuehrer con un attacco a lui ed al suo seguito effettuato con questi panzer a Waliki in Ucraina durante una programmata visita di Hitler: ma il Fuehrer annullò la sua visita e l’attentato non poté concretizzarsi e anch’esso non venne scoperto.

Fu invece sospeso per difficoltà pratiche nell’organizzazione, l’attentato architettato dal maggiore Georg von BOESELAGER (Comandante della Cavalleria di stanza a Berlino) che, il 14 luglio, avrebbe voluto assalire l’auto che solitamente portava Hitler dall’aeroporto di Tempelhof alla Cancelleria, travolgendola con una carica dei suoi cavalleggeri e una sparatoria sulla scorta e sul Fuehrer.

Nel 1944 fu la volta del Berghof in Bavaria ad essere teatro dell’attentato che avrebbe dovuto esser compiuto l’11 marzo nella sala delle conferenze dal capitano Eberhard von BREITENBUCH che avrebbe sparato con una pistola a Hitler nel corso della riunione che questi teneva mensilmente al suo Stato maggiore: ma la cosa non poté concretarsi poiché il capitano, a causa del suo basso grado, non venne ammesso nella sala.

Il 20 luglio ebbe luogo nella “Wolfsschanze” di Rastenburg il più serio attentato al Fuehrer, l’Operazione “Valchiria”, troppo nota (11 film, 25 documentari, oltre 200 libri e migliaia di articoli e interviste in varie lingue) per dover essere descritta. Basta ricordare che essa fu concepita nel seno degli alti gradi della Werhmacht fra i feldmarescialli Gunther von KLUGE e Erwin von WITZLEBEN, i generali Friederich OLLBRIGHT, Ludwig BECK, Eduard WAGNER, Henning von TRESCHKOW, Carl Friederich GOERDELER, Carl Heinrich von STULPNAGEL, i colonnelli Albrecht Metz von QUERNEIM, Werner von HAEFTEN, i maggiori Leonhard von MOELLENDORF e Hans Ulrich von OERTZEN e condotta in prima persona dal  colonnello Claus von STAUFFENBERG e che si concluse con la morte di quattro ufficiali superiori e il ferimento di altri venti mentre Hitler riportò solo lievi ferite. I congiurati vennero individuati e si concluse con il suicidio di von Kluge, di von Treschow, di Beck e di Wagner, l’esecuzione mediante impiccagione di oltre 200 militari coinvolti e l’arresto di oltre 5.000 loro parenti.

Un ultimo attentato al Fuehrer fu escogitato ancora addirittura un mese prima del suo suicidio, dal colonnello Dieter STAHL, responsabile della produzione di munizionamenti del Reich, che, con il tacito appoggio del Ministro per gli armamenti Albert Speer, aveva progettato di asfissiarlo facendo fluire gas tablun (altamente tossico) nei locali inferiori della Cancelleria – ove si era rifugiato Hitler – attraverso la presa d’aria di uno dei loro pozzi di aereazione. Ma anche quest’ultimo tentativo non poté compiersi poiché l’1 aprile Speer aveva dato disposizione di cessare la distribuzione del tablun in tutta la Germania e Hitler poté vivere ancora qualche settimana.

Quando, nel corso della sua vita, Hitler aveva ripetutamente affermato (il 19.7.1940 nello storico discorso al Reichstag, il 20.7.1944 a Rastenburg subito dopo l’attentato cui era scampato, sino al 1.1.1945 al Castello di Adlerhorst) di essere “invulnerabile per volontà divina”, il destino, paradossalmente, gli dette a lungo ragione.

Gustavo Ottolenghi

Nella foto, l’attentato a Hitler del 20 luglio 1944

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