Da alcune settimane i traffici navali mercantili nel Mar Rosso (il 12% del commercio totale e il 30% di quello di container al mondo) sono esposti ad attacchi di pirati contro le navi da trasporto che vi transitano. Gli ultimi attacchi hanno avuto luogo nel mese di dicembre 2023 . Il 24 dicembre a 200 miglia al largo delle coste a sud dello Yemen, un missile (o un drone) ha colpito la petroliera “Chem Pluto” battente bandiera liberiana, diretta dall’Arabia Saudita al porto di New Mangalore in India. Il 27  dello stesso mese  è stata attaccata con missili la nave portacontainer “United VIII” della Compagnia inglese “Mediterranean Shipping” (prima Compagnia di linee cargo al mondo) battente liberiana e di proprietà svizzera mentre transitava nel Mar Rosso.

La zona del mondo nella quale la pirateria navale è più attiva

Nei mesi immediatamente precedenti erano state colpite con droni una petroliera cargo del Gabon battente bandiera indiana e la petroliera norvegese “MV Blaamanen” mentre navigavano nello stretto di Bab el Mandeb. E’ questo l’importantissimo braccio di mare che congiunge il Mar Rosso a sud col Golfo di Aden (e quindi con l’Oceano indiano ), a nord con il Canale egiziano di Suez, e lambisce a est la costa dello Yemen nella penisola arabica e a ovest quella della Repubblica di Gibuti sulla sponda africana della Somalia ). Questo stretto è la zona del mondo nella quale la pirateria navale (nota come “somala”) è attualmente più attiva. Le altre regioni del mondo nelle quali agiscono oggi più intensamente altri gruppi pirateschi sono lo Stretto di Malacca (tra l’isola di Sumatra e la penisola malese) e lo Stretto di Singapore (tra l’isola omonima e l’arcipelago delle isole indonesiane Riau). Gli attacchi della pirateria somala vengono attribuiti, sia direttamente che indirettamente, alle milizie “Ansar Allah”, braccio armato del gruppo terrorista yemenita “Huthi”.

Obiettivo dei pirati: danneggiare le attività commerciali di Israele

Il loro scopo è quello di danneggiare le attività commerciali dello Stato di Israele, colpendo tutte le navi dirette comunque al suo porto di Eilat, affacciato a nord del Mar Rosso. In merito a tali azioni gli U.S.A. dichiararono che, dal 1/12, sono stati abbattuti sul Mar Rosso, da aerei partiti dalla loro portaerei “USS Eisenhower” ormeggiata nel Golfo di Aden, 12 droni e 15 missili provenienti da zone vicine all’Arabia Saudita e diretti su navi ivi in transito. Dagli inizi degli anni 2000 anche navi battenti bandiera italiana sono soggette ad atti di pirateria da parte di gruppi provenienti dalle coste della Somalia. Il 25/4/2009 venne attaccata la nave da crociera “MSC Melody” a nord delle Isole Seychelles; l’8/2/2011 la petroliera “Savina Caylin” venne dirottata mentre navigava al largo della costa somala, e il 15/1/2012 la cisterna “Valdarno” riuscì a sfuggire a un tentativo di attacco al largo del Golfo di Aden. Clamoroso, anche per i successivi conseguenti sviluppi, fu ciò che avvenne il 15/2/2012 al largo della costa indiana del Kerala a carico della petroliera italiana “Enrica Lexie”.

Italiani a proteizione delle imbarcazioni a rischio

Questa nave, ritenuta assalita da una imbarcazione pirata, venne difesa da due sottufficiali fucilieri della Marina Militare italiana imbarcati sulla “Lexie” a sua protezione. Essi uccisero due pescatori giunti con la loro imbarcazione sottobordo alla nave scambiandoli per pirati. A questo fatto seguì un lungo processo internazionale ai due militari italiani. Parte rilevante degli assalti pirateschi avvenuti negli anni nelle acque del Mar Rosso e nelle sue vicinanze hanno avuto come matrice il gruppo terrorista yemenita “Huthi” (in arabo “al Huthiyyun”), noto anche come “Al Shabab al Mu’min” (“Gioventù credente”). Esso opera tramite un braccio armato (milizie “Ansar Allah”, Partigiani di Allah”) , è sostenuto dallo Iran e conta attualmente su oltre 100.000 militanti. La sua ideologia si basa su uno stretto islamismo di tipo sciita zaydita che propugna l’antimperialismo, l’antioccidentalismo, l’antisionismo e l’antisemismo totale.

Il movimento religioso “ che promuove la rinascita dello Zaydismo nello Stato islamico

Fu fondato nel 1992 a Sa’ada nello Yemen da Husayn Badr al-Din al-Houthi (che diede il suo nome al movimento) e da suo fratello Muhammad. Lo Huthismo si presentò inizialmente come un movimento religioso “ teso a promuovere la rinascita dello Zaydismo nello Stato islamico”. (Lo “Zaydismo” – dal nome del suo fondatore Zaid ibn Alì – è un movimento islamico sciita estremista diffuso pressochè esclusivamente nello Yemen. Uno dei suoi scopi è quello della lotta agli oppressori sionisti). Successivamente (anni 2000) si trasformò in milizia armata (”Ansar Allah”) che ebbe come obbiettivo – oltre alla distruzione di Israele – l’abbattimento del Governo sunnita (sostenuto dall’Arabia Saudita) al potere nello Yemen dal 1994, anno della unificazione dello Yemen del nord con quello del sud. Il logo del movimento huthista è “Dio è sommo, morte all’America e a Israele, maledizione agli ebrei, vittoria dell’Islam”.

La conquista dello Yemen dopo la caduta di Hussein

A seguito dell’invasione dell’Iraq da parte degli Stati Uniti nel marzo 2003 (Seconda “Guerra del Golfo” 2003/2011 iniziata per deporre il dittatore iracheno Saddam Hussein) e l’appoggio del Governo yemenita a tale operazione, i miliziani di Husayn si dichiararono contro gli Stati Uniti invasori e contro l’alleato Israele. Iniziarono anche una rivolta interna contro il Governo. Il Primo Ministro Alì abd Allah Saleh inviò allora contro i rivoltosi un contingente di truppe dell’esercito che riuscì a uccidere Husayn nel settembre 2004. I rivoltosi Huthi, al comando del suo successore Mehdi Hussein al Mashat presero tuttavia ben presto la supremazia sulle truppe governative. Conquistati (2010) alcuni importanti Governatorati (Sa’ada, Hajja, al Jawf), raggiunsero la capitale Sana’a nel gennaio 2015 costringendo il Presidente yemenita Abd Rabbih Mansur Hadi a dimettersi. Nello stesso anno conquistarono Rad’a, la più importante città del sud dello Yemen, e stabilirono a Sa’ada , nella regione nord occidentale del Paese, la capitale del Movimento. Da quell’anno a tuttoggi la lotta interna tra i ribelli Huthi sostenuti dall’Iran sciita e i governativi ancora presenti sostenuti dall’Arabia Saudita sunnita continua nello Yemen con oltre 125.000 morti.

Huthi alla ricerca di un riconoscimento di livello internazionale

Gli Huthi hanno stretto alleanze successivamente con la Siria, la Corea del nord, la Russia e i ribelli Hezbollah libanesi e hanno iniziato a praticare la pirateria nel Mar Rosso contro tutte le navi mercantili battenti bandiera israeliana o appartenenti a Nazioni in rapporti di commercio con Israele. Questa attività ha come scopo immediato la distruzione dell’attività commerciale internazionale dello Stato ebraico e come scopo mediatico l’ottenimento del riconoscimento delle milizie Huthi come legittime organizzazioni facenti parte del mondo musulmano antisionista. Dal 7/10/2023 – giorno dell’attacco della organizzazione palestinese islamista H.A.M.A.S. a Israele e del conseguente inizio delle sue ostilità con lo Stato ebraico — gli Huthi intensificano le loro azioni contro le navi di tali Nazioni . Hanno colpito 25 imbarcazioni israeliane nel Mar Rosso con missili balistici e cruiser ( Toufan, Soumar, Samad e Quds 2) , droni e UAV (Unmanned aerial vehicle , veicoli senza pilota) forniti loro dall’Iran. Queste azioni sono avvenute con l’aiuto elettronico loro trasmesso da navi spia iraniane ( il cargo “Beshad” e nave cargo “MV Saviz”, recentemente colpita dagli israeliani).

Tali imbarcazioni erano state ormeggiate da tempo dall’Iran in punti strategici dello stesso Mar Rosso. Nel 2002, a seguito dell’aumento di questi atti di pirateria internazionale da parte delle milizie Huthi, 29 Nazioni hanno concordato di istituire una forza navale con funzione operativa in difesa del traffico commerciale nella zona. E’ stata pertanto allestita la “Combined Task Force 150” , struttura navale al comando del NAVCENT (Naval Force Central Command) della Marina U.S.A. con sede nel Barhein. Nel 2008 la Unione Europea ha creato, con gli stessi scopi, la EUNAVFOR (Forza navale Europea) “ATALANTA” sotto il comando attuale dell’Ammiraglio spagnolo Ignacio Villanueva Serrano. Nel 2009, la N.A.T.O. ha realizzato l’analoga “Operazione Ocean Shield” con base a Bosaso in Somalia, cui hanno aderito 11 Nazioni del Vecchio Continente.

Danni per tutti

Fra le navi partecipanti a tali operazioni , dal 2023, è presente in acque somale, la fregata “Virginio Fasan” della Marina militare italiana. Le grandi Compagnie internazionali di trasporti marittimi (“Maersk” danese, “Hapag Lloyd” tedesca, “B.P. British Petroleum” e “Mediterranean Shipping” inglesi e “Z.I.M.” israeliana) si erano sempre servite del Canale di Suez e del Mar Rosso per far raggiungere il Mediterraneo (e quindi l’Europa) dalle proprie navi provenienti o dirette in Oriente. Nel 2010 hanno deciso di non correre più rischi seguendo tale rotta (“mediterranea”). Hanno quindi riattivato la antica “rotta africana”, facendo cioè raggiungere l’Europa dalle proprie navi circumnavigando l’Africa e doppiando il Capo di Buona Speranza. E questa decisione ha provocato immediatamente un crollo dell’attività commerciale del porto israeliano di Eilat sul Mar Rosso. Ne è conseguito contestualmente un grave danno per l’economia dello Stato ebraico. Danni sono derivati anche ai Paesi europei che devono affrontare l’aumento dei costi per il trasporto del petrolio grezzo e di tutte le merci provenienti dall’Estremo Oriente dirette ai loro porti mediterranei.

Indirettamente questa attività piratesca degli Huthi provoca un ulteriore danno – politico – a Israele a causa dell’interruzione imposta dall’Arabia Saudita alle trattative di normalizzazione iniziate fra i due Paesi nel 2021. L’eventuale prosieguo della pirateria navale degli Huthi sarà un altro ostacolo sulla via di quel difficile processo di “cessate il fuoco” nel conflitto in atto nel Medio Oriente tra H.A.M.A.S. e lo Stato di Israele.

Gustavo Ottolenghi

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