Si è conclusa a Torino la IV edizione del Festival internazionale dell’economia – dedicato questo anno alle nuove generazioni del mondo – inaugurata con un evento che ha toccato un argomento davvero molto di attualità, nonché estremamente complesso: il futuro dei giovani nel mondo del lavoro e l’impatto che la più evoluta tecnologia avrà in esso, in questa epoca di rapidissima evoluzione ma anche di incertezza.
Ci si chiede quali rischi comporta la rapida evoluzione tecnologica, in particolare l’intelligenza artificiale, la c.d. IA, ma anche quali opportunità potrà offrire ai giovani, in un contesto storico dove si teme, per lo più nei Paesi occidentali, che la crisi di decrescita demografica possa danneggiare l’economia.
Il nostro è un periodo di transizione, dove vengono cambiate le regole del gioco molto velocemente e ciò può generare una sorta di ansia, di isolamento e di tensione per l’incertezza del futuro dei giovani, confermata dalle statistiche che registrano un incremento dei casi di disagio in età giovanile, sfociante, talvolta, nella commissione di reati, purtroppo anche gravi. In questa riflessione sono intervenuti i premi Nobel per l’economia Daron Acemoglu e Christofer Pissarides, intervistati da Tito Boeri.
Con la premessa che l’economia permette alla società di evolversi (così come la tecnologia porta allo sviluppo, la formazione al progresso e il confronto al dialogo) si è ricordato che anche il Presidente Mattarella ha elogiato l’iniziativa di questi eventi di divulgazione e di formazione collettiva, precisando che lui stesso ha ricordato come ai giovani sia più utile trasmettere gli strumenti per creare dei modelli, anziché semplicemente i modelli stessi, che per loro natura si evolvono nel tempo.
Christopher Pissarides, grande conoscitore dell’IA, ha ricordato come la stessa possa essere vista nell’ottica ottimistica (laddove si possono intravedere opportunità anche per i lavori meno qualificati e con risparmio di tempo ed energia per quelli più gravosi) ovvero nell’ottica più pessimistica (laddove si intravedono problemi di sicurezza, di effetti negativi sulla democrazia, sullo spostamento di persone, di perdita di posti di lavoro). Come in tutte le cose l’uno o l’altro orientamento dipende dalla direzione che verrà intrapresa e dall’utilizzo che verrà fatto dalle nuove generazioni e, proprio per questo, sarà necessario un intervento, anche istituzionale, sui sistemi educativi.
Daron Acemoglu, grande conoscitore delle dinamiche di interconnessione tra le l’economia la politica e le istituzioni, ha una visione ottimistica del futuro dei giovani nel campo del lavoro e, quindi, della vita in generale. Già negli ultimi 30 anni si è assistito ad una sempre maggiore automazione dei posti di lavoro, anche qualificati.
Secondo lo studioso si avrà sempre più bisogno di informazioni utili reperibili nel web e questo potrà essere un aiuto per tutti i lavoratori, anche i meno qualificati (a titolo di esempio, un elettricista che acquisisce sempre maggiori informazioni professionali potrà avvicinarsi alle competenze di un ingegnere e magari anche il suo stipendio potrà avvicinarsi a quello del lavoratore più qualificato). L’IA potrà pertanto essere, nella direzione corretta, una sorta di uso complementare alla capacità umana. Già il padrino di internet, circa 65 anni fa, anelava ad un “accoppiamento” tra internet e mente umana e, ora, l’IA potrebbe davvero essere un mezzo per realizzare questo sogno, ossia ampliare ciò che l’essere umano può fare!
Purtroppo non è questa la direzione che al momento pare essersi intrapresa, come osserva Christopher Pissarides. Ora si è focalizzati sul guadagno, su prodotti che funzionano meglio e quindi più vendibili, con una tendenza all’isolamento dell’essere umano. In passato, lo studioso, come egli stesso ha riconosciuto, era più ottimista sull’IA, mentre ora è un po’ più preoccupato per le implicazioni che essa può avere sulla vita delle persone. I colossi mondiali dell’IA, gli USA in primis e poi la Cina, non dovrebbero scontrarsi su questo tema, ma collaborare a vantaggio di tutta l’umanità!
Le istituzioni – che talvolta hanno difficoltà ad adeguarsi per via della velocità dei cambiamenti – cosa possono fare per i nostri giovani? Certamente influire sul loro iter formativo, cercando di sponsorizzare il più possibile le cosiddette materie STEM (matematico/scientifiche) sicuramente sempre più necessarie per la gestione dell’IA in campo lavorativo. Non si dimentichi di ricordare il bias di genere, che implica una diversità di formazione tra maschi e femmine, tradizionalmente portate per lo più a studiare materie umanistiche.
È pur vero che rimarranno sempre professioni insostituibili con sopravvivenza delle “vecchie” competenze, quali, a titolo di esempio, la professione dell’avvocato, dell’allenatore, dell’albergatore, dell’infermiera e sempre più del caregiver, considerato il fenomeno dell’invecchiamento della popolazione. Christopher Pissarides ha fatto uno studio sulle caratteristiche maggiormente richieste dai datori di lavoro negli ultimi anni nel Regno Unito e questo ha evidenziato che comunque vengono ancora e molto richieste le capacità di comunicazione, manageriali, di orientamento alle soluzioni, di empatia, di capacità relazioni con la clientela, oltre, ovviamente, alle competenze e capacità tecniche per il ruolo professionale specifico.
In sintesi, quali consigli si possono abbozzare per i giovani che si stanno formando per il loro futuro? Certamente una cultura di base è sempre necessaria (storia, letteratura, filosofia), ma con preferenza per le Stem – la matematica è il linguaggio della scienza – certamente più idonee anche al dialogo con l’IA.
Ciò premesso, tuttavia, considerato che la tecnologia cambia molto velocemente, un po’ curiosamente, viene sconsigliata dagli studiosi un’alta specializzazione! Si prevede che nel futuro vengano apprezzati i giovani molto flessibili (che si adattano a fare molte cose) rispetto a quelli super specializzati. Daron Acemoglu ha precisato che, ora anche in USA, non si incontrano facilmente gli skills della domanda e dell’offerta nel mondo del lavoro e proprio per questo la flessibilità è comunque un vantaggio.
Avviandoci alle conclusioni, come si auspica dovrebbe essere la direzione ideale dell’IA in un futuro non così lontano per i giovani? Certamente l’IA dovrà essere al servizio dell’uomo e non contro di esso, dovrà aiutare la ricerca nella cura contro le malattie più gravi e favorire la soddisfazione dei bisogni della persona in generale. Dovrà inoltre aiutare i lavoratori, anche quelli meno qualificati, nelle loro conoscenze professionali e sollevarli dai lavori più noiosi e monotoni, regalando nel contempo anche un prezioso risparmio di energie lavorative da utilizzare più proficuamente in altra maniera.
Volendo sintetizzare, a Christopher Pissarides, sono state domandate le regole che secondo lui sarebbero necessarie per gestire in maniera ottimale l’IA. Ebbene, lo studioso ha enucleato tre regole fondamentali: la negoziazione (anziché la contrapposizione) tra i due colossi mondiali Usa e Cina, la trasparenza (che talvolta non è facile avere) e infine, molto importante, gli incentivi che bisognerebbe riconoscere ai modelli di sviluppo incentrati sul benessere dell’essere umano.
Gli ottimisti, infatti, auspicano, con l’aiuto dell’IA, una soluzione di cura per ogni malattia nel prossimo futuro, mentre i pessimisti temono una distruzione di massa, per mezzo delle armi letali. Volendo spezzare una lancia a favore dell’ottimismo, si può osservare che, nella storia, nessuna specie vivente, sino a ora, si è ma autodistrutta per sua volontà. Ma una specie umana potrebbe tentare di prevaricare sulle altre. Purtroppo.
Liliana Perrone
