L’ultimo saggio di Vittorio Emanuele Parsi (professore di Relazioni Internazionali presso l’Università Cattolica di Milano) affronta, con competenza e chiarezza, il punto nodale dell’attuale situazione dei rapporti tra Stati e popoli del mondo. L’invasione russa dell’Ucraina deve essere considerata non solo una “dichiarazione di ostilità mortale nei confronti di quel Paese, ma è anche una esplicita aggressione all’Occidente democratico ed ai principi ed alle regole su cui si fonda”.

L’Europa, scrive Parsi, dopo secoli di lotte intestine tragiche e laceranti che ne avevano fatto “il posto della guerra”, ha potuto godere, dal 1945 in poi, di oltre 70 anni di pace, grazie all’assunzione di una identità diversa rispetto a quella dei secoli precedenti. Il “nuovo Occidente” ha assunto, come forma di organizzazione politico – territoriale, la democrazia. Come organizzazione economica, l’economia di mercato e come modello sociale quello delle “società aperte”.

Oltre al fondamentale principio del rifiuto della guerra di aggressione e di occupazione militare di territori altrui o confinanti. E questo è proprio l’esatto contrario dell’attuale visione del mondo di Putin, secondo il quale l’Occidente e la sua “pace democratica” costituiscono una minaccia per la Russia, non tanto e non solo per la pressione militare ai suoi confini, quanto perché l’Europa costituisce “un modello di successo percepito come pericoloso” per la sopravvivenza del suo regime autoritario.

Si deve porre quindi attenzione, conclude Parsi, su quale sia il “costo della pace” e cioè quali sacrifici, economici, con distruzione del territorio e, addirittura, in vite umane, i Paesi occidentali siano disposti a sopportare per respingere l’”invasione barbarica” che incombe dall’Est, ad opera di tiranni e despoti. Il vero nodo della questione è in definitiva questo: non è vero che la guerra in corso tra Ucraina e Russia non è “affar nostro” e ci permette di assistere, quasi da spettatori, al risultato finale.

La guerra in corso è infatti “tanto loro quanto nostra: perché se l’Ucraina dovesse soccombere, con lei crollerebbe l’intero edificio della pace e collasserebbe quell’ordine che è stato condizione e motore dello sviluppo della “nostra Europa” pacifica e democratica”. Un saggio di grande attualità e che ci pone domande scomode.

Alessandro Re

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