New York, 3 febbraio 2026. Erik Bottcher, esponente del Partito Democratico e portavoce del movimento Lgbtq, trionfa alle elezioni del Distretto 47 del Senato di N. Y. con quasi il 92% dei voti, contro il 7,5% della repubblicana Charlotte Friedman. Una notizia che ha galvanizzato anche in Italia gli anti Trump.

A dire il vero, i dem in quel distretto avevano sempre spadroneggiato: nel 2024 il democratico Brad Hoylman-Sigal (poi dimessosi per assumere la presidenza del distretto di Manhattan) aveva vinto con circa l’80.%. Però la vera notizia, ignorata, a quanto mi risulta, dai media mainstream, non è che in un’elezione locale il Partito democratico sia passato dall’80% al 92%. La tragica notizia è che su 230 mila iscritti, hanno votato in 13.200. Cioè il 5,7%, contro il 60% del 2024.

È vero che le elezioni precedenti erano inserite in un contesto generale che favorì l’affluenza. Ma questa precisazione “tecnica” potrebbe giustificare un calo di 10-20 punti percentuali, cioè dal 60% al 40-50%, non un azzeramento di fatto. Questo crollo, anche se in proporzioni un filo meno drastiche, è comune a tutte le elezioni locali USA di questi mesi. Ad esempio, nell’elezione del Distretto 9 del Senato del Texas, tenutasi lo scorso 31 gennaio, il circolo mediatico sottolineò con enfasi che il candidato democratico, Taylor Rehmet aveva vinto con il 57% dei voti, violando una roccaforte repubblicana. È vero, peccato però che i media mainstream abbiano trascurato di sottolineare come la percentuale dei votanti sia scesa dal 48% delle elezioni precedenti (2022) al 15%.

Quali i motivi della desertificazione delle urne? Appare necessario studiare con grande attenzione il fenomeno, perché una democrazia senza la partecipazione del Popolo per definizione non è una democrazia. Del resto una quota sempre maggiore di cittadini di Paesi occidentali non crede più alla democrazia. O almeno alle istituzioni (sedicenti) democratiche. In Italia, l’ultimo rapporto Censis (dicembre 2025) ha rilevato come un terzo dei cittadini ritenga che oggi un’autocrazia sarebbe in grado di difendere gli interessi del Popolo meglio dell’attuale sistema democratico.

Tornando agli States, eloquenti sono i risultati dell’autorevole sondaggio (per quanto possa essere autorevole un sondaggio) presentato da Abc News e The Washington Post (rilevazione Ipsos 12-17 febbraio 2026). In Italia la maggioranza dei media, facendo disinformazione, hanno pubblicato solo un dato di questa approfondita e articolata indagine, quello che vede la fiducia degli americani in Trump scesa sotto quota 60%. Sembrerebbe dunque che i democratici siano destinati a una serie di trionfi elettorali. Ma a leggere l’intero rapporto Abc News/The Washington Post/Ipsos non è per niente così. A dire che i dem possano governare meglio di Trump è solo il 31% degli intervistati, mentre il 33% è convinto che The Donald sia da preferire. Il problema è che il restante terzo (abbondante) degli americani non dà credito a nessuno dei due schieramenti. Il che conferma la sfiducia nella democrazia.

Milo Goj

Milo Goj

Milo Goj, attuale direttore responsabile de L’Incontro, ha diretto nella sua carriera altri giornali prestigiosi, come Espansione, Harvard Business Review (versione italiana), Sport Economy, Il Valore,...

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