L’arrivo dei migranti in Europa dall’Africa evidenzia ancora una volta la mancanza di un’integrazione completa fra le nazioni europee. Gli interessi particolari dei singoli stati dell’Unione sembrano, a volte, prevalere su una visione comunitaria e solidale. Questa situazione ha creato un attrito politico e diplomatico fra l’Italia e la Francia in merito all’approdo delle navi delle ONG cariche di migranti. Non è la prima volta e non sarà l’ultima che le due nazioni si scontrano e rivaleggiano per qualche particolare questione. Vale la pena, dunque, ricordare la dinamica, a volte conflittuale, delle relazioni fra i due Paesi negli ultimi due secoli.

La presenza francese in Italia portò cambiamenti importanti

A cominciare dall’età Napoleonica, quando l’Italia era ancora solo un’entità culturale e spirituale e la penisola fu considerata dai Francesi una provincia o una colonia. Gli Italiani prestarono servizio negli eserciti di Napoleone in 360.000 di cui 120.000 morirono, soprattutto in Russia. La dominazione fu a volte dura e molte opere d’arte furono portate in Francia. Eppure, la presenza francese in Italia non lasciò solo risentimento, ma anche dei cambiamenti irreversibili e un clima che, nonostante la Restaurazione del 1815, porterà al Risorgimento. Sopravvissero infatti il Codice Civile con l’uguaglianza giuridica e l’accesso della borghesia al pubblico impiego. Fu realizzata la maggior parte dei musei italiani, con lo scopo, come era accaduto in Francia, di far conoscere al maggior numero possibile di persone le opere d’arte. Gli Italiani inoltre, combatterono per la prima volta tutti insieme e cominciò a formarsi un sentimento di appartenenza ad una comunità.

I cambiamenti nel periodo risorgimentale

Durante il Risorgimento si può affermare che i Francesi abbiano provato la stessa simpatia degli Inglesi per la causa italiana. Napoleone III°, per compiacere i cattolici francesi, pose fine alla Repubblica Romana del 1849. Nella seconda guerra di Indipendenza, decise di interrompere le operazioni militari contro l’Austria con l’armistizio di Villafranca del 1859. Eppure, grazie alla Francia, l’Italia riuscì a ottenere la Lombardia. Da un lato Napoleone III° volle sostenere il grande gioco politico europeo con la nascita di nuovi stati, ma dall’altro fu contro la creazione di una nuova potenza rivale. Avrebbe voluto solo uno stato satellite della Francia nell’Italia settentrionale e non una penisola unita. La situazione, però, gli sfuggì. L’Italia si rivolse alla Prussia per ottenere il Veneto in una guerra con l’Austria e poi, approfittando della sconfitta francese di Sedan del 1870, sempre ad opera della Prussia, riuscì a conquistare Roma e a completare l’Unità d’Italia.

Modello ammministrativo francese punto di riferimento

Negli anni successivi, l’Italia seguì il modello amministrativo francese e raccolse le risorse per le privatizzazioni da Parigi, che era la piazza finanziaria di riferimento per i titoli del debito pubblico italiano. Vi fu rivalità nel Mediterraneo, dove la Francia già dominava da tempo, in Tunisia, Marocco e Algeria. La situazione migliorò quando l’Italia combatté nella Prima guerra Mondiale a fianco della Gran Bretagna e della Francia secondo il Trattato di Londra, riuscendo ad ottenere il Trentino, l’Alto Adige, Trieste e l’Istria. Alla Conferenza di pace di Parigi del 1919 non vennero tuttavia rispettate tutte le clausole dell’accordo che riguardavano l’Italia. E questo contribuì al sentimento diffuso della “vittoria mutilata” che fu presente alla fine della guerra.

La svolta delle relazioni tra Francia e Italia si ebbe durante il fascismo

Durante il Fascismo i rapporti diventarono complicati fino alla rottura. La guerra italiana in Etiopia causò contro il regime fascista le sanzioni, che però i Francesi non applicarono in maniera drastica e totale. Poi, vi fu la cosiddetta pugnalata alla schiena dell’Italia a una Francia ormai sconfitta da Hitler. Quando il Ministro degli Esteri Ciano comunicò la dichiarazione di guerra, l’Ambasciatore francese a Roma, François Poncet, disse: «E’ un colpo di pugnale ad un uomo in terra». Ed aggiunse: «I tedeschi sono padroni duri, ve ne accorgerete». Le truppe italiane che occuparono la Francia si comportarono però in modo molto umano e questo impedì, dopo la guerra, un risentimento dei Francesi verso gli Italiani.

La durezza di De Gaulle alla fine della II guerra mondiale

Il Generale De Gaulle, alla fine della guerra, fu comprensibilmente duro con l’Italia nelle richieste di territori come risarcimento, ma poi si accontentò di poco. Nel dopoguerra la Francia ebbe numerosi gesti di amicizia nei confronti dell’Italia come la creazione dell’Unione doganale, il sostegno dato per entrare nell’Alleanza Atlantica, la collaborazione nella costruzione europea. In Europa la Francia, che ha un seggio permanente al Consiglio di Sicurezza dell’ONU, ha sempre pensato di poter giocare un ruolo preminente. Ciò è stato possibile fino alla riunificazione della Germania, divenuta, come prevedibile, il vero centro geopolitico dell’Europa. In questa situazione la Francia cerca spesso un’alleanza con l’Italia, altre volte favorisce l’asse franco tedesco. Nei rapporti transalpini l’Italia ha l’impressione, legittima, di essere in una posizione subalterna e preferisce quindi cercare collaborazioni con gli Stati Uniti e la Germania. Agli Americani, ed anche ai Britannici, è legata in modo particolare per la politica estera, ai Tedeschi per l’economia.

Nel corso dei decenni, con i cugini d’oltralpe vi sono state numerose occasioni di attrito. Ad esempio quando Giscard d’Estaing si è opposto all’entrata dell’Italia nel club dei paesi più industrializzati. A causa della “dottrina Mitterand” secondo la quale il governo francese poteva dare asilo ai terroristi italiani. Quando le nostre aziende hanno cercato di acquisire quelle strategiche francesi trovando l’opposizione del loro governo. Nel 2011 in occasione della guerra in Libia per destituire Gheddafi e della crisi del debito pubblico italiano. Successivamente, vi sono state numerose collaborazioni anche in ambito UE fra i due Paesi e con il governo Draghi è stato sottoscritto il Trattato del Quirinale per una cooperazione bilaterale rafforzata. Ora, con il governo Meloni, ecco il nuovo contrasto sui migranti. Per affinità culturali e umane il rapporto fra le due nazioni dovrebbe essere invece improntato alla più completa solidarietà.

E’ interesse comune, infatti, preoccuparsi dell’arrivo dei migranti dalle coste della Libia, per evitare migliaia di vittime innocenti, il disordine che regna nel Mar Mediterraneo e i problemi dell’accoglienza nel continente europeo. Non si possono lasciare tutti i problemi degli sbarchi alle nazioni di transito come l’Italia, la Grecia e Malta, che non sono le destinazioni finali. Sembrerebbe che in ambito Ue sulla questione migranti qualcosa si stia muovendo con la predisposizione, da parte della Commissaria agli Affari Interni Ylva Johansson, di un nuovo piano di cooperazione in 20 punti, ma è ancora poco. Il problema riguarda anche il territorio costiero della Libia, un Paese diviso che vede la presenza della Russia e della Turchia. E’ necessario considerare l’opportunità che l’Unione Europea o la NATO inviino un Contingente militare internazionale in Libia per poter presidiare le coste.

L’Europa non può rinunciare, in ragione di interessi egoistici o pavidità, alle sue responsabilità e a una vera visione strategica del futuro. De Gaulle diceva che non c’è Francia senza grandezza. Oggi, aggiungerei che non c’è Europa senza grandezza. E la grandezza è possibile solo per un’Europa di nazioni, perlomeno, solidali fra loro. A cominciare da Francia e Italia.

Lorenzo Bianchi

 

 

Lorenzo Bianchi

Avvocato, studioso di Storia e di Diritto Umanitario con particolare interesse per il Diritto Internazionale dei Conflitti Armati.