Le Edizioni Il Lupo di Sulmona, con sede a Ladispoli, hanno un catalogo di tutto rispetto di libri legati all’escursionismo, a piedi, in bicicletta, in compagnia del cane e così via in luoghi dell’Abruzzo e del Lazio, ma anche di altre regioni, con foto e testi esemplari e corredati da mappe di grande utilità per gli appassionati.

Ora è la volta di Roma, che è visitata con foto e testi rispettivamente del fotografo Fabio Bedini e dello scrittore Alessandro Mauro, che hanno dato corpo al libro “Negli occhi di chi guarda”, e il significativo sottotitolo: “Pezzetti di Roma in qualche foto, poche parole e tanti passi”.

Interessante l’approdo ad esso. Nel 2016 Alessandro Mauro aveva scritto un libro sulle tante scalinate a Roma, dal titolo: “Se Roma è fatta a scale” (Exòrma editore). Stimolato da questo, il fotografo Fabio Bedini (sua la raccolta fotografica “Scorci di Cupolone”) ha preso gusto nel fotografare le scalinate, quindi ha contattato Mauro, che non conosceva, proponendogli di fare qualcosa insieme. Il compito era apparentemente semplice: Bedini fotografa il soggetto romano, e lo scrittore completa gli scatti con brevi testi.

L’idea ha dato vita a una rubrica, “La cartolina”, pubblicata settimanalmente sul sito Roma Report, che va avanti, con successo, da tre anni. Alla fine i due autori si sono resi conto di avere materiale a sufficienza per farne un libro, ed è nato, appunto, “Negli occhi di chi guarda”. Ne abbiamo parlato con Alessandro Mauro.

Chiedo a te, Alessandro, che hai scritto i testi: questi sono sempre nati dalla fotografia, ovvero dalla immagine artistica, o dal soggetto? Te lo chiedo perché ritengo che una foto realizzata da un fotografo sia molto diversa da quella che può fare chiunque magari con il proprio smartphone…

Sì, i testi sono sempre nati dagli scatti di Fabio. Lui gira per la città e la fotografa. Poi mi manda le foto, e io scrivo qualcosa su quelle che mi fanno venire voglia di farlo. Poi gli rimando le combinazioni di testi e foto che passano la selezione di mia figlia, e solo quelle che convincono anche lui diventano “cartoline” e approdano su Roma Report. In questo siamo piuttosto rigorosi: fare cose che piacciono a noi, prima di tutto, ci pare la condizione di base perché possano piacere anche a chi guarda e legge.

Quanto agli smartphone, anche io vado molto in giro per Roma, e faccio a mia volta foto, ma con il telefono. E sì, temo che i risultati non siano gli stessi.

L’idea del libro è nata dopo la rubrica settimanale, prima o durante? E di chi è stata?

Direi durante, visto che la rubrica è ancora in corso. A un certo punto abbiamo fatto una mostra, intitolata “Baci da Roma”. È stata una bella esperienza, ma anche la circostanza in cui ci siamo accorti che forse eravamo pronti per un libro.

La selezione delle foto da metterci dentro, con i relativi testi, è stata una delle cose più difficili. Al momento di questa intervista, la rubrica è arrivata alla cartolina numero 177, mentre nel libro ci sono solo 90 foto. Questo come immagini ha comportato qualche rinuncia. Ma soprattutto abbiamo cercato di armonizzare il nostro approccio “artistico”, se si può dire così, con la volontà della casa editrice di offrire suggerimenti su luoghi da vedere e camminate da fare.

Tu sei autore di “Se Roma è fatta a scale” e “Di questa doppia Roma”, e ora, ancora Roma in “Negli occhi di chi guarda”. Oltre al fatto di vivere a Roma, cosa ti lega alla città così tanto da dedicarle gran parte dei tuoi libri?

Sono nato qui, e ci ho sempre vissuto. Questo di solito basta a creare un legame con un luogo. Il resto lo fa il luogo stesso, che in questo caso è l’inarrivabile teatro del tempo che abbiamo per città. Comunque dici bene: buona parte. C’è un filone narrativo inaugurato qualche anno fa con “Basilio – Racconti di gioventù assoluta”, che non riguarda esplicitamente Roma e che forse continuerà.

Eppure, ora tu vivi fuori Roma, del centro storico per lo meno, vivi a Casal Palocco, a ridosso di Ostia. Una scelta di vita dovuta a che cosa, visto che, come hai scritto nella introduzione, una città è soprattutto quella che ne fanno gli abitanti? Tra l’altro in quasi tutte le foto non ci sono le persone…

Sono arrivato in questa periferia, che ha il suo bello, quando avevo dieci anni. Questo ovviamente crea un legame, anche se tempo fa ho vissuto per qualche anno dalle parti di Piramide, e pure quello è un posto che sento come casa. Mi è capitato di sentirmi dire che il mio sguardo su Roma, una sorta di leggerezza, possa essere collegato al fatto di vivere fuori dal caos. Magari è così. Comunque per me è Roma pure questa.

Quanto al fatto che nelle foto non ci siano quasi mai persone, è proprio perché una città è ciò che ne fanno i suoi abitanti. La città è di suo una delle massime realizzazioni umane, e la nostra traccia c’è comunque, in un’opera d’arte o in un cumulo di immondizia, nelle mura o nelle scritte sui muri.

Le foto rappresentano tutte angoli di Roma storica e anche di qualche borgata storica con poche immagini postmoderne, diciamo una versione in bianco e nero de La Grande Bellezza, ma chi la vive viene penalizzato dal traffico caotico, i tanti, troppi, disservizi, il pattume, le erbacce, le buche, e la facile “incazzatura” degli attuali abitanti. Forse sarebbe molto interessante fotografare anche questa Roma. Che ne pensi?

Non abbiamo un’idea di partenza su quello che le nostre “foto parlanti” dovranno dire. Non ho mai indicato a Fabio cosa fotografare, né lui mi ha mai detto cosa scrivere. Dunque in quello che facciamo c’è di tutto: problemi e meraviglia, ma in ordine sparso. Non ci interessa magnificare Roma, che non ne ha bisogno, né fare esplicitamente inchiesta sulle sue molte difficoltà.

Di sicuro però, quello che guardiamo ci interessa: il libro parla la lingua della partecipazione. E se qualche volta avvicina il lettore alla città, evviva. Il nostro sguardo è per definizione superficiale: in fondo si tratta di foto con due o tre righe di testo. Ma può capitare, anche per caso, che ogni tanto colgano qualche tipo di essenza. Comunque “versione in bianco e nero de La Grande Bellezza” è un gran bel complimento.

Lo scrittore Alessandro Mauro con il fotografo Fabio Bedini

Diego Zandel

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