Ho apprezzato l’intervento di Massimo Chioda, approfondito, articolato e in grado di chiarire aspetti difficilmente comprensibili per i non addetti ai lavori. Io non ho le competenze per affrontare la questione dal punto di vista giuridico o istituzionale. Ne, tantomeno, ho sviluppato inchieste per sapere se tutto è stato fatto alla regola e senza inciuci.

Affronto la questione da un altro punto di vista: quello del clamore mediatico e dei relativi commenti. Giornali e social, pressoché all’unanimità, si sono scatenati contro la grazia a Nicole Minetti lasciandosi spesso andare a considerazioni puritane e bacchettone. Da studioso della comunicazione ho colto che, a volte in modo esplicito, altre più subdolo, la questione vera è che la signora viene associata a Berlusconi e a uno stile di vita lussuoso e gaudente.

Si tirano ancora in ballo bunga bunga, cene galanti, olgettine, come se i divertimenti privati di Silvio fossero una delle principali cause del declino italiano. Non so se Nicole abbia ricevuto la grazia in seguito a non meglio identificati “privilegi”. Ma ho sempre pensato che contro di lei, come contro tutta la cerchia del Cavaliere (che gli abbiano tolto il titolo è per me irrilevante, anche Gianni Agnelli era chiamato Avvocato, mentre era solo laureato in giurisprudenza) via sia stato accanimento.

Anche se Minetti ha avuto problemi per il cosiddetto scandalo Rimborsopoli, viene bruciata sul rogo mediatico per la sua condanna per favoreggiamento alla prostituzione. Ora è vero che la Legge è Legge, ma dal mio punto di vista procurare ragazze maggiorenni (non minorenni come erroneamente, o addirittura in mala fede, afferma qualcuno) consenzienti a Berlusconi, a sue spese, non è tra i crimini più efferati.

Sottolineo la parola consenzienti. Erano probabilmente prestazioni mercenarie, ma non obbligate. Le ragazze tornavano spontaneamente da Silvio, a differenza di quanto sarebbe accaduto nell’isola pedosatanista di Epstein. La sproporzione tra le colpe di Nicole e l’ondata di sdegno suscitata dal perdono ricevuto,  suona esagerata e fuori luogo se consideriamo chi sono stati i beneficiari della grazia prima di lei.

Ecco gli ultimi quattro casi. F. C. condannato per aver ucciso la moglie con un cuscino mentre dormiva (si difese affermando che la donna era malata e non voleva più vederla soffrire) H. A. scafista condannato per omicidio plurimo di 49 migranti. G. F. condannato per aver ucciso il padre a martellate. M. Z. condannato per aver ucciso di botte il figlio adottivo, che maltrattava spesso e volentieri.

Insomma, se la grazia a una ragazza bella e ricca, colpevole solo di aver fatto passare ore liete a Silvio, sia pure grazie ad amori mercenari, suscita livore e polemiche, mentre quella concessa a uxoricidi, scafisti responsabili di stragi, parricidi e assassini di adolescenti cade nell’indifferenza, vuol dire a mio avviso che il Paese è ammalato di perbenismo condito d invidia sociale.

Milo Goj

Milo Goj

Milo Goj, attuale direttore responsabile de L’Incontro, ha diretto nella sua carriera altri giornali prestigiosi, come Espansione, Harvard Business Review (versione italiana), Sport Economy, Il Valore,...

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