Da Primiero si potrebbe salire verso il settore Marmolada, Falzarego, Tofane, Monte Piana, teatro di audacissime imprese alpinistiche dei reparti specializzati degli eserciti in guerra, ma in quei posti andrò in un secondo momento.

Ora torniamo in Valsugana e scendiamo verso Bassano del Grappa.

La cittadina merita una visita.

Quei trentun ragazzi, partigiani o renitenti alla leva (e quindi “oggettivamente” partigiani), impiccati uno per uno con la fune trascinata dal veicolo militare a passo d’uomo nel viale in centro… una delle pagine più atroci e cruente del periodo repubblichino.

A pochi minuti il Ponte degli Alpini e poi l’Ossario con circa cinquemila salme.

A colpo d’occhio il Monte Grappa sembra lì, attaccato. “Sembra”. La Strada Cadorna si inerpica da Romano d’Ezzelino tra bacheche e piazzole d’artiglieria, passando per il ponte che costituì il punto più avanzato di penetrazione delle truppe nemiche dopo Caporetto. Ma su, ancora, il tutto per quasi quaranta chilometri di strada tra boschi prima e prati poi, pascoli butterati dai colpi d’artiglieria. La vista si fa sempre più ampia e magnifica sulla pianura e sui monti circostanti.

Sul Monte Grappa si snodano vari itinerari escursionistici, dai Colli Alti alla Cresta degli Asoloni a quella dei Salaroli, attraversando i campi di battaglia.

Ma io arrivo alla vetta, questa volta, in auto.

In prossimità della cima la Strada Cadorna riceve l’innesto della Strada Generale Giardino (che volle essere qui sepolto) e ricordo proprio in questo punto una nebbiosa mattina di inizio settembre 1975 in cui, infreddoliti e stanchi dopo una notte all’addiaccio, abbiamo aspettato il passaggio dei concorrenti del rally di San Martino di Castrozza. La nebbia era così fitta che distinguevamo le vetture dal rumore e dalla posizione dei fari supplementari…

Pensiamo al disagio e alla sofferenza di decine di migliaia di soldati che hanno calcato questi monti, teatro di autentica carneficina in tre fasi cruciali dell’ultimo anno della Grande Guerra: dopo la disfatta di Caporetto, nel corso della “Battaglia del solstizio” e negli ultimi giorni nell’ottobre 2018, quando valorosi reparti austrungarici furono prevedibilmente sacrificati in una vana resistenza davanti alla irresistibile avanzata della fanteria e poi definitivamente travolti dalla cavalleria italiana, che dilagò a nord ovest verso la Valsugana.

Sulla vetta il Sacrario italiano e quello austrungarico con oltre ventiduemila salme.

Gli Italiani sono oltre dodicimila.

Oltre diecimila sono, però, i militi ignoti e questo rende l’idea dell’ecatombe.

Sulla sommità le strutture marmoree con incisi i nomi dei campi di battaglia della zona e la vista spazia sull’orizzonte sterminato.

All’interno della Caserma Milano si trova il Museo.

Imperdibile la visita alla Galleria Vittorio Emanuele che entra nelle viscere della montagna proprio in prossimità del parcheggio, era munita di un formidabile numero di bocche da fuoco e postazioni per mitragliatrici: la Galleria si snoda per oltre cinquemila metri ma attualmente è percorribile per circa ottocento metri.

Attenzione: coprirsi bene, perché già dopo poche decine di metri scendono rivoli d’acqua e si “barbella” dal freddo.

Ma noi abbiamo la bella fortuna di poterci rifocillare nell’accogliente Rifugio Bassano, lì a pochi passi: piatti caldi, robusti e gustosi.

Claudio Zucchellini

Nella foto, il Sacrario sulla vetta del Monte Grappa (Alberto Stocco / Shutterstock)

Le precedenti puntate di Storia e storie camminando lungo il fronte, dal Tonale al Carso:

Prima che “Tonale” sia solo un Suv

La “Guera Granda”, si moriva di fame e di crepacuore

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Le memorie della Grande Guerra intorno a Rovereto

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Storia e storie camminando lungo il fronte, dal Tonale al Carso. Le cinquantadue gallerie sul Pasubio

Primiero e le trincee sotto le Pale

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Claudio Zucchellini

Avvocato, Consigliere della Camera Civile di Monza, attivo in iniziative formative per Avvocati, Università, Scuole e Società Civile.