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Il crocifisso nelle scuole?

Appartiene alla Storia e la sua dimora non è la parete di una scuola, ma l’archivio di un museo

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Il nuovo Ministro grillino dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, on. Lorenzo Fioramonti, parlando alla Radio, ha dichiarato: “Credo in una Scuola laica permettendo a tutte le culture di esprimersi non esponendo un simbolo in particolare. Meglio appendere una cartina geografica del mondo con richiami alla Costituzione” riferendosi ovviamente al crocifisso appeso in tutte le scuole pubbliche d’Italia.

Questa autorevole opinione esprime una continuità con la polemica promossa, parecchi anni fa, da Adel Smith, presidente dell’Unione Islamica Italiana, dal magistrato Luigi Tosti, dalla Associazione Nazionale del Libero Pensiero “Giordano Bruno”, dall’Unione Atei, Agnostici, Razionalisti (UAAR), dalla Consulta per la laicità delle Istituzioni, dai Radicali e da molti Socialisti.

Nel corso degli anni fu tolto il crocifisso nelle aule scolastiche che ospitavano i seggi elettorali per evitare che i votanti fossero influenzati a favore della Democrazia Cristiana, il cui simbolo era una croce.

La rimozione del crocifisso dalle aule scolastiche (che dovrebbe estendersi agli ospedali, ai tribunali, alle carceri e ad ogni sede pubblica) appare sempre più necessaria in un Paese ormai multietnico, rinunciando alla contestuale esposizione dei simboli delle minoranze religiose (musulmani, ebrei, buddisti, ecc.) per motivi di spazio.

Sono subito insorte proteste da parte sia di membri della Conferenza episcopale, sia di politici di vari Partiti. La Rai-Tv, contravvenendo al metodo democratico del confronto tra fautori e contrari di un problema, ha trasmesso alle ore 21 del 1 ottobre dopo il TG2 nella rubrica “Post” un “confronto” – diretto dalla giornalista Maria Antonietta Spadorcia – fra Davide Desario (direttore di “Leggo”) e Vittorio Sgarbi (critico d’arte).

In mancanza di un contraddittorio i due personaggi si sono accaniti contro il Ministro, adducendo discutibili asserzioni. Il prof. Sgarbi, noto poligamo, ha detto, fra l’altro, che “il cristianesimo è la più grande civiltà della Storia” e che “Cristo è un uomo della Storia ed è la Storia dell’uomo”.

Sgarbi dimentica che Cristo era un ebreo rivoluzionario, che creò una nuova morale in Occidente, come Maometto nell’Islam, Buddha e Confucio nell’Asia. Dimentica che il cristianesimo, dopo aver annientato la religione antropomorfa greco-romana, si impose con la violenza delle Crociate, dell’Inquisizione, dei roghi, delle persecuzioni, delle guerre di religione in Europa, dei massacri di milioni di nativi in America.

Il crocifisso ricorda il profeta di una morale universale, la vittima di una casta sacerdotale, l’uso di uno strumento romano di morte. Appartiene alla Storia e la sua dimora non è la parete di una scuola, ma l’archivio di un museo.

Bruno Segre

 

 

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Bruno Segre
Avvocato e giornalista. Fondatore nel 1949 de L'Incontro

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