A pochi giorni di distanza dal mio precedente editoriale “Generazione Maranza“, pubblicato il 7 aprile scorso, la cronaca purtroppo mi ha smentito. Avevo scritto che questi “giovinastri”, come si diceva una volta, sono maleducati, spaventano la gente, a volte delinquono, ma non arrivano a compiere crimini gravi.

Invece l’11 aprile, una banda di maranza, per futili motivi, ha ammazzato di botte, davanti al figlio di 11 anni, a Massa, Giacomo Bongiorni. Arrestati sinora due ragazzi di origine rumene. Pochi giorni dopo, a Pavia, sempre per futili motivi, il 18enne Gabriele Vaccaro è stato pugnalato a morte, pare (siamo garantisti) da un minorenne egiziano.

E nei giorni seguenti altri gravissimi fatti di cronaca nera hanno visto come protagonisti i maranza. Ricordiamo che con questo termine, crasi tra marocchino (nel senso più ampio di straniero) e zanza (poco di buono, in milanese, termine quasi equivalente a “randa”, abbreviazione di randagio) s’intendono giovani, a cavallo tra la Z generation (nati tra il 1995 e il 2012) e la successiva generazione Alfa.

Si riuniscono in bande, si vestono griffati (in realtà quasi sempre si tratta di capi tarocchi), sono spesso dotati di coltelli (a volte li esibiscono anche a scuola) e quando non insolentiscono e spaventano i passanti, cercano la rissa con i loro coetanei. Non hanno riguardo per gli adulti che, anzi, aggrediscono spesso e volentieri. A livello etnico, nonostante l’etimo, non sono solamente stranieri o di origine straniera (di seconda o terza generazione) anche se tra i maranza gli italiani sono in minoranza.

Quello che mi colpisce è che i media mainstream ignorano questo fenomeno. Quando si verifica un delitto, vi dedicano spazio, ma rifuggono da analisi sociologiche. Quando parlano di giovani, teorizzano di una “generazione Gaza“, cioè di una generazione finalmente impegnata politicamente e nelle battaglie civili.

Ma come accade quasi sempre, trascurano i problemi reali dei cittadini. A cui può pure fare piacere che ci sia qualche ragazzo che protesta contro le stragi di Gaza, ma che è molto più preoccupata di incontrare bande di maranza. Soprattutto la sera e soprattutto pensando a quello che rischiano i loro figli soltanto andando in pizzeria.

Milo Goj

Milo Goj

Milo Goj, attuale direttore responsabile de L’Incontro, ha diretto nella sua carriera altri giornali prestigiosi, come Espansione, Harvard Business Review (versione italiana), Sport Economy, Il Valore,...

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