Ah, ci voleva proprio! Un bel tuffo nel passato!
A volte ne hai a basta di presente. Di tweet e di like.
Finalmente una bella intervista storica: una voce d’altri tempi , un balzo nell’ ieri di 130 anni. Una nobile nobilissima appassionata di auto, di cognome fa Bonaparte e Savoia: Bonaparte di nascita e Savoia di matrimonio. E così: bel mondo, paddock d’altri tempi, sponsor mecenati eccellenti, strade polverose, eroi al volante e all’acceleratore .
Che letizia intervistare Maria Letizia Bonaparte Savoia o meglio:
Maria Letizia Eugenia Caterina Adelaide, consorte di Amedeo di Savoia.

1 – Principessa, la sua prima auto

Una Fiat 3 ½ hp, tra i primi modelli usciti dalla neonata Società anonima di corso Dante a Torino. Progettata da Aristide Faccioli aveva comandi a leva e un motore di piccola cilindrata a benzina. La carrozzeria, definita “Duc” era prodotta dal fantasioso carrozziere Marcello Alessio!

2 – Un viaggio che vuole ricordare

Un viaggio in Sicilia, invitata dal Cav. Vincenzo Florio, negli anni in cui il grande pioniere dell’ automobilismo italiano studia il percorso per la Targa Florio, tra le ardue strade delle Madonie. Fu una vacanza bellissima ma furono anche giorni di intensi sopralluoghi per definire il circuito che da Termini passerà per Fontana Acque Comuni, Collesano, Isnello, Castelbuono, Geraci, Petralia, Soprana – che è il punto più alto a 1400 metri sul livello del mare! – e, poi giù in discesa, per Petralia Sottana, Castellana, Caltavuturo, Cerda per arrivare a Termini, al traguardo. Che panorami!

3 – La sua strada del cuore

Ai tempi non esistevano ovviamente strade asfaltate né, tantomeno, distributori di benzina dunque le mie scorribande in automobile prevedevano spostamenti brevi, tra Moncalieri e Torino e su(lle) quelle strade battute prima dagli Omnibus e dalle prime linee Tramway poi. La mia strada del cuore, comunque, era quella che dalla collina portava al centro di Torino, nei pressi di piazza Castello, dove, tra le vie Barbaroux e Dei mercanti facevo incetta di cappelli e abiti dalle modiste più in voga, perché l’eleganza è donna, come del resto anche l’automobile, lo definì un dì D’annunzio!

4 – Fantasy dinner con piloti del passato o del futuro, chi invita a cena?

A Palermo, nel 1906, un paio d’anni dopo in quello stesso splendido scenario di quel viaggio siciliano. Fu una cena entusiasmante: con Madame Le Blon e il marito Hubert, reduci vittoriosi dalla Targa Florio, in cui la moglie, in veste di meccanico, partecipò con il marito alla gara, a bordo di una scoppiettante Hotchkiss 35 hp. Che serata di racconti epici!

5 – Parliamo di cavalli… meglio quelli veri o quelli della sua auto?

I cavalli veri furono una mia grande passione nonché passatempo benedetto in quel “tenebroso” Moncalieri. Ma la mia indole irrequieta e curiosa, attratta da ogni innovazione, non poteva che farmi innamorare anche dei cavalli scalpitanti dell’automobile: il passaggio, poi, fu dolce, la stessa scocca della mia prima auto, la 3 ½ hp, evocava proprio una carrozza!

6 – Ci parli della coppa Salemi e della sua passione per i circuiti…

Sì sono stati anni ruggenti, di corse e circuiti, vernissage e premiazioni. Divenne perciò d’uso che imprenditori automobilistici e appassionati donassero premi e coppe alle varie competizioni che via via venivano istituite. Io offrii questa coppa in memoria del mio unico e amato figlio Umberto, conte di Salemi, morto ahimè prematuramente.

7 – E dietro la curva ?

C’è sempre e ancora qualcosa da scoprire!

Eraldo Mussa

eralmussa@gmail.com

Ps. Grazie a Antonella Giani, Laureata in Estetica e specializzata in editoria, qui nei panni di Maria Letizia. Panni che veste benissimo. Dal 2013 è presidente dell’associazione culturale Giardino forbito, format che ha come prima sede il Giardino Sambuy di piazza Carlo Felice a Torino e varie ramificazioni sul territorio urbano e extraurbano, diverse sono le attività in corso a Moncalieri con l’assessorato alla Cultura, tra cui Fiorile, Natale in Controluce e il Premio della Rosa Principessa Maria Letizia.

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