Di solito, il 56esimo non è un anniversario particolarmente significativo. A essere festeggiate, o comunque celebrate, sono le ricorrenze caratterizzate da un multiplo di 10 o al limite in alcuni casi, di 5. Si ricorda il 10mo, il 20esimo, il 30esimo anniversario di un evento, e così via, o anche  il 15esimo e il 25esimo (il 35esimo già di meno). Eppure quest’anno, a 56 anni dal primo ufficiale allunaggio umano, datato 20 luglio 1969, i social, che io spesso utilizzo per le mie informali analisi sociologiche, sono stati invasi da post dedicati allo sbarco sul satellite. Con dibattiti che, a due settimane dal 20 luglio, non si sono ancora esauriti.

Il motivo di questa sorprendente e apparentemente immotivata riscoperta da parte dell’opinione pubblica, dell’epopea spaziale, mi è ignoto. Provo a formulare un’ipotesi: in un mondo che, appena lasciatosi alle spalle due/tre anni di restrizioni alla libertà dovute al covid, si è trovato a fare i conti con la guerra in Ucraina e in Palestina, si è manifestato il desiderio di fare un salto nel passato per tornare a parlare di un evento all’epoca festeggiato da quasi tutti, in modo trasversale, come un grande traguardo per l’umanità.

A meritare una riflessione è però una conseguenza, non saprei fino a che punto inattesa. Le centinaia di post che festeggiavano il “20 luglio” hanno scatenato i commenti di chi non crede che l’uomo sia andato sulla Luna. Non è una novità dovuta alla  recente esplosione esponenziale delle teorie del complotto. Già nel 1978 questi dubbi avevano avuto una grande eco mediatica grazie al film di Peter Hyams “Capricorn one”, secondo cui le missioni spaziali erano una messa in scena. Sta di fatto che il popolo dei social si è diviso in due partiti che hanno polemizzato tra loro a volte con ironia, ma più spesso in malo modo.

Si è ripetuto lo schema già visto durante il Covid e la guerra ucraina, con gli alfieri del pensiero ufficiale dominante che danno dell’analfabeta funzionale (eufemismo) ai complottisti. I quali replicano apostrofando gli altri come ovini che seguono il gregge.

Se per la pandemia e la guerra in Ucraina è comprensibile che si crei un dibattito infuocato, in quanto si tratta di eventi epocali che toccano tutti noi, per l’allunaggio datato 1969 e pressoché privo di attualità e di risvolti sul nostro modo di vivere, la cosa appare più strana. Evidentemente, almeno a livello mediatico e in particolare sui new media, in questo momento la società tende a schierarsi. Non importa di cosa si parli, lo schema è sempre quello: chi crede al mainstream contro chi non ci crede.

Milo Goj

Milo Goj

Milo Goj, attuale direttore responsabile de L’Incontro, ha diretto nella sua carriera altri giornali prestigiosi, come Espansione, Harvard Business Review (versione italiana), Sport Economy, Il Valore,...

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