Il prossimo 25 luglio saranno ben 81 anni dal giorno in cui il fascismo, dopo 20 anni di regime assoluto, crollò in una sola notte. Eppure è poco nota, se non dimenticata, la figura del principale protagonista di quell’evento che avrebbe cambiato la storia del nostro Paese: Dino Grandi.
Egli, che pure era stato uno dei massimi esponenti del regime fascista, eletto deputato a soli 26 anni; Ministro degli Esteri dal 1929 al 1932 e poi Ambasciatore in Inghilterra dal ’32 al ’39; Ministro Guardasigilli e Presidente della Camera fino al 1943, fu praticamente il solo che capì la drammatica situazione in cui era ormai coinvolta l’Italia dopo lo sbarco degli Alleati in Sicilia, avvenuto il 10 luglio 1943.
La guerra era ormai persa e il primo passo da compiere era quello di sfiduciare Mussolini, restituendo al Re la direzione della politica italiana e dell’esercito. Grandi predispose quindi un “ordine del giorno”, da sottoporre all’approvazione del Gran Consiglio del Fascismo, la massima istituzione del regime, che non era più stato convocato da Mussolini da anni, neppure per discutere sull’entrata in guerra dell’Italia nel 1940.
L’ordine del giorno era una vera e propria “invocazione” al Re di prendere atto della gravità assoluta della situazione e che era “necessario l’immediato ripristino di tutte le funzioni statali, attribuendo alla Corona, al Governo, al Gran Consiglio, al Parlamento i compiti e le responsabilità stabilite dalle nostre leggi statutarie e costituzionali”. Dopo una notte di ininterrotte discussioni e minacce di Mussolini, neppure troppo larvate, di ”pesanti sanzioni” contro i ribelli e le loro famiglie, grazie a una assidua opera di persuasione, da parte di Grandi, dei componenti del Gran Consiglio (che vennero chiamati, sempre su richiesta di Grandi, al voto con appello nominale, in modo che ciascuno si assumesse le proprie responsabilità), l’ordine del giorno ottenne 19 voti favorevoli, 7 contrari e 2 astenuti.
Il Re fu pertanto – finalmente – costretto a prendere una decisione, che in realtà avrebbe dovuto prendere almeno 20 anni prima, il 3 gennaio 1925, giorno dell’inizio della dittatura: licenziare e arrestare Mussolini. Purtroppo i passi successivi del Re furono quanto di peggio poteva capitare al nostro Paese che ebbe a subire altri due anni di guerra feroce, proprio per l’incapacità del Re di decidere con coraggio il da farsi.
Grandi (che sarebbe stato probabilmente il miglior negoziatore che avrebbe potuto trattare con gli Alleati, grazie alla conoscenza delle controparti e alla stima di cui godeva presso di loro) uscì così di scena, mentre il Paese veniva spaccato in due e occupato dai nazisti.
Chi volesse approfondire il suo pensiero sul regime e seguire la narrazione, quasi cronachistica, dei giorni che precedettero e seguirono il 25 luglio 1943, non potrà non leggere con attenzione il suo volume autobiografico “Dino GRANDI – 25 luglio”, Ed. Il Mulino, con introduzione di Renzo De Felice. Una lettura necessaria ancor oggi e interessante.
Alessandro Re
