In occasione di un recente soggiorno in Albania ho potuto apprezzare gli sforzi che questo Paese sta compiendo sulla strada del progresso economico-sociale e della democrazia. Grazie al turismo, al costo della vita ancora inferiore ai parametri occidentali ed a rilevanti investimenti anche esteri, si assiste ad un cantiere a cielo aperto, con costruzione di strade, ferrovie e porti in ogni dove, anche se man mano che si va verso l’interno si può ancora incontrare una Albania più rurale.
Non si può però comprendere appieno un Paese se non si conosce la sua storia, almeno recente, e in proposito la visita più interessante ritengo sia stata quella di un tetro “bunker”, ricavato nelle viscere del centro di Tirana, che era stato costruito, all’epoca del regime dittatoriale comunista di Hoxha, quale rifugio antiatomico per i ministri dell’adiacente Ministero dell’Interno e lo stato maggiore del Paese.
Un giornalista italiano, Carlo Bollino, ha avuto l’originale idea di conservare tale struttura trasformandola in un museo che raccoglie al suo interno le vestigia del più feroce potere che, per molti anni, dalla fine della guerra, all’insegna del “progresso del popolo”, lo ha affamato, incarcerato e sovente assassinato. Il museo BUNK’ART 2, come precisa l’Autore nella introduzione dell’omonimo libro che è stato pubblicato anche in italiano, “è parte di un progetto dedicato alla conservazione della memoria collettiva ed è incentrato sul racconto del regime comunista albanese e sugli orrori commessi in quel periodo”.
Dopo l’analogo museo denominato BUNK’ART 1 (ricavato all’interno della struttura antiatomica fatta costruire da Hoxha nella periferia di Tirana e dedicato alla storia dell’esercito albanese), BUNK’ART 2 ricostruisce la storia del Ministero degli Interni sino al 1991, anno del crollo del regime, ed in particolare dei mezzi e dei sistemi usati dalla famigerata Sigurimi, la polizia politica che fu lo spietato strumento di persecuzione utilizzato dal regime nei 45 anni della sua dittatura.
Sia il museo (con l’esposizione dei suoi strumenti di tortura e delle foto delle vittime) sia il volume ci fanno quindi comprendere le grandi sofferenze di questo Paese, che per così tanti anni ha dovuto subire un feroce sistema di polizia politica che è giunta a reprimere anche la più piccola forma di libertà, non solo di espressione, ma addirittura togliendo ai contadini (all’epoca la maggior parte della popolazione) la casa, il terreno da coltivare ed i pochi animali che essi riuscivano ad allevare in quanto tutta la proprietà doveva essere pubblica.
Il volume, che ripercorre in vari capitoli, corredati da fotografie, la storia di questo Paese dal 1912, anno di nascita dell’Albania come stato indipendente, agli anni della monarchia (dal 1918 al 1939), all’occupazione italiana (dal 1939 al 1943) ed al successivo regime comunista (durato dal 1944 al 1991), è opportunamente dedicato dall’Autore ai giovani (si pensi che ora l’età media è di appena 34 anni e oltre un terzo dei suoi abitanti ne ha meno di 24), la maggior parte della popolazione, affinchè non dimentichino “le ombre del passato che non passa”.
Alessandro Re
