Taiwan (nome originario indigeno “Tayouan” ) è un’isola lunga 400 kilometri e larga 144 per 36.197 kilometri quadrati, abitata oggi da 23 milioni di persone, situata nel Mar cinese meridionale a 150 kilometri dalla costa a sud-est della Cina continentale. Il nome “Taiwan” venne attribuito all’ isola nel 1662 dai cinesi della Dinastia Qing togliendole il precedente primitivo nome di “FORMOSA” (Ihla Formosa, isola bella) che le avevano attribuito i portoghesi giunti nell’isola nel 1544. Meta di scorribande di pirati cinesi e giapponesi nel IX secolo, nel 1600 divenne scalo commerciale olandese (1624) e successivamente cinese (1664) e fu annessa alla Cina nel 1683 alla fine del Regno Tungning.

L’isola rimase cinese sino al 1885 (con occupazioni parziali di giapponesi nel 1874 e francesi nel 1884) allorchè venne occupata dai giapponesi che la tennero sino alla fine della II Guerra mondiale (1945) quando, a seguito della loro sconfitta, l’isola tornò a far parte della Cina sotto il governo del Partito nazionalista cinese (Kuomingtan KMT). Questo Partito era stato fondato nel 1912 da Sun Yat – sen con il capo del suo esercito generale Chang kai schek (che gli succedette alla sua morte nel 1938). Nel 1921 nacque in Cina, ad opera del capo comunista Mao Tze tung, il Partito Comunista cinese che, inizialmente, si alleò con il KMT.

Il distacco fra questi due Partiti avvenne nel 1927 quando ebbe inizio la Guerra civile cinese che durò – con una interruzione tra il 1937 e il 1940 – sino al 1950 anno in cui i comunisti giunsero a conquistare l’isola di Hanan. Essi avevano già occupato la capitale Pechino nel 1949 e il 1 ottobre di quell’anno Mao aveva proclamato la nascita della Repubblica popolare cinese (RPC) con capitale Pechino. I nazionalisti di Chang, sconfitti, ripararono a Taiwan con l’aiuto della 7^ flotta U.S.A. che ne favorì il trasferimento dal continente. Quivi nel dicembre 1949 Chang proclamò la nascita della Repubblica di Cina (RDC) con capitale Taipei e da allora continuò ad affermare che il suo Governo era l’unico legittimo rappresentante di tutta la Cina.

Taiwan è oggi una Repubblica semipresidenziale, fa parte della Repubblica di Cina ed è governata dal Partito Progressista democratico (PPD). Capo dello Stato e Presidente della Repubblica è Lai Ching te, Capo del Governo e Primo Ministro è Cho Jung tai. Esiste un Parlamento monocamerale (“Yuan”) il cui Presidente è Han Kuio yu (del KMT) una Costituzione, una forza armata e una propria moneta (dollaro taiwanese pari a O,O27 Euro). Taiwan amministra gli arcipelaghi delle isole Kinmen, Matsu e Penghu. Le città principali sono Taipei (capitale), Taichung, Kaoshiung, Xinji, Ruifang, Alishan, Chiayi. Lingua parlata nell’isola è il cinese mandarino. Le religioni più diffuse sono il buddismo, il taoismo e il confucianesimo. Polo “high tech” mondiale, leader nella produzione di microchips e semiconduttori, Taiwan è oggi il cuore dell’industria tecnologica mondiale.

Attualmente la Repubblica popolare Cinese (RPC) è guidata dal Partito comunista cinese con a capo Xi Jinping Presidente della Repubblica dal 2013, che considera l’isola di Taiwan semplicemente come una propria Provincia, non ne riconosce l’indipendenza e tende alla sua riunificazione ufficiale con il continente. Nella isola il KMT della Repubblica di Cina (RDC) aveva instaurato un regime autoritario basato sulla repressione politica in tutta l’isola, che durò sino al 1987 quando bandì elezioni politiche multipartitiche.

Mantenuta la maggioranza in tali elezioni al Parlamento, il KMT di Chang Ching kuo (erede dal 1975 di Chang kai sheck alla sua morte) diede inizio, dall’ anno 2000, a rapporti commerciali con la RPC, continuando a rivendicare tuttavia la sua sovranità ancestrale sull’isola. La Comunità internazionale non riconosce oggi (con la eccezione di pochi Stati, fra cui il Vaticano) l’indipendenza dell’isola di Taiwan, dopo averla riconosciuta come Membro fondatore O.N.U. nel 1945. Ne era stata espulsa nel 1971 con la Risoluzione O.N.U. numero 2758 che riconosceva la Repubblica popolare cinese (RPC) come unico rappresentante della Cina. Ciononostante l’O.N.U. mantiene dal 1975 rapporti commerciali e culturali non ufficiali con l’isola.

La situazione attuale dei rapporti tra U.S.A. e Repubblica popolare cinese sulla questione dell’isola di Taiwan è stata al centro dell’incontro avvenuto a Pechino (capitale della RPC) tra il Presidente degli U.S.A. Donald Trump (accompagnato dal Suo Segretario di Stato Marco Rubio , dal Segretario alla Difesa Pete Hegseth e dai 18 dirigenti delle più importanti aziende economiche americane) e il Presidente della Repubblica Popolare cinese Xi Jing pin tra il 13 e il 14 maggio 2026.

Una delle questioni focali dell’incontro fu l’ipotesi della vendita di armi statunitensi alla Repubblica di Taiwan per un valore di 14 miliardi di dollari prevista per l’inizio del 2026, vendita successiva a quella già effettuata dagli U.S.A. a Taiwan per un valore di 11 miliardi di dollari avvenuta nel dicembre 2024. Questa seconda fornitura di armi era peraltro ancora soggetta alla sua presentazione al Congresso U.S.A. per l’approvazione. Il Presidente di Taiwan Lai Ching- te aveva subito dichiarato che tale fornitura era “essenziale per i mantenimento della pace nello Stretto di Taiwan”.

Il Ministro degli Esteri della Repubblica Popolare cinese, tramite il suo portavoce Guo Jiakun, fece prontamente conoscere la sua “netta e ferma opposizione a tale fornitura” e confermava “Taiwan parte sacra e inviolabile del suo territorio” mentre il Presidente Xi Jing Pin faceva sapere che “una cattiva gestione” della situazione di Taiwan avrebbe potuto portare a “scontri e financo a conflitti”. Trump a questo punto dichiarò di voler discutere la vendita di armi direttamente con il Presidente di Taiwan Lai Ching – e, che a sua volta fece sapere di “essere comunque impegnato a mantenere lo status quo nello stretto di Taiwan”. I cinesi della Repubblica Popolare dichiararono allora di rimandare ogni decisione sull’acquisto di armi U.S.A. da parte di Taiwan a quanto verrà deciso a settembre 2026 in occasione della prevista visita a Washington del Presidente Xi Jinping. In tale attesa gli U.S.A. hanno sospeso la visita in Cina del massimo responsabile della politica del Pentagono Elbridge Colby già prevista per l’estate 2026 .

Gustavo Ottolenghi

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