Lo Stretto di Hormuz è un braccio del Mar Arabico lungo 60 km , largo 30 e profondo sino a 200 metri, che unisce a ovest il Golfo Persico con il Golfo di Oman a sud-est. Forma al suo centro un gomito causato dalla penisola del Musrandam che separa la penisola arabica (Qatar, Emirati Arabi Uniti E.A.U. e Oman) dall’Iran e presenta sul suo lato ovest, presso la costa iraniana, l’isola di Hormuz che le da il nome.

Bagna diversi Stati in varia misura ( E.A.U., Oman, Qatar, Kuwait e Saudi Arabia sul suo lato est e Iran su quello ovest). Lungo il suo decorso si trovano numerosi spunzoni di roccia e diversi isolotti per lo più deserti (Grande e Piccola Tov, Rani Farur, Kisak,Farur, Sirt) e 5 isole (Qeshm, Kish, Hormuz, Kharg e Abu Musa). La sovranità dello Stretto è divisa tra Iran (85%) , Oman e E.A.U.. QESHM, lunga 135 km ,con 1491 km quadrati di superficie e una popolazione di 200.000 abitanti, è l’ isola più ampia, ha la forma di un delfino e si trova di fronte alla costa meridionale dell’Iran in posizione strategica.

E’ caratterizzata da favolose formazioni geologiche (“Stars Valley”), da cave lunghissime (“Namak dan Salt Cave” 6,5 km) e da canyons con forme sorprendenti (“Chakooh Canyon”) che ne fanno un geoparco naturale dell’U.N.E.S.C.O.. KIRSH, lunga 92 km, larga 30 e con 90.000 abitanti, a 18 km dal porto iraniano di Charak ,presenta resti di storiche città sumeriche nel nord dell’isola ( Harireh sotterranea). E’ stata la quarta meta turistica del Medio Oriente, con centri commerciali, spiagge e resort di lusso, che – prima della guerra attuale – ne avevano fatto la “Miami del Golfo Persico”.

HORMUZ, parte del territorio Hormozgan, larga 30 km, misura 42 kilometri quadrati ha 60.000 abitanti e si trova al centro dello Stretto presso la costa iraniana. E’ detta “isola rossa” per l’ossido ferro di cui è ricca . Navigatori portoghesi vi costruirono nel XVI secolo una fortezza e vi restarono sino al 1662, anno in cui l’sola fu conquistata da una coalizione anglo- persiana. Gli inglesi lasciarono l’isola nel 1714 ed essa entrò a far parte della circoscrizione iraniana di Oesem iniziando fiorenti commerci con l’entroterra e da quel momento iniziò la sua ascesa economica e politica. KHARG è una isola che fa parte dello Shahres nella omonima provincia iraniana di Busher,, dista 25 km dalla costa dell’Iran, è lunga 18 km, misura 22 kilometri quadrati e conta 8.200 abitanti. “Kharg” in arabo significa “dattero” dicui l’isola è ricca. Iscrizioni achmenidi vi furono scoperte nel 2006, ma furono abbandonate due anni dopo. Sede un tempo del maggior terminal del petrolio al mondo, questo venne distrutto dal bombardamento da parte di forze irachene nel corso della guerra dell’Iran con l’Iraq del 1986. Da allora l’isola divenne luogo di divertimento e villeggiatura e divertimento per gli iraniani, ma, a seguito della situazione venutasi a creare ultimamente , il Governo iraniano provvide a rafforzarne le difese con mine navali e batterie contraeree.

ABU MUSA isola lunga 8 km e di 12 km quadrati di superficie fa parte anch’essa della Provincia iraniana di Hormozgan ma è da sempre contesa con gli E.A.U. e la disputa è tuttora in corso. Si trova all’ingresso del Golfo Persico, punto cruciale per il passaggio delle rotte petrolifere nello Stretto, ospita il Forte ulm al Quwain, un ospedale e un piccolo aereoporto, oltre all’”Open Beach”, frequentatissimo locale di villeggiatura.

Attraverso lo Stretto di Hormuz sono sempre passate -con il permesso dell’Iran – navi di vario tipo e nazionalità al ritmo di 140 al giorno (petroliere, gasiere, vehicles carriers, navi da crociera e militari) che portavano prodotti industriali e alimentari, merci varie, fertilizzanti e vacanzieri ma soprattutto un quinto del fabbisogno energetico mondiale (petrolio, gas naturali e nobili, carburanti). E ciò avveniva abbastanza regolarmente dal XIII secolo – con pur sporadiche, piccole guerre locali – sino al febbraio dell’anno 2026, allorchè lo Stato di Israele lanciò un attacco “preventivo” contro l’Iran (“Ruggito del Leone”).

Il motivo di questo attacco (appoggiato dagli Stati Uniti con l’operazione “Epic Fury”) era stata l’opposizione dell’Iran alla richiesta dei due alleati di interrompere i procedimenti in corso in Iran per l’arricchimento e la produzione di materiale nucleare. Teheran rispose immediatamente con l’Operazione “Va de ye Sadeq”(Vera Promessa) giurando vendetta e lanciando missili contro lo Stato di Israele e basi americane presenti negli Stati del Golfo. Era da mesi che la C.I.A. americana aveva monitorato ( in accordo con l’Amad (“Agaf Hamodiin”, Sezione dell’ Intelligence israeliana) le mosse dell’Iran e in particolare una riunione strategica programmata dall’Iran per il giorno 28 febbraio 2026 e questo fu il motivo dell’attacco “preventivo” operato da Israele e U.S.A. per lo stesso giorno. Da quel giorno ebbe inizio la guerra attualmente ancora in corso in Medio Oriente, iniziata con l’attacco israeliano contro la scuola elementare femminile araba di Miniab (che causò 180 vittime) e la risposta iraniana del 28 febbraio con ondate di missili contro Israele e installazioni militari U.S.A. in Qatar e in Barhein. Tre giorni dopo milizie libanesi Hezbollah iniziarono a lanciare razzi contro Israele che rispose bomdardando città libanesi e aprendo un fronte terrestre in Libano tuttora in corso.

Le vicende belliche nel Medio Oriente hanno diversamente interessato alcuni Paesi terzi della zona ( Arabia Saudita, Azerbajgian, Barhein, Cipro, Iraq, Kuwait, E.A.U., Oman e Qatar )e portato ( 10 aprile) alla chiusura ad opera dell’Iran del passaggio di qualsiasi nave nello Stretto di Hormuz, con conseguente blocco di milioni di barili di petrolio nel Golfo Persico. I prezzi del petrolio hanno accusato ovunque un immediato forte rialzo sino al 13% in una singola sessione di training e se ne temono ulteriori aumenti dovuti alla deviazione delle rotte di approvvigionamento attraverso rotte alternative allo Stretto, lungo la circumnavigazione del Capo africano di Buona Speranza. A fronte di questa situazione e del danno economico globale emissari dell’India, del Pakistan, dell’Iraq e della Malesia hanno del tutto recentemente preso contatti con rappresentanti dei “Pasdaran”(”Guardiani della Rivoluzione iraniana” sostituitisi all’Ayatollah Mojtaba Khomeini ammalato alla guida del Paese) allo scopo

di porre le basi di un accordo da stipulare fra Israele, U.S.A. e Iran per la fine ( o almeno l’interruzione temporanea) del conflitto in atto e la riapertura dello Stretto di Hormuz al transito di tutte le navi. A questi emissari si sono uniti rappresentanti del Giappone con un analogo intervento sul Ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi e anche i rappresentanti della cosiddetta “Flotta ombra” (che da sempre esiste e usa false bandiere per contrabbandare gas e petrolio ovunque nel  mondo) si sono attivati in tal senso.

Recentissimamente ( 18/4/ 2026) il Vice Presidente U.S.A. James David Vance ha preso contatti, con lo stesso scopo, con emissari iraniani, senza peraltro alcun risultato pratico. La situazione attuale appare in una fase di “sospensione del fuoco” della durata concordata di 15 giorni nel corso dei quali sono previsti altri incontri internazionali a diversi livelli, ma la soluzione definitiva concordata appare ancora alquanto incerta Nel frattempo lo Stretto di Hormuz resta ufficialmente chiuso (pur con qualche eccezione consentita dall’Iran a navi non israeliane nè statunitensi).

Gustavo Ottolenghi

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