Il 17/6/2026 è stato dato l’annuncio alla stampa internazionale dell’avvenuto accordo di pace (Memorandum d’intesa) fra gli U.S.A. e la Repubblica islamica iraniana, firmato elettronicamente il giorno prima dal Presidente U.S.A. Donald Trump e il Presidente iraniano Masaud Pezeshkian. Questo accordo prevedeva la riapertura alla navigazione internazionale nello Stretto di Hormuz iraniano che era stato interdetto a tutti dall’Iran il giorno 1/3/2026.

Questa notizia ha costretto i Governi interessati a fruire del passaggio nello Stretto a prospettare altre soluzioni per mantenere il transito internazionale di naviglio tra il Mediterraneo e il Golfo persico, sino a quel momento assicurato dallo Stretto di Hormuz in base a quanto stabilito che nel 1982 dalla Convenzione delle Nazioni Unite (UNCLOS), approvata da 157 Nazioni.

Questa regola la navigazione nelle acque internazionali, negli stretti e nelle acque territoriali assicurandovi la libertà di navigazione per tutti. La soluzione più immediata è stata quella di incrementare il passaggio di naviglio attraverso il Canale di Bab el Mandeb (“Porta delle lacrime” in arabo) evitando di superare il Capo di Buona Speranza nel sud dell’Africa.

Questo canale è un braccio di mare che corre tra la costa orientale dell’Africa (Gibuti, Ras Siyyan) e quella occidentale dell’Asia (Yemen, Ras Menheth). Il suo nome pare derivi dai morti che si ebbero in quei luoghi a seguito di un terrificante terremoto che ebbe a verificarsivi nell’era antica. Congiunge il Mar Mediterraneo all’Oceano indiano tramite il Mar Rosso a nord e il Golfo di Aden sud. È lungo 130 km, largo 40, ha una profondità massima di 310 metri e un’area di 5200 km quadrati. Un’isola di 13 km quadrati, lunga 5,6 km (Perim, Mayyun) lo divide in due canali, di cui il maggiore asiatico occidentale (Dact el Mayyun) è largo 25 kilometri e il minore africano orientale (Bab Iskander) è largo 15 km.

Il primo canale è quello principale per la navigazione, nel quale passa il maggior numero di navi per il commercio mondiale. A sud presso la costa africana di Gibuti si trova un arcipelago di piccole isole (Arcipelago dei 7 fratelli) vulcaniche, disabitate (Khadda, Dabali, Tolka,Ramda, Ras Siyyan, Tadjoara, Isola occidentale).

Il canale di Bab el Mandeb ospita, sul lato africano di Gibuti, naviglio militare di diverse Nazioni (fregate,corvette, cacciatorpediniere), tra le quali U.S.A. e Cina oltre all’Italia. Nel 2008 una impresa di costruzioni danese – la Middle East Developement LLC – progettò di unire, col ponte sospeso più lungo del mondo (“Ponte dei corni”) lo Yemen a Gibuti, ma il progetto fu abbandonato due anni dopo. Il Bab el Mandeb è percorso da navi petroliere (per un totale di 3,3 milioni di barili di petrolio al giorno), portacontainers, gasiere, navi da carico e da crociera per una somma di circa 200 navigli al giorno nelle sue acque, Il Canale fa parte oggi della Repubblica presidenziale dello Yemen che l’ha incorporato alla fine del Protettorato britannico (1967) nella Repubblica popolare dello Yemen del sud, passando nel 1990 nella attuale Repubblica presidenziale.

La storia di questa regione – che confina a nord con l’Arabia saudita, a est con l’Oman, a sud e a ovest con il Mar Rosso – risale ai tempi antichi (1900 a.C.) all’epoca del Patriarca Giacobbe, quando fu occupata da una popolazione di origine semitica

Vi succedettero nei secoli i Regni di Saba, di Awsan, dei Miniei, dei Qatabarici e degli Himyariti prima dell’avvento dell’Islam nel XX secolo. Venne annesso al regno etiope ufficialmente dall’O.N.U. (22/5/1990) ed è governata da un Consiglio di Presidenza il cui capo è Rashad al Alimi e il Primo Ministro è Saha Moshj al Zindani con capitale (provvisoria) Aden. Il nord del Paese è però in mano ai ribelli Houthi, che vi di Axum nel 520 d.C.e all’Impero Sassanide nel 570 d:C. I Romani di Augusto ne tentarono la conquista nel 15 d..C. ma l’impresa fallì e passò quindi sotto il controllo dell’Impero ottomano zaudita.

Nel 1839 il sud dello Yemen fu occupato dagli inglesi che ne fecero un loro Protettorato, mentre il nord restava nelle mani degli Zauditi, dando origine a una lotta interna nella regione fra le due etnie. Nel 1918 nel nord venne proclamata l’indipendenza e nel 1962 la nascita della Repubblica Araba dello Yemen del nord con capitale Sana’a. Il sud restò nelle mani degli inglesi, con capitale Aden, sino 1967 allorché venne costituita la Repubblica democratica popolare dello Yemen del sud con Presidente Salim Rubaya Alì.

Dopo un periodo di lotte interne fra le due Repubbliche, esse si riunirono nel 1990 in una unica Repubblica islamica democratica presidenziale. Questa è oggi sotto la Presidenza di Masoud Pezeskhian, è riconosciuta hanno formato (settembre 2024) un Consiglio politico supremo, con a capo Abdul Malik al Houthi), Primo Ministro Muhammad Ahmed Miftah e capitale Sana’a.

Gli Houthi (“Partigiani di Dio”, Ansar al Islam) erano nati tra la fine degli anni Ottanta e l’inizio degli anni Novanta e sono diventati un gruppo politico che occupa attualmente la capitale Sana’a, le principali città portuali del Paese (Hodeida) sul Mar Rosso e la sponda nord occidentale del Bab el Mandeb. Sono appoggiati e armati (droni, missili) dal Governo iraniano di Mojta Khomeini e dagli Hezbollah libanesi di Naim Qassem.

La situazione nella regione è tuttora incerta e la sua completa soluzione dipende dalla volontà dei Paesi coinvolti nella diatriba di voler effettivamente mettere in atto quanto sottoscritto dai Presidenti Trump e Pezeshkian. L’apertura completa dello stretto di Hormuz da parte dell’Iran è tuttora in attesa dell’avvenuta applicazione dei vari Protocolli di intesa stipulati in calce agli accordi di pace.

Gustavo Ottolenghi

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