P. R. “Sono un esercito, anziani con demenze non ancora avanzate che mettono a rischio la vita dei malcapitati che si trovano nelle loro vicinanze. Sono mine vaganti. Bisogna intervenire con nuove leggi severissime”. I recenti incidenti mortali causati da due ultra 80enni che hanno imboccato contromano l’autostrada, hanno scatenato sul web post, come quello riportato, che criminalizzano gli anziani (ho citato solo le iniziali dell’autore) È un altro caso di ageismo, una forma di razzismo di cui ho più volte parlato.
Dal 2000, la Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea vieta espressamente qualsiasi forma di discriminazione basata sull’età. Da parte nostra, in Italia la maggior parte dei costituzionalisti ormai da anni conviene che l’articolo 3 (quello sulle disuguaglianze) riguardi anche l’ageismo. Discriminare una persona per la sua età equivale quindi a farlo per l’etnia, la religione, il genere, le preferenze sessuali e così via.
Eppure sui social spesso e (mal) volentieri si leggono post offensivi verso gli over 80. Ma a volte anche verso gli over 70 e persino over 60. I lettori de L’Incontro sanno che non mi schiero mai, ma questa volta non esito a definire tutto ciò vergognoso, oltre che illegale. Oltretutto, i recenti studi sulla longevità affermano che la vecchiaia non esiste, visto che non esiste il gene della vecchia. Quello che chiamiamo invecchiamento, è un logoramento, dovuto a fattori ambientali. La genetica è molto importante per prolungare l’efficienza psicofisica.
Ma, ancora più importante è l’epigenetica. In parole povere (e non scientifiche), lo stile di vita. Il logoramento diventa più veloce e rovinoso se mangiamo male, non facciamo esercizio fisico personalizzato, ignoriamo la termoregolazione e, soprattutto, ci adagiamo nelle confort zone. Per questo, l’età è soltanto un riferimento anagrafico.
Un 80enne che, oltre a essere stato benedetto da un “bel” dna, ha avuto il giusto comportamento, è di solito più efficiente e affidabile di un 60enne che si è nutrito di cibi processati e come sport al massimo porta fuori il cagnolino. Tornando al caso concreto, il problema non è l’età di chi guida, bensì la superficialità delle visite mediche per i rinnovi delle patenti. Dovrebbero essere molto più rigorose. Certo, ma per tutte le fasce d’età.
Milo Goj
