L’accesso dei cittadini alla giurisdizione è il presupposto dello stato di diritto e delle moderne democrazie liberali. Nell’ambito della funzione giurisdizionale l’avvocato è la prima istanza di difesa dei diritti fondamentali dei cittadini ed è quindi la prima barriera di garanzia dello stato di diritto.

La tutela del diritto di difesa e dell’autonomia ed indipendenza dell’avvocatura rientra nelle Convenzioni Internazionali e nei Trattati, e più propriamente nelle Convenzioni che tutelano gli operatori che agiscono nel campo dei diritti umani. Ma vi sono peraltro norme specifiche, come quella adottata dall’ottavo Congresso delle Nazioni Unite tenutosi all’Avana dal 27 agosto al 7 settembre 1990, meglio nota come Principi dell’Avana sul ruolo degli Avvocati (accesso all’assistenza legale, alle garanzie difensive, alla professione, ai doveri professionali, alla tutela delle prerogative difensive, alla libertà di espressione e di associazione, alla disciplina deontologica ecc.).

In particolare, i Governi sono obbligati a garantire che gli avvocati (Art. 16): a) siano in grado di svolgere tutte le loro funzioni senza intimidazioni, ostacoli, molestie o interferenze, b) siano in grado di viaggiare e di consultare liberamente i propri clienti, c) non soffrano né siano minacciati di essere perseguiti personalmente o con sanzioni amministrative, economiche o di altro tipo per qualsiasi azione intrapresa in conformità con i doveri professionali. E l’Art. 17 impone agli Stati che “laddove la sicurezza degli avvocati sia minacciata in conseguenza dell’espletamento delle loro funzioni, essi devono essere adeguatamente salvaguardati dalle autorità”.

Da ultimo Il Consiglio d’Europa ha adottato il testo di una Convenzione Europea per la Tutela della Professione Legale aperta anche alla sottoscrizione di paesi extraeuropei. Purtroppo, nel corso degli anni, la persecuzione, le intimidazioni e le pressioni di vario genere nei confronti degli Avvocati come tutori dei diritti umani si sono sempre più intensificate, giungendo alla loro criminalizzazione e persino alla loro eliminazione fisica.

Per tali ragioni sono nati organismi volti a tutelare i difensori e il ruolo da loro svolto, come l’Osservatorio Internazionale degli Avvocati in pericolo (OIAD) fondato nel 2016 dal Conseil National des Barreaux francese (equivalente del nostro CNF), dal Consiglio Nazionale Forense italiano, dal Consejo General della Abogacia Espanola (equivalente spagnolo del nostro CNF) e dall’Ordine degli Avvocati di Parigi, con l’adesione di numerosissimi Ordini professionali europei; La Fondazione The day of the Endangered Lawyer costituita nel 2014 in Olanda, o il Progetto “Avvocati Minacciati” dell’Unione Camere Penali Italiane.

Dette Enti, unitamente ad altre istituzioni internazionali, si sono dovuti occupare della minaccia alla funzione difensiva e quindi ai principi dello stato di diritto in paesi come Algeria, Azerbaigian, Bolivia, Burkina Faso, Burundi, Camerun, Cina, Ciad, Egitto, Filippine, Guatemala, Honduras, Iran, Iraq, Qatar, Russia, Turchia, Ucraina. Sino a poco tempo fa nessuno si sarebbe mai immaginato che nell’elenco di paesi noti come attentatori dei diritti umani sarebbero comparsi, a pieno titolo, gli Stati Uniti.

Il 24 gennaio di ogni anno si celebra la Giornata Mondiale dell’Avvocato in Pericolo intitolandola ad un paese liberticida ove è minacciato il diritto di difesa e la Giornata 2026 è stata dedicata agli Stati Uniti. Attualmente negli USA è in corso un attacco agli avvocati – oltre che ai giudici e ai pubblici ministeri – senza precedenti nella sua storia.

Si parla, in particolare, di intimidazioni e attacchi contro avvocati che difendono gli oppositori del Presidente (presenti e passati), migranti, ambientalisti e manifestanti in genere; sanzioni e/o persecuzioni nei confronti di oltre 50 studi che hanno svolto attività di difesa legata a diritti civili o giustizia sociale; perquisizioni e sequestri negli studi legali di atti e documenti riservati; pressioni palesi sugli studi legali per impedire l’assistenza alle vittime dei casi di violenza da parte della polizia federale; sanzioni contro gli avvocati che collaborano con la Corte Penale Internazionale (divieto di operare nel sistema creditizio, interdizione dall’esercizio della professione); fermo alle frontiere, al rientro delle vacanze, di avvocati statunitensi non graditi, unitamente alle loro famiglie con lunghi interrogatori; e, infine, attacco all’Ordine degli Avvocati al quale è stata paventata la revoca delle sue funzioni tipiche, come la gestione della scuola forense, la gestione dell’esame di ammissione all’ordine e la partecipazione all’organismo di valutazione dei giudici.

Ma ciò che è sconvolgente è la modalità con la quale vengono realizzate le minacce e le intimidazioni tramite le forze federali: sono stati usati i cosiddetti Ordini Esecutivi del Presidente che mai nessuno prima di Trump aveva utilizzato con tali caratteristiche e finalità (in passato venivano usati solo nell’interesse generale e per ragioni di priorità assoluta come il Patriot Act a seguito dell’11 settembre). La forma tipica dell’Ordine Esecutivo Trumpiano è l’interdizione dello studio specifico all’accesso agli uffici giudiziaria: in pratica il soggetto da lui individuato non può più esercitare la professione. Altra modalità è quella della multa salata, sempre irrogata ad personam.

Molti di questi ordini non sono solo contro attuali presunti oppositori ma sono spesso vendette contro professionisti che in passato avevano assistito soggetti invisi al Presidente nei suoi affari personali o politici. Trattandosi di Ordini personali contrastanti con tutte le Convenzioni Internazionali sottoscritte dagli USA, con norme interne, come la Costituzione, i grandi studi colpiti o minacciati sono ricorsi all’Autorità Giudiziaria la quale ha dichiarato l’illegittimità degli Ordini Esecutivi. Ma come è accaduto in situazioni analoghe, Trump ha dichiarato che andrà avanti come se nulla fosse, ignorando totalmente le decisioni delle Corti.

L’assoluta inosservanza della Legge e della Giurisdizione, unita ad un clima di onnipotenza del Presidente (che ha peraltro licenziato 100 giudici dell’immigrazione perché non “fedeli”, e minaccia di rimozione dei Procuratori Distrettuali (General Attorney) qualora si occupino di indagini non gradite), ha generato una paura tale da indurre i grandi studi a transazioni con l’Esecutivo Federale, impegnandosi così a non assumere incarichi non graditi al Presidente, o obbligandosi a lavorare gratis anche con rinuncia a parcelle ingenti, sino a un miliardo di dollari.

Parliamo di persecuzioni e intimidazioni nei confronti di studi del livello di Willkie Farr & Callagher (tra i primi 10 grandi studi americani), Covington & Burling e Skadden, Arps, Slate, Meagher & Flam, Perkins Coie, Paul Weiss, Wilmer Cutler Pickering Hale and Dorr LLP, Jemer & Block. Si noti che quando le minacce portano la vittima alla resa, Trump pubblica immediatamente la vittoria sui social, vantandosi della propria forza (ndr., nel distruggere i fondamenti dello Stato di diritto)

Il collasso dei grandi studi ha generato a cascata il terrore tra i piccoli e medi studi che, a maggior ragione, non hanno alcun mezzo per opporsi al Monarca Assoluto. In un recentissimo convegno dell’Avvocatura una partecipante che trascorre lunghi periodi negli Stati Uniti, avendo là parte della propria famiglia, raccontava di un paese diviso e di un’opposizione, anche nel mondo accademico e giudiziario, rassegnata nella triste attesa che “passi la tempesta”.

Per un osservatore esterno – come chi scrive – l’ipotesi dell’anomalia transeunte e della speranza di un rapido ripristino delle regole democratiche è tuttavia destinata a svanire non appena si aprono i quotidiani: oggi 3 febbraio 2026 nel Corriere della Sera un lungo articolo spiegava – con fatti, date e nomi di Alti Funzionari dell’Esecutivo – come Trump ha già disposto i sistemi tecnici per modificare i risultati delle elezioni di Mid Term, mediante le modifiche e il ridisegno dei collegi elettorali, in modo da sterilizzare o isolare le vittorie dell’opposizione, e ciò sempre grazie all’acquisizione dei dati ottenuti dai Federali con i soliti Ordini Esecutivi. Pare che la “tempesta” sia senza fine.

Massimo Chioda

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