Il clamore, i dibattiti, le polemiche suscitate da “Odissea” (“The Odyssey”), l’ultimo film di Christopher Nolan, hanno superato l’ambito cinematografico, per coinvolgere tematiche politiche, sociologiche, etiche, oltre che, naturalmente, culturali. Per questo abbiamo pubblicato “L’Odissea di Nolan, il viaggio di un superstite alle origini dell’Occidente”, contributo di Domenico Ioppolo, che si conferma una delle firme più acute e stimolanti de L’Incontro.

Il cuore delle discussioni sta nel fatto che il regista angloamericano ha stravolto alcuni punti fermi dell’Odissea, in particolare assegnando alla star di colore Lupita Amondi Nyong’ o Buyo (Premio Oscar 2014 come miglior attrice non protagonista per “12 anni schiavo”) la parte di Elena di Troia, chiamata da Omero “dalle bianche braccia”. Ora, sarà stato un titolo anche onorifico, attribuito alle signore di alto lignaggio, ma difficilmente sarebbe stato usato per una donna dalla carnagione ebano.

Sarebbe come dire che il “Piè veloce Achille” potrebbe essere rappresentato da un claudicante, “Ettore domatore di cavalli” da uno che non sa cavalcare e lo stesso “Odisseo dal multiforme ingegno” dallo scemo del villaggio. La scelta di Lupita per rappresentare Elena, è stata quella che ha scatenato le polemiche più accese, ma Nolan è stato accusato anche di essersi concesso altre numerose licenze.

A mio avviso, la decisione da parte di un cineasta di reinterpretare un classico della letteratura in modo libero e persino contraddittorio rispetto all’opera originale, rientra nelle regole del gioco e nei diritti di un artista. Certo, tra i miei registi oggetto di culto domina Luchino Visconti che, quando girava “Il gattopardo”, “Senso” o “Morte a Venezia”, pretendeva che persino i lacci delle scarpe fossero identici a quelli dei rispettivi romanzi e a quelli usati nell’epoca storica in cui i film erano ambientati. Però considero un capolavoro assoluto anche “Il fantasma del palcoscenico” (“Phantom of the Paradise”) in cui Brian De Palma trasforma il mito di Faust in un’opera rock decadente (mescolandovi anche altri riferimenti letterari).

Da un’altra angolazione, ricordo che all’epoca d’oro di Hollywood valeva la regola che il regista più bravo fosse quello che non appariva come “il protagonista” del lavoro cinematografico, ma faceva parlare solo il film, in cui gli spettatori si dovevano perdere, immedesimandosi nella storia. È quello che il semiotico francese Louis Marin chiama nell’arte visiva “trasparenza” (o “transitività”). Il quadro è cioè una finestra sul mondo, uno spazio reale, popolato da personaggi e oggetti.

La Nouvelle Vague – con Maestri quali Jean-Luc Godard, François Truffaut, Eric Rohmer, Roger Vadim, Claude Lelouch – ribalta questa visione, alla “trasparenza” oppongono “l’opacità” (o “riflessività” per continuare a citare Marin). Il regista vuole dare la propria impronta ben visibile e far capire (anche tramite espedienti tecnici, quali l’abuso del flashback, lo sdoppiamento dello schermo, l’alternanza tra scene a colori e in bianco e nero) che un film non è uno spaccato della realtà, bensì un lavoro autoriale.

Nolan, almeno nello spirito, si avvicina alla Nouvelle Vague. Agamennone, con un “look” che ricorda più Batman che un eroe miceneo, non è frutto di ignoranza o una sciatteria. È una precisa scelta concettuale che (almeno credo) vuole essere stridente con la tradizione storica per dire allo spettatore che la sua “Odissea” vive di vita propria.

Tornando alla scelta di Lupita come Elena, che ha scatenato l’inferno già settimane prima dell’uscita del film, il dilemma, anzi, il “trilemma” è: si è trattato di una legittima decisione autoriale, di un espediente di marketing per attirare attenzione (e ha funzionato benissimo) o di una concessione al Pensiero unico woke e alla sua deriva nella cancel culture? Ovviamente non ho una risposta. Magari un po’ di tutte e tre le motivazioni.

Milo Goj

Milo Goj

Milo Goj, attuale direttore responsabile de L’Incontro, ha diretto nella sua carriera altri giornali prestigiosi, come Espansione, Harvard Business Review (versione italiana), Sport Economy, Il Valore,...

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