«Io ho costruito le basi. Adesso prendete voi le mie opere, lavorateci sopra, andate più avanti». È in questa frase, quasi come fosse un passaggio di testimone, che si può leggere l’eredità di Victor Vasarely. Da qui prende avvio Optical Art, Vasarely e dintorni, la mostra ospitata da Spazio Roseto, in Corso Garibaldi, a Milano, dal 20 aprile al 10 maggio, nel contesto della Design Week e del Fuorisalone.

Curata da Milo Goj, Ceo di Art Relation, l’esposizione non si limita a rileggere l’Optical Art ma la riporta dentro un contesto contemporaneo. Dopo l’esperienza dedicata a Mario Schifano, il passaggio non è solo cronologico: è un cambio di prospettiva che sposta l’attenzione dall’immagine riconoscibile alla percezione. Promossa da Roseto e Jarvés, due realtà milanesi che hanno fatto dell’incontro tra arte, cultura ed estetica il cuore della propria visione, la mostra si inserisce in un percorso che supera la dimensione espositiva per diventare un racconto progettuale coinvolgente.

Roseto opera nella locazione e nella gestione diretta di immobili di proprietà nei comparti luxury, residenziale e turistico di alto profilo. Jarvés si occupa invece dell’intermediazione di proprietà di pregio, con un’impostazione che coniuga esperienza, stile e innovazione. Due realtà accomunate dalla stessa attenzione alla qualità e alla cura del cliente.

L’Op-Art, di cui Vasarely è il principale esponente, non si limita a rappresentare. Costruisce instabilità, vibrazione, profondità. Le superfici sembrano prendere vita, le geometrie danno l’impressione di muoversi e l’opera d’arte si trasforma in qualcosa di dinamico quando viene osservata. In questa prospettiva si colloca la riflessione di Rocco Roggia, amministratore delegato di Roseto, che individua nella mostra non soltanto un percorso artistico, ma un passaggio concettuale, capace di mettere in relazione cultura, percezione e progettazione dello spazio:

«L’evento ha avuto un ottimo riscontro, sia in termini di visite sia per l’apprezzamento che abbiamo ricevuto. Ma quello che mi ha maggiormente colpito è il percorso costruito dal curatore: partire dalla Pop Art, che racconta il “cosa”, per arrivare all’Optical Art, che invece lavora sul “come”. È una differenza decisiva, perché cambia completamente il modo di guardare un’opera. Non ti viene più dato un contenuto da riconoscere, ma sei coinvolto nel modo in cui lo percepisci. È questo, secondo me, il vero senso della rassegna che abbiamo voluto condividere con tutti coloro che ci hanno raggiunto».

“L’Optical Art- continua l’AD- ti costringe a fermarti, a ricalibrare lo sguardo, a entrare dentro l’immagine. Non è immediata come la Pop Art, ma proprio per questo è più profonda. E oggi risulta sorprendentemente attuale, se si considera il ruolo del digitale, delle interfacce e dei codici visivi, attraverso cui siamo abituati a interpretare le immagini».

Rocco Roggia, AD di Roseto, alla mostra “Optical Art, Vasarely e dintorni” a Spazio Roseto

È proprio in questo “come” che si definisce il passaggio più concreto del lavoro di Roseto: non un principio astratto, ma un metodo operativo fondato sulla professionalità e sulle competenze specifiche delle persone che ne costruiscono quotidianamente l’identità. Un approccio che si configura come un processo articolato, con un metodo ben strutturato ed efficace: «La nostra filosofia, che è anche una concretezza, sta nel plasmare immobili trasformandoli in abitazioni con un cuore, con emozioni, unitamente alla meticolosa cura di ogni dettaglio architettonico e di design.

Progettiamo gli spazi e li arrediamo seguendone l’intero sviluppo», spiega Rocco Roggia. È questa visione continua, strutturata e progettuale che definisce la differenza e che trova oggi la sua espressione più chiara nel progetto “Campiglio Plaza”. Nel cuore pulsante di Madonna di Campiglio, in Piazza Righi, a pochi passi dagli impianti di risalita, Roseto ha sviluppato una nuova operazione immobiliare che unisce unità residenziali con spazi commerciali. Un intervento pianificato nel tempo, oltre sei anni di lavoro, che verrà inaugurato al pubblico entro l’estate.

“Campiglio Plaza” si articola in undici appartamenti destinati all’affitto breve, affiancati da due livelli di spazi commerciali e da un ristorante raffinato. Un progetto pensato per una clientela internazionale e per un’idea di soggiorno che unisce servizi, ospitalità e comfort contemporaneo, valorizzando al tempo stesso il rapporto con il paesaggio alpino e con il territorio. L’intervento si inserisce nell’area più centrale della località, con un’attenzione particolare alla qualità degli ambienti e alla funzionalità degli spazi, pensati per rispondere a esigenze diverse, dal soggiorno di pochi giorni alla permanenza più prolungata.

«Ogni soluzione ha una propria personalità e, come dicevo poco fa, i dettagli sono minuziosamente studiati per un’armonia genuina e un comfort senza precedenti. Insomma un’identità firmata Roseto per un abitare indimenticabile». Anche la permanenza viene infatti ripensata in questa direzione, superando la dimensione del semplice soggiorno. Gli ambienti saranno arricchiti da opere della collezione Roseto, integrate come elementi costitutivi dello spazio.

«Inseriremo opere d’arte autentiche, non riproduzioni. Vogliamo che chi entra colga immediatamente la nostra qualità». L’accoglienza, infine, è parte integrante del sistema: un servizio strutturato accompagna l’ospite in ogni singola fase, per un’esperienza discreta ma su misura. È qui che il dialogo tra arte e abitare si fa più evidente. Come nelle opere di Victor Vasarely, anche negli spazi di Roseto ciò che conta non è solo ciò che si vede, ma il modo in cui viene percepito e vissuto. La superficie si fa esperienza, lo spazio diventa relazione. Non si tratta più di rappresentare, ma di dare forma a un modo di vivere.

Martina De Tiberis

Martina De Tiberis

Laureata in Lettere Moderne e specializzata in Filologia Moderna presso l’Università degli Studi di Ferrara con il massimo dei voti. Nel 2021 ha intrapreso il percorso per diventare giornalista pubblicista,...

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