Il 2 luglio 2026 il Dicastero della Fede della Sede apostolica romana di Papa Leone XIV ha emesso una sentenza di scomunica “latae sententiae” verso quattro sacerdoti (Pascal Schreiber svizzero, Michael Goldade statunitense, Michel Poinsinet de Sivry e Marc Hanappier francesi) e il Vescovo Alfonso de Galarreta spagnolo che li aveva consacrati tali a Écône (Svizzera) nello stesso giorno. Tutti costoro appartenevano alla “Fraternità Sacerdotale di San Pio X” (FSSPX) e questa loro condanna era avvenuta senza neppure il preventivo mandato obbligatorio del Pontefice in carica Leone XIV.

La “scomunica” è un procedimento ecclesiale che comporta – fra l’altro – per tutti coloro che ne vengono colpiti, il divieto di somministrare e ricevere i Sacramenti e l’esclusione dalla possibilità di ricoprire cariche e incarichi nell’interno della Chiesa cattolica. In questi termini la scomunica è prevista anche dalle Chiese cristiane ortodosse e da talune Chiese evangeliche. La funzione della scomunica è del peccatore.

La Chiesa cattolica romana ammette due tipi di scomunica, quella “latae sententiae” e quella “ferendae sententiae”. La prima è quella che viene emessa e applicata senza bisogno che vi sia stato un processo a carico dell’imputato accusato di atti o delitti di gravità tale da non richiederne nemmeno un processo. La seconda è quella che viene comminata a carico di imputati di colpe di minor gravità, per i quali è necessario allestire un processo per stabilirne o meno la entità.

Ricordiamo anche – per inciso – che la Chiesa cattolica romana prevede altri due procedimenti ecclesiastici che comportano l’espulsione di colpevoli dal contesto cristiano e cioè l’“eresia” (negazione di una verità che va creduta per fede) e l’“apostasia” (ripudio pubblico e totale di elementi costitutivi della fede cristiana).

Tutti questi procedimenti portano a divisione fra gli individui di una stessa comunità per contrasti di potere, diatribe religiose e etiche e ambizioni politiche che sfociano in “scismi” (dal greco schisma, divisione) cioè a separazioni formali fra di loro.

Nell’ambito della Chiesa cattolica romana gli scismi riconosciuti nel tempo sono i sette seguenti: lo Scisma Nestoriano (431 d.C.), che affermava esservi in Cristo due nature separate, una umana e una divina; lo Scisma Monofisita (454 d.C.), peculiare di alcune chiese orientali, che proclamava la sola natura divina di Cristo; lo Scisma d’Oriente (Grande Scisma) (1054) che causò la separazione della Chiesa Romana d’occidente del Papa e la chiesa ortodossa orientale del Patriarca di Costantinopoli; lo Scisma d’Occidente (1378/1417) che, a seguito di una crisi interna alla Chiesa cattolica sull’autorità papale, portò all’elezione contemporanea di un Papa (Gregorio XII a Roma), uno a Avignone (Clemente VII) e uno a Pisa (Alessandro V), ai quali succedette poi a Roma l’unificato Martino V; l’eliminazione della mediazione della Chiesa per la salvezza degli uomini e la critica sulla vendita delle indulgenze e conseguente nascita del Protestantesimo; lo Scisma Lefebvriano (1988 e 2026) sorto in seguito a modifiche introdotte da Marcel Lefebvre alla liturgia romana cattolica che era stata approvata nel Concilio Vaticano II nel 1965 a Roma e che ne era stata in parte stravolta.

È su quest’ultimo scisma che sono sorte, fra i lefebvriani e la Chiesa cattolica romana, discussioni, prese di posizioni, divergenze e accuse varie che sono tuttora in corso.

Marcel Lefebvre, nato a Tourcoing (regione dell’Alta Francia) il 29/11/1905, è stato uno dei più famosi oppositori delle riforme apportate dalla Curia romana a indirizzi ecclesiali durante il Concilio Vaticano II del 1962/1965. Dopo gli studi medi, nel 1923 abbracciò la carriera ecclesiastica e, laureatosi in Teologia presso la Università Gregoriana di Roma, venne ordinato sacerdote della Congregazione dello Spirito Santo a Lille nel 1929.

Dopo una esperienza missionaria in Africa, nel 1932 fu nominato Delegato apostolico per l’Africa francese e nel 1945 venne inviato in Senegal. Tre anni dopo divenne Delegato Apostolico per tutta l’Africa e nel 1955 fu nominato vescovo di Dakar in Africa e nel 1962 Vescovo di Tulle nel sud-ovest della Francia. In quest’ultimo anno divenne anche Superiore generale della sua Congregazione dello Spirito Santo e fu anche inviato a Roma come uditore del Concilio Vaticano II.

Promosso Arcivescovo, nel 1970 fondò la “Fraternità Sacerdotale San Pio X” (FSSPX) a Écône (Svizzera) e ne divenne Superiore Generale. Attualmente (2020) questa conta in 37 Paesi 720 sacerdoti, 67 Priorati, 770 Chiese, 12 Vescovi, 268 seminaristi, 250 suore oblate (dedicate al servizio di Dio) e oltre 500.000 fedeli specie in Francia e Svizzera e, dal 2018, è retta da Don Davide Pagliarani.

Per alcune sue teorie contrarie a principi espressi nel Concilio Vaticano II, nel 1976 Lefebvre venne sospeso “a divinis” (divieto di somministrare e ricevere Sacramenti) da Papa Paolo VI. Seguirono alcuni tentativi di accordi con la S. Sede e nel maggio 1988 ne venne raggiunto uno di pacificazione, tramite il Cardinale cattolico Ratzinger, emissario di Karol Wojtyla Papa Giovanni Paolo II.

Ma nel giugno 1988 Lefebvre consacrò con il proprio rito altri quattro Vescovi, senza aver richiesto né ottenuto il consenso preventivo del Papa. Questi pronunciò prontamente una scomunica “latae sententiae” che mise Lefebvre e i quattro vescovi fuori dalla Chiesa cattolica come scismatici. Quando il cardinale Ratzinger divenne a sua volta Papa come Benedetto XVI (2005), revocò ufficialmente tale scomunica ai quattro neo vescovi, ma questa restò a carico di Lefebvre. Questi morì il 29/3/1991 e fu sepolto presso il Seminario internazionale San Pio X a Écône.

Don Davide Pagliarani chiese più volte udienza presso i Pontefici per definire definitivamente la questione della FSSPX, senza averne avuta sinora risposta.

Ma quali sono i motivi fondamentali del dissenso fra la Chiesa cattolica e la FSSPX oltre a quelli puramente formali (uso di tuniche lunghe, guanti rossi e bende bianche durante le consacrazioni sacerdotali)?

Quando nel Concilio Vaticano II venne approvato il principio della libertà religiosa come norma del diritto umano fondamentale (Dichiarazione conciliare “Dignitatis humanae” di Papa Paolo VI), Lefebvre eccepì che non era stato rispettato quello dell’obbedienza ad alcune delle norme dettate da San Pietro e dai suoi successori, accusando l’avvento di una “eresia modernista” e rifiutò soprattutto la nuova liturgia (con la S. Messa in volgare anziché in latino), la collegialità dei Vescovi, l’ecumenismo, la libertà di coscienza, il divorzio e le unioni di fatto, la fratellanza universale e i rapporti con l’Islam, richiamando il ritorno della Chiesa alla antica tradizione.

Questa presa di posizione, che si rifaceva al messaggio degli Apostoli, si appellava anche al dovere degli Stati cattolici di riconoscere la sola Chiesa romana e di condannare il culto di religioni “opera del demonio”. Sulla base della conferma di questa impostazione e in considerazione anche di quanto affermato da Papa Leone XIV a seguito dell’ultima consacrazione di Vescovi da parte di don Pagliarani, appare ancora difficile la conciliazione tra Chiesa cattolica e lefebvriani.

Gustavo Ottolenghi

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