Anche lo stile rispecchia il contenuto: la scrittura è definita jazzata e sincopata, caratterizzata da ritmo irregolare, giochi linguistici, trasformazioni e accostamenti sorprendenti. Le parole sembrano muoversi continuamente, proprio come i personaggi, tra realtà e immaginazione. In sintesi, Parole in movimento sembra utilizzare l’assurdo per parlare del reale: dietro il sorriso e il paradosso si nasconde una riflessione sulla società contemporanea e sulla necessità, per chi si sente fuori posto, di trovare un modo personale per resistere e cercare la propria felicità.
Parole in movimento, l’ultimo libro di Marino Santinelli, pubblicato da Bertoni Editore, raccoglie racconti che, solo in apparenza, appartengono al regno del nonsense. In realtà, danno forma a un’illogica razionalità capace di svelare, attraverso il paradosso, aspetti profondamente umani.
Il nonsense non è fine a sé stesso: attraverso situazioni assurde, personaggi improbabili e mondi capovolti, l’autore costruisce una sorta di illogica razionalità, che permette di osservare con maggiore lucidità la realtà. Dietro l’assurdo emergono infatti sentimenti molto concreti: solitudine, disagio, desiderio di felicità, frustrazione, bisogno di appartenenza e difficoltà nelle relazioni. Un elemento centrale è la condizione degli “ultimi”, persone che una società omologante tende a marginalizzare. I protagonisti, pur fragili e spesso disorientati, reagiscono e cercano di difendere la propria individualità. Il loro percorso assume così un significato quasi universale.
Nestar Moreno Tosini
