Ho molto apprezzato l’intervento, articolato e documentato del nostro collaboratore di lunga (o, meglio, lunghissima) data Gustavo Ottolenghi. Vorrei completarlo con alcune precisazioni e mie personalissime osservazioni. Innanzitutto (qualcuno potrebbe confondersi) la Cina, Paese Fondatrice dell’Onu nel 1945, era quella nazionalista, poi trasferitasi a Formosa/Taiwan e non quella popolare (comunista) di Mao Zedong.
Riguardo al genocidio armeno, catalogato da Ottolenghi come avvenuto nell’Impero ottomano, un lettore poco informato potrebbe pensare che si sia trattato di una strage dovuta al fondamentalismo islamico. Molti storici ne attribuiscono invece la maggiore responsabilità al movimento dei Giovani Turchi (citato anche da Ottolenghi), laico e in qualche modo assimilabile a quelli “liberal democratici con venature massoniche” del nostro Risorgimento, che vide tra i suoi esponenti anche Kemal Ataturk, il padre della moderna Turchia, protagonista della fine del califfato e della nascita della Repubblica Turca, di cui fu il primo presidente.
Ma l’omissione più rilevante riguarda quello che a mio parere fu il più grande genocidio della storia moderna. Quello perpetrato nel 1800 (forse soprattutto nella seconda metà del secolo) dagli yankee a danno dei nativi americani. Un Paese enorme come gli Stati Uniti è stato spopolato quasi interamente dalla popolazione pre esistente. Credo sia il più “riuscito” genocidio della Storia moderna. Superiore a quello dei conquistadores, in quanto, nel Centro e nel Sud America, in gran parte della popolazione si riconoscono tratti degli “indios”. Questi furono quindi pressoché annullati come “cultura”, ma si fusero con gli invasori. Negli Stati Uniti, invece individui con i tratti dei nativi americani sono molto (molto, molto) meno numerosi.
Aggiungerei, che alcuni storici considerano genocidio anche quello compiuto dalle truppe d’occupazione “piemontese” nel Meridione dopo l’annessione del Regno di Napoli, nei confronti dei civili chiamati ufficialmente “briganti”. Il numero delle vittime è particolarmente incerto. Si va dalle 5-6 mila ufficiali alle centinaia di migliaia, se si contano anche, come per l’Holodomor i morti per “fame e malattie”. Infine, andrebbe ricordato che la popolazione nera del Sudafrica era meno indigena di quella bianca “boera”. Era arrivata successivamente. Gli unici precedenti all’arrivo dei Boeri erano il piccolo popolo dei boscimani, i cui tratti sono più asiatici che negroidi.
Milo Goj
