Maria Zakharova, che ormai non ha bisogno di presentazioni quale portavoce del Ministero degli Esteri russo, ha sarcasticamente fatto notare come l’Italia si appresti a investire in armamenti anziché mettere in sicurezza i siti di restauro dei suoi monumenti. Il riferimento è al crollo della Torre dei conti a Roma. All’unisono, tutte le forze politiche italiane hanno denunciato lo scandalo: quello suscitato dalle dichiarazioni della portavoce, non quello del crollo!
Come in una sinfonia, sono state eseguite anche alcune variazioni e persino dissonanze che il direttore d’orchestra – chissà chi – ha presto ricondotto al tema principale. Il sarcasmo della portavoce – non una dichiarazione ufficiale per quanto autorevole – è poca cosa rispetto agli insulti al governo russo che quotidianamente si sentono sulle nostre reti. Non dimentichiamo che Joe Biden definì Putin un “assassino” a reti mondiali unificate e che Mattarella equiparò la Russia alla Germania nazista: la trave nel proprio occhio si nota meno della pagliuzza in quello altrui! Zakharova ha fatto solo del sarcasmo che si può giudicare inopportuno e di cattivo gusto quanto si vuole, ma non scandaloso. L’eco ricevuto sta nel fatto che ha toccato un nervo scoperto, un problema reale di cui non si parla a sufficienza.
Ora, il fatto che l’Europa abbia aumentato le spese militari con il pretesto di un possibile (ma irrealistico) attacco russo è criticato da gran parte dei cittadini europei sulla base della distorsione delle risorse dalla spesa sociale in sanità, istruzione, sicurezza del lavoro, ecc., alla produzione di armi. Senz’altro una critica corretta e, soprattutto, facilmente comprensibile per l’opinione pubblica.
Si sottovaluta, invece, un problema politicamente ben più grave, in quanto strutturale: l’aumento della spesa per armamenti consente ai militari di gestire un’enorme quantità di denaro pubblico che finora si concentrava in altri settori chiave. Non è solo una questione di soldi, ma anche del potere che questi stanziamenti consentono di esercitare sulla politica e sulla società.
È questo che vogliamo? I militari sono persone per bene, alcuni intelligenti, onesti e probi, altri meno: come succede in tutte le categorie professionali. Ma non dimentichiamo che se abbiamo a disposizione soltanto un martello, tratteremo tutti i problemi come se fossero chiodi. Per definizione, i militari dispongono delle armi per risolvere i problemi. Per questo non c’è da fidarsi di un aumento della spesa militare. Troppe armi e troppo potere nelle mani dei generali non rischiano di portarci solo a guerre contro diversi Stati, ma anche a una violenza interna qualora alcuni equilibri politici andassero perduti.
Pur contrario – da ambientalista qual sono e consapevole della corruzione che i miliardi investiti potrebbero innescare – è molto meglio il Ponte sullo Stretto del riarmo! Il suggerimento di Zakharova, per quanto strumentale e forse deprecabile, va preso in attenta considerazione.
Corrado Poli
