Recentemente, nell’aula magna del Polo del ‘900 a Torino, si è tenuta la presentazione ufficiale del volume “Bruno Segre avvocato delle libertà”, sul fondatore de L’Incontro, scritto da Maria Grazia Toma, per anni sua storica collaboratrice ed ora giornalista.
Il volume (pubblicato dalla Raineri Vivaldelli Editori, nell’ambito della “Collana di storia delle idee fondata e diretta da Pietro Polito e Pierfrancesco Raineri”), è una sorta di omaggio, da parte dell’Autrice, ad un personaggio straordinario, che ha attraversato tutto il ‘900, subendo gli anni bui del regime fascista e dei suoi alleati tedeschi (sperimentando per ben due volte, nel 1942 e nel 1944, il carcere e la prospettiva dei campi di sterminio, come egli ha ben raccontato nel volume “Quelli di via Asti”, ove vi era la caserma dei repubblichini) e poi dedicandosi, nella sua successiva lunga vita, a mantenere fermi gli ideali e le parole d’ordine della libertà, della pace e della laicità dello Stato.
La sua correttezza e intransigenza, ricorda la Toma, è dimostrata da ciò che avvenne nel 1938, dopo la promulgazione delle leggi razziali. Mentre il padre era (seppur laico) ebreo di nascita, la madre era cattolica e, quindi, Bruno Segre avrebbe ben potuto essere dichiarato ariano posto che era ritenuta prevalente, dalla nuova legislazione razziale, la religione ritenuta di appartenenza. Ebbene, Bruno Segre, senza indugi, non volendo aderire ad alcun credo religioso in quanto ateo e libero pensatore, non accettò, come fecero molti altri, di abbracciare la religione cattolica con il battesimo, e, quindi, rischiò più volte la vita per il semplice fatto di essere ebreo.
Il volume, che si apre con una introduzione di Pietro Polito e un ricordo del Sindaco Lo Russo, prosegue con una intervista della Toma a Segre, effettuata alla vigilia dei suoi 100 anni, che ripercorre la sua lunga e operosa vita, ricordando le sue principali attività, mai cessate, di avvocato difensore dei deboli e oppressi (memorabili le sue battaglie a partire dal 1949 a difesa degli obiettori di coscienza), e di giornalista, divenendo anche Consigliere dell’Albo dei giornalisti pubblicisti.
La Toma ricorda poi, opportunamente, come proprio la fondazione de L’INCONTRO, periodico mensile indipendente politico e culturale, avvenuta sempre nel 1949, sia stato uno dei maggiori impegni che Segre ha poi condotto con tenacia e passione per tutta la sua lunga vita, con funzioni di direttore, di editore, di principale redattore, di addetto alla stampa, ai contatti con i lettori.
La successiva intervista della Toma all’avv. Riccardo Rossotto ripercorre proprio le ragioni per le quali, in modo alquanto casuale e fortunato, in occasione del suo centesimo compleanno, Segre e Rossotto, che in precedenza neppure si conoscevano direttamente, decisero entrambi che una testata così prestigiosa non poteva cessare e che sarebbe quindi proseguita su nuove basi (“on line”) e con un nuovo editore. Da qui lo sforzo di Rossotto di reperire alcuni altri soggetti (definiti dallo stesso Rossotto “I coraggiosi”) che predisposero un piano editoriale ed effettuarono l’investimento necessario per trasformare la testata da cartacea a pubblicazione “on line”, con l’obiettivo principale di mantenere la stessa linea editoriale basata sul pensiero indipendente di stampo liberal-socialista.
Il volume prosegue con una ulteriore serie di contributi di soggetti che hanno conosciuto Segre o che hanno avuto rapporti con lui nei più svariati settori, tanti quanti erano gli interessi di questo vulcanico uomo: da quello della Comunità Ebraica di Torino, della Massoneria, dell’A.N.P.I., del Centro Gobetti, del Polo di Torino (vera seconda casa di Segre), del Centro Studi sul giornalismo Gino Pestelli, del Centro Studi Sereno Regis, dell’A.N.P.P.I.A., della F.I.A.P., dell’Associazione Nazionale del Libero Pensiero “Giordano Bruno”, della Socrem (società per la cremazione), della “Famija Turineisa”, de La Stampa (in occasione di una precedente intervista di Carlo Greppi), dell’avv. Mario Napoli, di Alberto Bolaffi, Daniela Levi, Laura Pompeo, Maria Grazia Acciarini, Nico Ivaldi, Domenico Leccisotti ed, infine, Carlo Zorzi.
Completano il volume una prefazione del figlio Spartaco, anche con accenni personali e commoventi e una postfazione di Bruno Maida dal significativo titolo “La normalità del Giusto”. Il volume ha l’obiettivo, in definitiva, di offrire un racconto a più voci della figura di Bruno Segre, uomo libero da condizionamenti di qualsiasi tipo e che ha creduto sino alla fine nei valori di libertà, di progresso e di ragione. Quanto manca al nostro Paese la sua voce autorevole e libera!
Alessandro Re
