Trump fa la guerra all’Iran e ai palestinesi su mandato di Netanyahu e per proteggersi dagli attacchi subiti in patria. Non è il primo leader della storia a creare nemici esterni per risolvere problemi interni. In un certo senso, sta avvenendo la stessa cosa in Iran, dove il governo e la maggioranza che lo sostiene si sono rafforzati grazie agli attacchi esterni subiti.

In questo caso, però, la situazione è diversa per il presidente americano: sono numerosi in patria coloro che vogliono approfittare delle sue altalenanti decisioni, tanto urlate quanto evidentemente deboli e contestate. Negli USA è in corso una guerra tra fazioni: da una parte il vecchio establishment oligarchico che unisce democratici e repubblicani; dall’altra una nuova coalizione di oligarchi ‘sovversivi’ che sono riusciti a vincere le elezioni, ma non controllano ancora i poteri profondi e radicati nei servizi segreti, nell’apparato militare e nelle relazioni internazionali.

I ‘sovversivi’ del MAGA hanno violato non poche norme costituzionali e adottano comportamenti irrituali nella politica interna ed estera. Con questo atteggiamento hanno irritato i conservatori più responsabili, siano essi rappresentanti o cittadini. Nonostante ciò, Trump e gli oligarchi ‘sovversivi’ che lo sostengono conservano un rilevante consenso popolare, forse ancora maggioritario, poiché sempre meno cittadini votano e, come diceva il poeta Yeats, “i migliori mancano di convinzione mentre intense passioni animano i malvagi”.

Lo dimostra l’astensione dal voto della maggioranza dei cittadini e il sostegno popolare alle azioni criminali della polizia federale (ICE) a casa e delle forze armate all’estero. D’altra parte, per chi potrebbero votare in alternativa a Trump? Per una vecchia minestra riscaldata, per giunta andata a male, quali sono i democratici e i repubblicani responsabili? Questi ultimi appaiono meno violenti e volgari, ma escludono anch’essi i cittadini da una vera partecipazione. Non possono fare altro poiché non esiste un progetto alternativo, una strada segnata verso un auspicabile progresso. I democratici si definiscono ‘progressisti’, ma cosa significa in concreto se non riproporre una visione del mondo ormai superata?

Al Congresso alcuni rappresentanti hanno eccepito sulla costituzionalità di alcune decisioni di Trump – tra cui l’attacco all’Iran –, ma alla fine, sui principi fondativi della democrazia, ha prevalso la lealtà, sia pure obtorto collo, alla fazione. La qualcosa è un insulto alla democrazia passato inosservato perché nessuna fazione al Congresso può vantare un minimo di innocenza.

Gli obiettivi di questa nuova guerra americana, le vittime, l’instabilità e la crisi economica che ne scaturisce passano in secondo piano rispetto a una lotta interna ormai alle soglie di una vera guerra civile. Questa situazione comporterà un ulteriore odio antioccidentale tra gli abitanti di quattro quinti del mondo e un graduale regresso della potenza euroatlantica. E la fine di una civiltà che, sia pure tra numerose contraddizioni, aveva saputo tenere acceso un sia pure fioco lume della ragione anche nei più segreti anfratti della politica.

Corrado Poli

Corrado Poli

Corrado Poli, docente di geografia politica e urbana, editorialista e saggista

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