Giovedi “aprile 2025 il Presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha improvvisamente scatenato sui mercati economici e finanziari di tutto il mondo uno “tsunami” di proporzioni “devastanti” secondo quanto definito dal Commissario europeo per gli affari economici e monetari Valdis Dombrovskis. Questa operazione prevedeva l’immediata entrata in vigore in tali mercati di nuovi procedimenti tesi a riequilibrare la bilancia commerciale tra gli U.S.A. e quegli Stati coi quali intratteneva da decenni rapporti commerciali finanziariamente svantaggiosi in tema di dazi doganali.
In questo senso quel giorno veniva a significare per gli Stati Uniti la “liberazione” (“Liberation Day”) da tali inveterati rapporti. L’obbiettivo veniva prospettato raggiungibile rapidamente dal Segretario del Tesoro U.S.A. Scott Bessent imponendo sulle merci esportate negli States dai rispettivi Stati produttori un aumento della percentuale sui relativi dazi di esportazione sino a oltre il 100% rispetto a quanto sino ad allora pagato. Questa manovra colse di sorpresa tutti i Governi degli Stati che avevano rapporti commerciali con gli U.S.A. (e segnatamente quelli europei facenti parte dell’area Shengen) che vedevano la tassazione di alcune delle merci da loro esportate negli States aumentare dal 10% addirittura sino al 150%. Essi tuttavia risposero prontamente mettendo in atto a loro volta misure atte a fronteggiare l’ inatteso “tsunami”.
La loro prima mossa è stata quella di aumentare anch’essi proporzionalmente l’entità dei dazi che venivano imposti sulle merci che venivano importate dagli U.S.A. (ad esempio la Cina aumentò la tassazione delle merci provenienti dagli States dal 20% al 140%). Contestualmente tali Governi iniziarono a prendere in considerazione la possibilità di intavolare trattative ( singole da parte di ciascuno o comunitarie) dirette con gli Stati Uniti al fine di giungere a una riequilibratura dei rispettivi dazi.
Alcuni Governi ipotizzarono anche di poter sfuggire alle nuove tassazioni U.S.A. trasferendo la produzione delle proprie merci soggette a tale tassazione in Paesi che non fossero stati compresi fra quelli neotassati. Peraltro una improvvisa decisione del Presidente Trump del 9 aprile annullava l’immediata entrata in vigore delle nuove tasse e la procrastinava di 90 giorni in attesa della risposta degli Stati interessati alla sua decisione del 2 aprile, riportando temporaneamente le relative tassazioni a loro carico ai valori precedenti tale data (10% eccetto Cina).
Analogo provvedimento venne preso da quegli Stati che erano stati colpiti dalle nuove tassazioni il 2 aprile (che erano state attive per soli 7 giorni) i quali riportarono anch’essi rapidamente i loro dazi verso l’U.S.A. ai valori iniziali. In queste condizioni, il Governo italiano, oltre ad essersi prontamente allineato alle misure messe in atto dagli altri Governi membri dell’area Shengen (riduzione dell’aumento dei dazi imposti il 2 aprile sulle merci importate dagli Stati Uniti) cominciò a considerare l’opportunità di trasferire nominalmente la produzione delle proprie merci destinate agli U.S.A. sottoposte ai nuovi dazi, nel confinante Stato di San Marino, poiché esso risultava estraneo alle nuove tassazioni U.S.A. non essendo membro dell’Unione Europea.
Ricordiamo che la “Serenissima Repubblica di San Marino” è il terzo Stato più piccolo dell’Europa (61 kilometri quadrati ) dopo il Principato di Monaco (2,02 kilometri quadrati) e lo Stato della Città del Vaticano ( 0,49 kilometri quadrati), arroccato alle falde del Monte Titano (monte delle tre cime) alto 739 metri situato completamente entro lo Stato italiano. Confina infatti a ovest, est e nord con la sua provincia di Rimini e a sud con quella di Pesaro Urbino. Ha una popolazione di 33.000 abitanti (2022) e la sua capitale è la Città di San Marino (4.000 abitanti ). Città più importanti sono Serravalle (11.000) , Dogana ( 7.000) e Borgo Maggiore (6.000).
Annovera una Università degli Studi che, nel 2020 , contava oltre 2.000 iscritti di cui il 70% di nazionalità straniera. Ospita due banche (Cassa di Risparmio e Asset Banca) che svolgono una intensa attività finanziaria e creditizia pubblica e privata specie in campo internazionale ed ha squadre sportive impegnate anche in tornei europei. Sorta nel IV secolo come Comunità cristiana ad opera di un tagliapietre italiano di nome Marino, risultò dipendente dallo Stato della Chiesa sino al 1291, anno in cui se ne distaccò.
Dichiaratasi Repubblica nel 1244 ,venne riconosciuta tale da Napoleone (1797), dal Congresso di Vienna (1815) e dallo Stato Italiano (1862 , Vittorio Emanuele II ) e al suo governo vennero nominati due “Capitani reggenti” (Diarchia). Essi venivano rinnovati dal popolo, con elezioni generali , ogni semestre e tale regola è stata tramandata sino ad oggi ( attualmente sono in carica dal primo aprile 2025 Denise Bronzetti e Italo Righi ) . Esiste un Parlamento monocamerale formato da 60 membri (Consiglio Grande e Generale ) eletti col sistema proporzionale che ha portato al potere (2024) la coalizione “Democrazia e Libertà” (composta dal Partito Democratico Cristiano) vincitrice con 26 seggi sulla coalizione socialista “Libera San Marino” (18 seggi).
Il potere esecutivo è affidato al Congresso di Stato composto da 10 membri Segretari di Stato di cui quello designato agli Affari Esteri e politici ha le funzioni di Primo Ministro ( in carica Luca Beccari). Il potere giudiziario ordinario e amministrativo è demandato dai Capitani Reggenti a 5 magistrati di nazionalità non sanmarinese. La Serenissima Repubblica non possiede forze armate e si avvale, per l’ordine e la sicurezza interna, di una “Milizia repubblicana” composta da 40 elementi e di una “Guardia nobile” di rappresentanza di 50 volontari. Non emette carta moneta e la sua valuta corrente è l’Euro. Con l’Italia à in vigore, dal 1939, una unione monetaria e doganale. Dal 1992 San Marino fa parte dell’O.N.U ,del Fondo Monetario Internazionale (F.M.I.) e del Consiglio d’Europa.
L’economia dello Stato si basa essenzialmente sulle attività del settore bancario e finanziario e poi sull’industria specie manufatturiera, sulla produzione agricola e, in minor misura, sul commercio, sull’informatica , sull’edilizia e sulla filatelia. Modeste sono la produzione e l’esportazione locali di merci (prodotti agricoli, cosmetici, mobili, generi di abbigliamento ) per un valore complessivo di circa 50 milioni di euro/anno e sono rivolte essenzialmente verso gli Stati Uniti, per i quali la tassazione doganale è stata sinora pari al 10%.
Sulla scorta di questi dati politici, economici e finanziari si comprende come le ipotesi dello Stato italiano di trasferire nominalmente parte della propria produzione industriale nella Repubblica del Titano (“Progetto San Marino”) possa aver interessato alcuni economisti , ai fini di evitare i nuovi tassi U.S.A. indirizzati ai paesi dell’U.E.. Questa iniziativa richiede, da parte sanmarinese, che per ottenere la qualifica “ prodotta a San Marino” ogni attività avvenga effettivamente ( e non solo nominalmente come progettato dagli economisti italiani) realizzata entro i suoi confini.
Questa clausola comporta che ogni industria che intenda fregiarsi di tale marchio produttivo debba disporre di macchinari, attrezzature e indotto completamente operanti nel territorio del Titano. Un tale obbligo richiederebbe a ogni industria postulante un impegno economico e un periodo di tempo non indifferenti per adeguarvisi. In secondo luogo su questo “Progetto” italiano incombe la volontà politica del Governo sanmarinese di ottenere (da gran tempo) l’associazione alla Unione Europea come “Paese associato”.
Tale adesione comporterebbe, non appena avvenuta, l’assimilazione di San Marino a tutte le norme vigenti (anche economiche e finanziarie ) per tutti i Paesi dell’U.E. colpiti dalle tassazioni a questi rivolte dagli Stati Uniti , con scomparsa dei benefici doganali di cui la Serenissima gode attualmente, annullando l’interesse dell’Italia al suo“Progetto San Marino”. Pare quindi, al momento, che esso non abbia alcuna possibilità di divenire concretamente operativo.
Gustavo Ottolenghi
