Ilaria Guidantoni è una giornalista e scrittrice di origini fiorentine, che vive tra la Toscana, Milano e Tunisi, un triangolo che l’ha portata a scrivere libri di diversa fattura che spaziano dalla saggistica (Corrispondenze mediterranee, Oltre Edizioni, 2015; Lettera a un mare chiuso per una società aperta, Albeggi edizioni, 2017; I giorni della peste 2.0 – riflessioni emozionali dal confinamento, Oltre edizioni, 2020 e altri titoli) alle traduzioni, come quella di Jean Senac, il Pasolini d’Algeria, con Ritratto incompiuto del padre (Oltre 2017).
Il suo ultimo lavoro è un libro singolare Il bacio da sfogliare, edito dalla toscana Cinquesensi Editore, la cui caratteristica è proprio la singolarità delle opere che pubblica, tale da poter esibire, in 15 anni di vita, un catalogo di tutto rispetto. Il bacio da sfogliare è, appunto, uno di questi, trattandosi di una piccola antologia, per nulla didascalica, caratterizzata da una scrittura colta, dal gusto della ricerca e del racconto. Un libro, la cui cifra è essenzialmente letteraria.
Ilaria Guidantoni, un libro sul bacio mi sembra una novità assoluta per la sua singolarità, o ne esistono altri dai quali magari hai attinto?
“Molti mi hanno chiesto come mi sia venuto in mente di scrivere un libro sul bacio. In realtà una risposta netta non ce l’ho. È successo diverso tempo fa e i pensieri si sono sedimentati. Ho iniziato con un percorso e finito con un altro mettendo insieme il serio e il faceto, seguendo la commedia della vita di cui il bacio è in qualche modo un simbolo se non il simbolo. L’ispirazione è il mito originario della dea madre, raffigurata come una donna dal ventre prominente e spesso dai molti seni. A quel bacio, che mima il bacio profondo, intimo, ho pensato come l’inizio della vita consapevole. Si nasce, si respira e si comincia a scegliere, cercando di attaccarsi al seno o se si è meno fortunati al bibéron. Inizia così la vita, che è nutrimento, cura, accudimento e dall’altra parte, fatica, ricerca, riconoscimento e riconoscenza. Per un caso quando mi fu chiesto di scrivere un aforisma per un’agenda del giornalista scrissi quello che sarebbe diventato l’incipit del libro ‘A ogni bacio ritroviamo l’armonia e la pienezza del seno materno e lì cerchiamo la felicità’ (Agenda Book Pusher 2022, Perrone Editore). La prima ricerca mi ha portato a La filosofia del bacio di Franco Ricordi, che ha confermato la mia scelta di capo. Il bacio non è solo un gesto, un saluto ma la dialettica fondante del nostro essere che cerca l’altra metà e si apre alla vita dando luogo alla storia dell’umanità. Un testo importante, breve e denso, che matura in abito esistenzialista tra la lezione di Hans Georg Gadamer per spingersi al senso pieno dell’essere parmenideo della filosofia di Emanuele Severino. Il mio però, senza nessuna pretesa di essere esaustiva, voleva essere un viaggio a trecento sessanta gradi. Non ho trovato nulla di simile, anzi il bacio è stato, stando alle mie ricerche, oggetto di studi molto specifici, soprattutto in ambito letterario, ad esempio in un determinato momento e movimento. Io ho attinto, ovviamente con ricerche ad hoc partendo da parole chiave e concetti o espressioni, nella mia formazione, tirando le fila dei miei ambiti di conoscenza, dagli studi classici e filosofici, a quelli artistici, alla mia passione per il mito e per la storia della tavola. Un libro non dichiaratamente autobiografico che finisce per esserlo sotto il profilo intellettuale e della visione della vita. Oggi mi chiedo come mai nessuno abbia avuto l’idea di scriverlo.”
A sentire la parola bacio, si pensa subito a quello d’amore, forse anche quello materno, del quale naturalmente parli, ma tu ne ricordi tanti altri come, ad esempio, il bacio del pane, dell’anello, delle pantofole, il bacio alla terra, quello di Giuda, quello accademico e così via, che tu ripercorri magistralmente traendo esempi dalla letteratura più alta e raffinata. Forse da qui nasce il titolo del libro…
“Il titolo non è stato facile perché il bacio non ha un sinonimo e i termini greci e latini non sono univoci e non sono eufonici, oltre ad essere oscuri per i più. Quindi il bacio è diventato centrale e l’idea di sfogliarlo allude al fatto del girare le pagine del libro e anche di coglierne petalo dopo petalo come si sfoglia un fiore per un viaggio nel tempo, nello spazio, nelle diverse accezioni di bacio e nei baci che mimano il gesto delle labbra ma che non sono il bacio nel senso usuale del termine. Di baci ce ne sono tanti, tantissimi e forse qualcuno sarà sfuggito ma c’è un comun denominatore: è un sigillo. Pensiamo al bacio materno, imprinting della vita, al bacio accademico quale ciliegina sulla torta del compimento di studi eccellenti, così come il bacio del principe nelle fiabe che conclude il racconto portando vita e felicità. In qualche modo è un atto conclusivo anche se segna l’inizio di qualcosa”.
Poi c’è un capitolo tutto dedicato al bacio nel cinema. E qui fai ripercorrere al lettore i baci più famosi, le scene immortali.
“Il cinema e il bacio sono un matrimonio perfetto e studiando come è cambiato il bacio nel cinema si racconta l’evoluzione della società, anche se ci vorrebbe un’enciclopedia per raccontarlo, basti pensare ai film che nel titolo hanno la parola bacio da L’ultimo bacio di Gabriele Muccino a Baisers volés, Baci rubati, del 1968 di François Truffaut. Forse il senso della scena finale di Cinema Paradiso è simbolico perché indica il senso del dono, del nucleo fondamentale dell’iniziazione all’amore del bacio e anche la sua ambivalenza tra condanna ed esaltazione. Naturalmente il libro è una pennellata che cerca di seguire il filo dal 1927 con il film muto Wings, fino agli anni Duemila, senza alcuna pretesa di completezza, anzi cercando di stimolare i lettori a trovare il proprio bacio nel cinema.”
Però, devo dire, quello che mi ha sorpreso di più sono i baci che potrei definire, almeno per me, sconosciuti: il bacio aereo, quello aspirato, a farfalla, a lucertola o della lucertola, il bacio sandwich… viene voglia di provarli tutti. Dove li hai trovati? O già la conoscevi?
“Qualcuno lo conoscevo e poi ho cominciato una serie di ricerche incrociate anche utilizzando la rete tra titoli dei libri, espressioni, tipi di baci, pensando che probabilmente tanti non sono codificati ma vengono da una situazione particolare, come il bacio dell’uomo ragno a testa in giù e allora questo dovrebbe spingere la nostra fantasia a cercare il nostro bacio come una firma. Un’antropologa americana parlava del bacio come la firma dell’uomo che si approccia alla donna e il mondo delle fiabe segue questo modello – anche nei casi originali de Il principe ranocchio e La bella e la bestia la fanciulla si lascia conquistare e accetta il bacio; non presenta tanto lo slancio di chi prende l’iniziativa. In effetti ad una riflessione più articolata, dal punto di vista filosofico, la matrice del bacio è quella platonica di due esseri umani che si incontrano nel corpo per fondersi poi nell’anima e che cercano l’altra metà, per completarsi e generare nuova vita. Il bacio è un dialogo senza parole che unisce anima e corpo, un passo a due che richiede un’assoluta ‘parità’, simultaneità e ritmo ben più che in ogni altro gesto o atto intimo. Inoltre è la cifra dell’umanità al di là dell’inclinazione sessuale perché baciarsi uomo, donna o Lgbtq+ è identico e questo è un aspetto grandioso.”
Divertente anche la ricerca che hai fatto sul lessico, tipo: una cosa fatta al bacio, cioè perfettamente, il baciapile per dire del bigotto, baciato dalla fortuna, rime baciate, tirabaci… non ci si pensa ai diversi significati di tante parole legate al bacio…
“Credo che proprio perché il bacio è un’esperienza fondamentale, archetipica del nostro essere, le espressioni sono sempre molto forti, per cui fare qualcosa ‘al bacio’ indica la perfezione e la rima baciata è quella che risuona più facilmente e se la fortuna arride lo fa baciando così come il sole che ‘bacia i belli’, non li accarezza né li abbraccia. Se le parole hanno una loro potenza è perché sono cose, cambiano la realtà e un bacio diventa il trampolino di lancio di una storia d’amore, il viatico di chi bacia in fronte qualcuno che vuole proteggere o nell’antica Roma, baciando una croce gli analfabeti firmavano un contratto. Insomma un bacio non è solo un bacio”.
Dulcis in fundo, curioso anche il capitolo delle prelibatezze che si chiamano Baci, come i Perugina, ma ne abbiamo altri, da quello di Alassio a quello di Cherasco ai Baci di dama piemontesi e così via, dei quali ci descrivi tutto, storia, ricetta, tradizioni…
“Il bacio anche a tavola è l’acme, il finale, la chicca offerta e non a caso è dolce e spesso legato al cioccolato perché il cacao è da sempre la bevanda degli dei – insieme all’ambrosia – ed è legato al piacere e all’amore, nonché al momento di festa. A tavola i baci sono dolci anche se qualche chef comincia a crearne di salati e tutti hanno le due valve che si uniscono come due bocche. I Baci di Alassio ad esempio risalgono al 1910 e con il loro cuore goloso di cioccolato sono diventati il dolce ambasciatore di questa cittadina nel mondo, la città degli innamorati per l’appunto. La tradizione attribuisce l’ideazione del famoso dolcetto a Rinaldo Balzola, pasticcere della Real Casa Savoia, ed è proprio grazie al Caffè Pasticceria Balzola, Locale Storico d’Italia, che questo prodotto sin dai tempi di d’Annunzio e della Duse si è inserito nella gloriosa tradizione dolciaria italiana. Ai primi del Novecento Alassio cominciava ad affermarsi come meta turistica attirando visitatori non solo dalle regioni limitrofe, ma anche dall’Inghilterra e dalla Germania. Ecco che questo dolcetto divenne un souvenir gastronomico da portare ad amici e parenti al ritorno dalle vacanze al mare e ricordare magari un amore estivo”.
Diego Zandel
