La sepsi è una delle principali cause di morte negli ospedali moderni, eppure nei certificati di decesso spesso non compare come causa principale. Questo fenomeno, poco noto al grande pubblico ma ben presente nel dibattito medico-legale, solleva interrogativi profondi sulla trasparenza del sistema sanitario e sulla corretta rappresentazione della realtà clinica.
Cos’è la sepsi e perché è così rilevante
La sepsi è una risposta infiammatoria sistemica a un’infezione che può portare rapidamente a insufficienza multiorgano e morte. Non si tratta di una semplice infezione: è una condizione grave, spesso legata a:
- infezioni ospedaliere (nosocomiali)
- ritardi diagnostici
- trattamenti non adeguati o tardivi
Nonostante ciò, raramente viene indicata come causa iniziale del decesso.
Il nodo centrale: come si certifica la morte
Nel sistema italiano, il medico che certifica il decesso deve compilare il modello ISTAT indicando:
- causa iniziale (la malattia che ha avviato il processo)
- cause intermedie
- causa immediata
In teoria, se un paziente muore per sepsi, questa dovrebbe essere chiaramente riportata.
In pratica, accade spesso il contrario.
La “sparizione” della sepsi nei certificati
Molti certificati riportano come causa di morte:
- insufficienza cardiaca
- insufficienza respiratoria
- neoplasia
- cachessia
La sepsi, quando presente, viene:
- relegata a causa secondaria
- oppure completamente omessa
Questo crea una distorsione della realtà clinica.
Il ruolo della Agenas
I dati sulle cause di morte alimentano le statistiche nazionali e regionali, utilizzate anche da enti come Agenas per valutare le performance degli ospedali.
👉 Un alto numero di decessi per:
- sepsi
- infezioni ospedaliere
può indicare criticità nella gestione clinica e organizzativa. Di conseguenza, esiste un incentivo sistemico a classificare i decessi in modo diverso, attribuendoli a patologie preesistenti piuttosto che a complicanze insorte durante il ricovero.
La scheda di dimissione ospedaliera: un documento chiave
La SDO è il documento che riassume il ricovero e codifica le diagnosi.
Qui si decide:
- quale è la diagnosi principale
- quali sono quelle secondarie
Se la sepsi:
- non viene indicata come diagnosi principale
- o viene inserita marginalmente
👉 scompare anche dalle statistiche ufficiali.
Tra complessità clinica e interesse difensivo
È corretto dire che la sepsi può essere difficile da diagnosticare in tempo reale. Tuttavia, nei casi più gravi:
- i segni clinici sono evidenti
- i marker infettivi (es. procalcitonina) sono elevati
- le terapie antibiotiche sono documentate
Quando, nonostante ciò, la sepsi non emerge nei documenti finali, il problema non è più solo clinico.
Il profilo medico-legale: perché cambia tutto
Indicare la sepsi come causa di morte implica automaticamente interrogativi su:
- infezione nosocomiale
- tempestività delle cure
- adeguatezza della gestione clinica
Al contrario, attribuire il decesso a una patologia preesistente:
- riduce il rischio di contenzioso
- indebolisce il nesso causale con eventuali responsabilità sanitarie
Una questione di verità, non solo di numeri
La mancata indicazione della sepsi non è solo un problema statistico. È una questione di:
- trasparenza
- diritto all’informazione dei familiari
- corretta ricostruzione degli eventi
Ogni certificato di morte dovrebbe raccontare, con precisione, ciò che è realmente accaduto.
Conclusione
La sepsi rappresenta oggi una delle sfide più importanti della medicina moderna, non solo sul piano clinico ma anche su quello etico e giuridico.
Riconoscerla correttamente nei certificati di morte significa:
- migliorare la qualità delle cure
- rendere più affidabili le statistiche sanitarie
- garantire giustizia ai pazienti e alle loro famiglie
Ignorarla, o relegarla a un ruolo marginale, rischia invece di nascondere problemi strutturali e di compromettere la fiducia nel sistema sanitario.
Eugenio Costa
