Dopo scadenze difficili ed estenuanti, il mio più grande sollievo da consulente del lavoro, è sempre stato quello di prenotarmi una bella settimana di vacanza al Club Med, con preferenza per i luoghi esotici, ma non mai disdegnato anche le vacanze sulla neve, in posti certamente molto chic.
Oltre a lavorare come consulente del lavoro, lei ha ideato più di 10 anni fa il programma televisivo “Forum Imprese”, in onda su TeleLombardia e sulle emittenti collegate. Programma che conduce tuttora. Almeno in senso lato, e con un po’ di suggestione, si può quindi dire che lei lavora anche nello show business. Questa sua seconda attività può essere collegata al suo amore per un simbolo del divertimento, come Club Med?
No, semmai di più ad una passione mai nascosta, quella per il giornalismo.
Come consulente del lavoro, come vede l’attività di G.O. (Gentil Organisateur) e che consigli darebbe a chi volesse svolgere questa ruolo?
Quando avevo 16 anni, scorrendo una rivista scoprii la nascita del cosiddetto G. O. Una creatura nata proprio al Club Med; per qualche anno, ho sognato di poter diventare una G.O., ma poi, poco più che ventenne ho iniziato a lavorare nella “Milano da bere”, con un ruolo diametralmente opposto alla vita in un Club di vacanze. Tra le due, ho scelto la seconda, perché ho bisogno di certezza e sicurezze, che il lavoro come G.O. non mi avrebbe dato. E’ un lavoro per chi accetta di poter cambiare località molto spesso, e che magari non abbia impegni familiari. Io oltre al mio lavoro molto intenso, ho voluto costruirmi anche una famiglia.
Nel suo libro, lei afferma che il Club Med esprime lo spirito francese. Può spiegare questo concetto?
Era uno spazio fuori dal tempo dove si poteva ballare fino all’alba sotto le stelle, conoscere persone di ogni paese, rompere barriere di età, lingua e classe sociale. I corpi si mostravano al sole senza pudore, e la leggerezza non era frivolezza, ma respiro, ossigeno, libertà.
In questo senso, il Club Med non è stato solo testimone della rivoluzione dei costumi: ne è stato uno degli attori. Ha aperto spazi, ha ispirato audacia, ha accolto le trasformazioni rendendole esperienze felici.E ancora oggi, in un mondo che cambia continuamente, custodisce quello spirito: quello di chi, entrando in un villaggio, sente di poter essere davvero sé stesso – senza giudizi, senza ruoli, solo con il desiderio di vivere intensamente.
Torniamo allo spirito francese
Ma attenzione: il Club Med non è mai stato solo edonismo. È stato anche visione, pedagogia, comunità. Un modo per immaginare il mondo non come somma di individui, ma come un gruppo che condivide. Per questo hanno chiamato “G.O.” i loro animatori: Gentils Organisateurs. E “G.M.” i clienti: Gentils Membres. La gentilezza non era solo una forma, era la chiave di un altro modo di stare insieme.
Ecco perché solo i francesi potevano immaginare tutto questo. Perché solo loro – con la loro storia di rivoluzioni, arte, libertà – potevano trasformare una vacanza in un piccolo esperimento sociale, in una promessa di felicità condivisa. Il Club Med è un’utopia francese riuscita. E io, ogni volta che ci torno, sento che quell’utopia continua a vivere – con un accento dolce, una musica in sottofondo, e un bicchiere di vino che sa di tramonto. Il Club Med è nato da un’idea visionaria, un sogno di libertà e comunità. Il suo fondatore Gérard Blitz, belga, come accennavo, è stato campione olimpico di water polo e grande appassionato di viaggi e natura. L’idea nasce nel 1949, nel dopoguerra, in un’Europa ferita che aveva urgente bisogno di rinascere.
Dal punto di vista organizzativo, qual è il segreto del Club Med per restare attuale da 75 anni?
I villaggi oggi sono più comodi, ma anche più inclusivi, soprattutto per famiglie, senior attivi, e viaggiatori internazionali. In sintesi: Il cuore del Club Med – libertà, incontro, leggerezza – non è morto. È semplicemente cresciuto, come cresciamo noi: da ragazzi che dormono in tenda a adulti che scelgono un bungalow di charme, ma che ancora sognano di ballare sotto le stelle con i piedi nella sabbia. Il Club Med è sempre stato più di una semplice catena di villaggi turistici: è una filosofia di vita. E come ogni filosofia, ha i suoi simboli iconici, pieni di significato e storia.
Qual è il capitolo del libro cui tiene di più?
BLITZ Io volevo solo che la gente fosse felice. Che potesse sorridere dopo la guerra. Che si sentisse libera.
VOCE Appunto. Un’idea tipicamente francese: rivoluzionaria, ma con leggerezza. Libertà, fraternità… e sole.
BLITZ Ma non c’era niente di lussuoso.
VOCE Eppure era lusso. Il lusso della semplicità. Della comunità. Del “tu” obbligatorio, delle cene insieme, del trapezio al tramonto. Solo in Francia poteva nascere un’utopia del genere:
• sensuale, ma mai volgare
• colta, ma mai snob
• anarchica, ma ben organizzata
VOCE Ci credeva eccome. I tuoi G.O. erano gentili, mai servili. I G.M. ballavano mezzi nudi sotto le stelle, ma poi si emozionavano per uno spettacolo improvvisato di teatro. Tutti erano uguali: professori, parrucchieri, dirigenti, bohémien.
BLITZ Ma allora… il Club Med è diventato… una cultura?
VOCE Sì. Un manifesto pop. Come i film di Godard. Come i baci sulle spiagge di Saint-Tropez. Un posto dove:
• puoi disconnetterti, ma anche ritrovarti • puoi flirtare, ma anche meditare • puoi ridere, ma anche pensare
BLITZ E oggi? Che ne è dello spirito?
VOCE Resiste. In ogni Crazy Sign, in ogni sorriso di un G.O., in ogni bambino che guarda il mare per la prima volta. Perché Club Med non è un posto, è un’idea francese di felicità: libera, condivisa, un po’ teatrale e sempre leggera.
BLITZ Allora forse non era solo una vacanza… VOCE No, Gérard. Era una piccola rivoluzione sorridente.
(Sipario)
