Il 1976 fu un anno colmo di avvenimenti e drammatico per il nostro Paese: terremoto in Friuli; disastro ambientale di Seveso; violenza politica che “alza il tiro”; atti di illegalità di massa; elezioni politiche “al cardiopalma”; la coraggiosa attività dell’Avvocato Ambrosoli porta alla luce l’onda lunga del caso Sindona sui partiti di governo e sul Vaticano; l’Anonima Sequestri mette a segno 46 sequestri di persona a scopo di estorsione; in novembre, al secondo Congresso Nazionale di Lotta Continua (uscita “ammaccata” dalle elezioni politiche), si verifica lo scontro dilaniante tra chi antepone la questione “di classe” a quella “di genere” e chi sostiene la tesi opposta.

Ricordo bene tre LP di quell’anno: “Automobili” di Lucio Dalla, “Via Paolo Fabbri 43” di Francesco Guccini e “Ho visto anche degli zingari felici” di Claudio Lolli. In questa prima parte mi piace ricordare il disco di Lucio Dalla. “Automobili” è semplicemente geniale, specie nel Lato A con l’incalzante sequenza costituita da Intervista con l’Avvocato, la canzone sulle Mille Miglia (divisa in due parti separate dal cinguettio che era la sigla del Gazzettino Padano, come la mia generazione ricorda bene) per concludere con la rutilante Nuvolari.

Nell’Intervista le risposte dell’Avvocato Agnelli (che Avvocato però non è mai stato) vengono rese in una sorta di esilarante grammelot (Dalla ne era capace). Tutti i testi sono del poeta Roberto Roversi che si era molto ben documentato: “La Fiat nella sola Torino ha 120.000 operai, 15.000 le industrie legate a questo destino… l’aria dell’intera città è tanto densa da fare pietà, ora sbaracca a Volvera la fabbrica per i ricambi… e la fonderia a Crescentino?”.

Questo riferimento alla fabbrica per i ricambi mi è tornato in mente, folgorandomi, leggendo recentemente l’interessante libro di Niccolò Zancan “L’ultimo operaio” (ed. Einaudi). Il libro inizia proprio con il mesto racconto di un operaio della Fiat che in tono rassegnato racconta che adesso a Mirafiori, di notte, rimane aperta solo la Porta 23 dove arrivano da chissà dove i camion che portano ricambi realizzati in qualche stabilimento oltremare.

Quei pezzi “… una volta… ce li facevamo noi, uno a uno, anche i particolari”. La canzone sulla Mille Miglia è straordinaria. Cronache telegrafiche si ma precise sui momenti salienti, con ritmi incalzanti e variegati, conoscenza non comune di percorsi, fatti, Piloti, vetture. Ascoltare e goderne. Anche il più profano non può che rimanerne in qualche modo stregato.

“Mille miglia di un anno ormai lontano, il giorno da’ le sue prime boccate quando sulle strade verdi e in piano urlano le grosse cilindrate”. E qui un autentico colpo di genio: sullo sfondo, come in lontananza, un suono di ottone caldo e rotondo scandisce tre volte “para pa pa ppa” (si do si sol mi). Come tre rintocchi. Non è più cronaca. Non è più canzone. E’ epica.

Se, come noto, Dalla era appassionato di motori, bisogna dire che Roversi per gli sport motoristici deve avere avuto un autentico “pallino” se è vero che anni dopo scrisse “Formula 1” cantata da Claudio Lolli. Apro volentieri un inciso. Può sembrare strano che Lolli abbia inciso una canzone dedicata alla Formula 1. In realtà Claudio Lolli non solo incise Formula 1 con il testo di Roversi ma scrisse ed interpretò anche una bella canzone dedicata a Gilles Villeneuve.

Lolli, la voce più lucida e profonda, ricca, colta, complessa ed autentica della generazione “del Movimento” che dedica una canzone a Villeneuve… Ci ho pensato tante volte e mi sono trovato la risposta. Il disco “Antipaticiantipodi” (che include sia Formula 1 con il testo di Roversi sia Villeneuve) uscì nel 1983. Le lotte, il Movimento, le speranze e prospettive di cambiamento radicale dei rapporti sociali erano svanite. Rimaneva Villeneuve. Gli rimaneva, ci rimaneva, Villeneuve. Si.

Così come noi avevamo nutrito il sogno “dell’assalto al cielo” cercando di infrangere le leggi dell’economia, del potere e del sistema capitalistico, così gli incredibili azzardi in pista di Villeneuve ci apparivano una sfida alle leggi della fisica e della meccanica. “Perché i piloti per esempio sanno di essere per metà uomini e per metà macchine, per questo sono più uomini degli altri ma certamente, certamente anche molto più macchine”.

A noi Villeneuve piaceva nella sua imprevedibile parte-uomo, lui che “con il volante in mano già molte volte è arrivato a vedere la lama che sbuccia la vita dalla morte”. In qualche modo (in qualche modo) trovavamo ci assomigliasse, assomigliasse a come eravamo stati. A come ci piaceva pensare di essere stati. Il suo atteggiamento verso fisica e meccanica. Il nostro verso “lo stato di cose presente”.

“Da Villeneuve a Nuvolari il salto è breve” penso e sorrido. Nuvolari chiude il lato A del disco ed è fantastica e strabiliante. “Nuvolari è basso di statura, Nuvolari è al di sotto del normale, Nuvolari ha cinquanta chili d’ossa, Nuvolari ha un corpo eccezionale”. Mito, coraggio, azzardo. Di iperbole in iperbole. “Nuvolari è bruno di colore, Nuvolari ha la maschera tagliente, Nuvolari ha la bocca sempre chiusa, di morire non gli importa niente, corre se piove, corre dentro al sole, tre più tre per lui fa sempre sette”. Già, “tre più tre per lui fa sempre sette”. Appunto.

Claudio Zucchellini

Claudio Zucchellini

Avvocato, Consigliere della Camera Civile di Monza, attivo in iniziative formative per Avvocati, Università, Scuole e Società Civile.

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