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Analfabeti della democrazia e nostalgici dei lager

Il 28 ottobre, ricorrenza storica della cosiddetta “Marcia su Roma”, tremila fascisti vecchi e nuovi sono affluiti a Predappio per celebrare davanti alla tomba del Duce, i nefasti riti del regime

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Il 28 ottobre, ricorrenza storica della cosiddetta “Marcia su Roma”, tremila fascisti vecchi e nuovi sono affluiti a Predappio per celebrare davanti alla tomba del Duce, i nefasti riti del regime.

Indossando la camicia nera, alzando la mano nel saluto romano, ostentando paramenti, rune e croci celtiche, immagini di Mussolini in ogni formato, aquile da combattimento, tatuaggi, gingilli militareschi, labari e tricolori, stemmi degli “arditi”, passo dell’oca in mezzo alla strada, firme sul registro delle presenze, davvero una fiera della nostalgia di questi “analfabeti della democrazia”.

Al raduno fascista, cui partecipavano bambini e ragazzini, iscritti di “Forza Nuova” e “Casa Pound”, oltre ad un prete esorcista, si udivano gli “slogan” del fascismo: “Me ne frego”, “Se avanzo seguitemi, se indietreggio uccidetemi, se mi uccidono vendicatemi”, “Vinceremo”, “Chi si ferma è perduto” (come dimostrarono i camerati in fuga il 26 luglio 1943).

Uno dei partecipanti al corteo recava la maglietta con la dicitura “Salvini santo subito”. Un altro beveva il “vino del Duce” da bottiglie recanti motti mussoliniani. Qualcuno entrava nei negozi, ove si vendeva “autentico olio di ricino”, magliette con il motto “boia chi molla” e bavaglini per i bambini. Nei ristoranti si cantava “Giovinezza” e “Faccetta Nera”.

Insomma una parata operettistica, un’orgia di grottesche apologie per celebrare la memoria di chi ha rovinato l’Italia con la violenza repressiva, perseguitando gli ebrei e scatenando una guerra di aggressione. Naturalmente la Polizia ha ignorato le leggi Scelba e Mancino, tollerando una manifestazione illecita e provocatoria, quasi si svolgesse in un territorio non italiano.

Altrettanto negativa l’incredibile serie di offese alla senatrice Liliana Segre, 89 anni, sopravvissuta ad Auschwitz. Come rivelato in un’intervista al giornale “La Repubblica” l’anziana signora riceve, ogni giorno, circa 200 messaggi di odio tramite Facebook da parte di sconosciuti. Costoro non ignorano che la senatrice, appena nominata dal Presidente della Repubblica, fu la prima firmataria di un progetto di legge per istituire una Commissione parlamentare di indirizzo e controllo sui fenomeni d’intolleranza, razzismo, antisemitismo, istigazione all’odio e alla violenza.

Le rivelazioni di Liliana Segre hanno suscitato la solidarietà di tutto il mondo politico italiano, compreso il capo del Governo Conte, contro il linguaggio dell’odio a tutti i livelli, nel dibattito pubblico e nelle comunicazioni via social.

Purtroppo sussiste in Italia una vena di razzismo sia contro i “diversi” (ebrei, rom e sinti, neri e omosessuali), sia verso gli immigrati in cerca di lavoro, sia contro i giocatori di colore nei campi di calcio. Tutti questi razzisti rappresentano, nelle loro manifestazioni di odio, disprezzo, intolleranza, il volto negativo dell’Italia, del costume civile, della convivenza democratica.

Bruno Segre

 

 

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Bruno Segre
Avvocato e giornalista. Fondatore nel 1949 de L'Incontro

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