In Slovenia il governo di Robert Golob è in difficoltà perché la sua ala sinistra (Levica) ha votato insieme a parte dell’opposizione di Destra per indire un referendum consultivo sul (o, meglio, contro) l’aumento delle spese militari. In Ungheria i movimenti Lgbtq e il mondo variegato che li sostiene hanno sfidato domenica 29 giugno il divieto di Viktor Orban e hanno sfilato per il Gay Pride.
Presente anche il leader di Azione Carlo Calenda. Da notare che diversi simpatizzanti di Azione avevano pubblicato nelle settimane scorse post in cui ricordavano che Israele è l’unico Paese del Medio Oriente dove si celebra il Gay Pride, severamente proibito in tutti i Paesi a maggioranza islamica. Orban da un lato è il nemico dei diritti LGBTQ. Dall’altro però è il leader di un Paese UE che più si oppone all’immigrazione degli islamici. I cui Paesi d’origine discriminano o addirittura perseguitano gli omosessuali. Verosimilmente un’affermazione della cultura islamica in Europa non faciliterebbe la vita all’universo Lgbtq.
In Italia il Governo Meloni è oggetto di attacchi quasi più per un suo presunto legame storico con il Fascismo che per le sue politiche concrete. Però l’accusa più diffusa contro chi si vuole criminalizzare come “fascista”, cioè l’antisemitismo vacilla, vista la posizione fortemente filo israeliana di Fratelli d’Italia. A sinistra si cerca di uscire da questo corto circuito con un distinguo un po’ sofistico: il nemico non è Israele, ma Netanyahu.
Come se Bibi fosse primo ministro per Grazia di Dio in seguito a un colpo di Stato. Invece, negli ultimi 28 anni è stato nominato primo ministro per tre volte, per un totale di 18 anni di governo. Ora, visto che Israele è “l’unica democrazia del Medio Oriente” Netanyahu continua a essere chiamato a governare in seguito a libere, democratiche e incontestabili elezioni. Quindi rappresenta a pieno titolo la maggioranza degli israeliani.
Per sdrammatizzare nel titolo ho citato “Che confusione”, tormentone di qualche anno fa dei Ricchi e Poveri (dal brano “Sarà perché ti amo”). In effetti gli schemi saltano e si fa fatica a raccapezzarsi. L’Incontro, come sua tradizione, risponde pubblicando interventi ispirati ai più diversi punti di vista.
Milo Goj
