Nei resoconti sulla guerra in atto nel Medio Oriente tra le I.D.F. (Israeli Defence Forces, Esercito di Israele) e le milizie del gruppo palestinese politico paramilitare di H.A.M.A.S. (Harakat al Muqawama al Islamiyya, Movimento di resistenza islamico) ricorre spesso la parola “Genocidio” riferito a operazioni compiute da israeliani sulla popolazione palestinese. Taluni informatori affermano che il termine “Genocidio” viene, in quel contesto, usato impropriamente a fronte della sua specificità, motivo per cui ne può essere utile una sua rivisitazione etimologica e fattuale. Tale termine era stato coniato nel 1944 , durante la Seconda guerra mondiale, dal giurista ebreo polacco Raphael Lemkin in riferimento a quanto perpetrato dai nazisti verso gli ebrei in tutta Europa.

Il “Genocidio” – dal greco “ghenos” razza e dal latino “caedo” uccido – è stato ufficialmente definito “Negazione del diritto all’esistenza di gruppi umani nazionali, etnici, religiosi e razzali” dalla Assemblea Generale dell’O.N.U. con la Risoluzione 26 III art, 2 dell’11/12/1948 “Convenzione per la prevenzione e la repressione del delitto di Genocidio”. In questa stessa Risoluzione l’Assemblea ONU esplicitò anche le cause che determinano il Genocidio e cioè ,oltre a eventi bellici e di conquista, l’induzione coatta di carestie, malattie, emigrazioni su popolazioni sottomesse da parte di popoli “colonizzatori”. Già nel 1946 la stessa Assemblea Generale, con la Risoluzione 91/I del 9/12 aveva definito il Genocidio come “ crimine di Diritto internazionale” sulla scorta della affermazione che “tutti gli esseri umani nascono liberi e uguali in dignità e diritti” stabilita dal suo Consiglio economico e sociale il 5 /11 dello stesso anno 1946.

Riordiamo anche che l’ONU – Organizzazione delle Nazioni Unite – era stata fondata il 24/10/1945 a San Francisco (California U.S.A.) da Rappresentati della Cina, Russia, Francia, Regno Unito e Stati Uniti e che la sua Assemblea Generale ( di cui vennero successivamente a far parte altre 193 Nazioni) era stata istituita a Londra il 10/1/1946. Quest’ultima a sua volta istituì diversi Organismi – sempre a livello internazionale – allo scopo, fra l’altro, di “giudicare genocidi, crimini di guerra e crimini contro l’umanità compiuti da singoli o da gruppi contro popolazioni o individui innocenti”.

Vennero pertanto creati Tribunali militari internazionali (Competenti a giudicare individui che si erano resi colpevoli di crimini compiuti nel corso di attività militari), la Corte internazionale di Giustizia (C.I.G. istituita nel 1945 con sede all’Aja allo scopo di dirimere questioni sorte fra i 193 Stati membri delle N.U.) e la Corte penale internazionale (I.C.C. istituita nel 2002 con sede all’Aja a seguito di accordi espressi nel 1948 nello “Statuto di Roma”), competente a giudicare – tramite il Tribunale penale internazionale che era stato istituito il 25/5/1993 con la Risoluzione 827 del Consiglio di Sicurezza O.N.U.– singoli individui accusati di genocidio o crimini contro l’umanità.

Contemporaneamente videro la luce il Consiglio per i diritti umani delle N.U. con sede a Ginevra (che sostituì la analoga Commissione che era stata istituita nel 1946 per promuovere i diritti umani) che opera in stretto contatto con l’Alto Commissariato N.U. per i diritti umani “a livello globale”(cioè di qualunque tipo – O.H.C.H.R.) con sede a Ginevra dal 1993 ; l’Alto Commissariato N.U. per i Rifugiati (U.N.H.C.R.) che opera a favore di rifugiati, apolidi e richiedenti asilo, con sede a Ginevra dal 1950; la Corte Europea per i diritti dell’uomo (C.E.D.U.) a opera del Consiglio d’Europa con sede a Strasburgo dal 1999; la Commissione interamericana per i diritti umani (C.I.D.H.) dell’Organizzazione Stati d’ America (O.S.A.) in difesa dei diritti umani nelle Americhe con sede a Washington dal 1959; e la Commissione africana per i diritti degli uomini e dei popoli dell’Unione africana (A.C.H.P.R.) con sede a Banjul in Gambia dal 1989. In merito ai Tribunali militari internazionali (I.M.T.) i più importanti storicamente furono quello di Norimberga – istituito a Londra l’8/8/1945 – che si tenne in quella città dal 20/11/1945 al 1/10/1946) per giudicare 21 alti componenti del Governo nazista accusati anche di genocidio (dei quali 12 furono condannati a morte e giustiziati); e quello di Tokio – istituito in quella città il 13/1/1946 dal Tribunale Militare internazionale per l’Estremo Oriente – che si tenne nella stessa città dal 3/5/1946 al 12/11/1948 per giudicare 28 appartenenti al Governo, alle Forze armate, e all’economia di guerra giapponesi accusati di crimini di guerra, genocidi e contro la pace (dei quali 7 furono condannati a morte e giustiziati).

Fra tutti questi genocidi è stata fatta – peraltro a titolo puramente accademico – una distinzione fra quelli che furono compiuti per motivi ideologici e politici e quelli eseguiti per motivi economici , religiosi e di conquista di territori. Centinaia di migliaia furono complessivamente i genocidi perpetuati in varie epoche e in tutto il mondo , ma soltanto otto sono stati – sino a oggi – quelli riconosciuti ufficialmente tali dall’ Alto Commissariato per i diritti umani dell’ O.N.U. Pertanto , in memoria di tutti gli altri, ne è doveroso il ricordo, seguendoli nel tempo.

1492/ 1600: “Conquistadores” spagnoli in Honduras, Haiti, Panama, Messico (Hernan Cortes) e Perù (Francisco Pizarro) uccisero decine di migliaia di indigeni locali delle tribù Maya, Incas, Atzeche, riducendo la popolazione locale da 70 milioni nel 1492 a 7 milioni nel 1600 per conquiste territoriali.

1904/1908: Colonizzatori portoghesi e britannici ma soprattutto tedeschi uccisero 35.000 indigeni della tribù Herrero in Namibia, altri 35.000 della tribù Nama in Togo e in Camerun e ben 200.000 della etnia Maji Maji in Tanganika , per sedare rivolte anticolonialistiche (Genocidio coloniale).

1915/1923: “METZ MEGHERN“ (Grande Male, Genocidio armeno) Giovani Turchi dell’Impero ottomano arrestarono e deportarono la popolazione armena cristiano- ortodossa residente a Costantinopoli e nella regione vicina, verso campi di concentramento di Dair el Zor ove oltre 1,5 milioni di persone vi morirono per stenti, malattie , denutrizione (pulizia etnica).

1933/1940: “HOLOMODOR” (Morte per fame, Genocidio ucraino) Il Governo comunista sovietico di Josif Stalin causò artificialmente in Ucraina la morte di circa 6 milioni di contadini per eliminare il movimento indipendentista della regione ,facendovi mancare i mezzi di sostentamento .

1938/1944: “SHOAH” (Olocausto, Genocidio ebraico) Il Governo nazista tedesco ordinò la razzia di tutti gli ebrei residenti nelle Nazioni europee da loro occupate e li fece rinchiudere in campi di concentramento ove vennero sistematicamente uccisi (generalmente in camere a gas) e successivamente cremati in forni crematori. Il numero delle vittime fu di circa 6 milioni, compiendo il peggior Genocidio del XX secolo per odio razziale.

1939/1945:”PORRAJNOS” ( Distruzione , Genocidio zingaro) L’esercito tedesco del III Reich uccise oltre 600.000 zingari delle etnie Sinti e Rom abitanti nelle Nazioni europee occupate per pulizia etnica in Europa in previsione di loro germanizzazione a guerra terminata vittoriosamente.

1975/1978: Il Regime comunista cambogiano degli “Khmer rossi” di Pol Pot effettuò in tutta la Cambogia una “ epurazione” di intellettuali, giornalisti, studenti, professionisti considerati “nemici del popolo” uccidendone 1,5 milioni (Genocidio cambogiano).

1994/2001: L’esercito del Fronte di Liberazione del Ruanda in mano alla tribù locale Hutu effettuò una operazione di “pulizia etnica” contro l’altra tribù minoritaria locale dei Tutsi causandone circa 800.000 morti (Genocidio ruandese). Accanto a questi “ufficiali” si possono ricordare – almeno con un cenno – altre stragi occorse nel XX secolo , atte a completare il numero di 15 milioni morti per genocidio avvenute in quel periodo.

Tre milioni di sudanesi del Fronte di liberazione del Sudan vennero uccisi dal Governo sudanese nel Darfur del Sahara. Un milione di indigeni furono uccisi dai belgi in Congo e dai francesi in Costa d’avorio. Settecentocinquantamila serbi vennero uccisi dagli “ustacja” croati del Presidente Ante Pavelic in Jugoslavia. Trecentomila furono i cristiani ortodossi assiri uccisi dai “Giovani Turchi” musulmani (“Seyfo”, olocausto in assiro) in Turchia e altrettante furono le loro vittime in Grecia e in Anatolia. Duecentomila furono gli indigeni di etnia Bahutu uccisi in Ruanda dal Governo di etnia Tutsi (“Ikiza”, catastrofe in ruandese) e centoventimila i circassi uccisi nel Caucaso dal Governo imperiale russo.

In Libia gli italiani (Mussolini) uccisero ottantacinquemila indigeni nomadi e in Etiopia duemila diaconi copti ortodossi a Debra Libanos. Sessantamila furono a Nanchino i manifestanti cinesi uccisi dalle truppe giapponesi di occupazione. (“Stupro di Nanchino”) e altri sessantamila furono i ribelli “mahadisti” uccisi dai britannici (generale Gordon) nel Sudan occupato. Ottomila furono i bosniaci musulmani uccisi dall’esercito serbo di Ratko Mladic a Srebrenica in Serbia e seimila gli indigeni neri del Sudafrica uccisi dai Governatori bianchi.

A Gaza, in Palestina, nel corso della guerra attuale tra arabi e israeliani, sono morti sinora – a causa dei bombardamenti dell’I.d.F – circa 67.000 gazawi e 167.000 sono i feriti secondo quanto riferito all’O.N.U. dal Ministero della Sanità palestinese. Questi dati hanno indotto i Governi di numerose Nazioni a richiedere all’Assemblea della stessa O.N.U. il riconoscimento di “operazione di genocidio”a carico del Governo dello Stato di Israele, ma tale riconoscimento ufficiale non è ancora avvenuto.

Gustavo Ottolenghi

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